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Lucky Red

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Fondata nel 1987 la Lucky Red, di Andrea Occhipinti, è la prima distribuzione cinematografica indipendente italiana. In 27 anni di attività sono oltre 350 i titoli distribuiti al cinema ed innumerevoli i riconoscimenti internazionali ricevuti, tra cui: sei volte il Leone d’Oro a Venezia (Vive L’Amour, Magdalene, Il Ritorno, Still Life, The Wrestler, Un piccione seduto su un ramo riflette sull’esistenza); due volte l’Orso d’Oro a Berlino (Il Banchetto di Nozze, Il Matrimonio di Tuya); quattro volte la Palma d’Oro (4 mesi, 3 settimane, 2 giorni, Il Nastro Bianco, La vita di Adele e Winter Sleep). Infine le prestigiose vittorie agli Oscar (Shine, Mare Dentro, La Marcia dei Pinguini, The Millionaire, Il Segreto dei suoi occhi). Negli anni molti film portati in sala da Lucky Red si sono imposti come veri e propri “casi” cinematografici: da I soliti sospetti a Shine, da In & Out a The Others fino ad arrivare a più recenti successi come The Millionare (vincitore di ben 8 premi Oscar), Philomena(di Stephen Frears), Bling Ring (di Sofia Coppola). La Lucky Red ha avuto l’onore ed il merito di aver distribuito in Italia (e in molti casi scoperto) autori oggi di fama internazionale: Ang Lee (Il Banchetto di nozze), Lars von Trier (Le onde del destino, The Kingdom, Il Grande Capo, Antichrist), Jean-Pierre e Luc Dardenne (La promesse, Il figlio, Il Matrimonio di Lorna, Il ragazzo con la bicicletta), Thomas Vinteberg (Festen), Takeshi Kitano (Sonatine), Wong Kar Wai (In the mood for love, Happy together), Alejandro Amenabar (Tesis, Apri gli occhi, The Others, Mare dentro), Patrice Leconte (Confidenze troppo intime, Il mio migliore amico), Park Chan Wook (Old Boy, Lady vendetta), Michael Haneke (Funny games, Il nastro Bianco).

Oltre al cinema d’autore, il catalogo Lucky Red si è aperto negli anni ad una maggiore differenziazione di genere, facendo sempre della qualità il filo conduttore delle proprie scelte: dal documentario (tra i più importanti Microcosmos, Il popolo migratore, Profondo Blu, La marcia dei pinguini, Lousiana – The Other Side) all’animazione (Azur e Asmar di Michel Ocelot, Valzer con Bashir, Capitan Harlock, Doraemon e come non ricordare tutto il catalogo dello Studio Ghibli); dal cinema indipendente americano (The Assassination, Thank you for smoking, The Wrestler) a produzioni americane più mainstream: Hachiko – Una storia d’amore (con Richard Gere), Magic Mike, Big Eyes. Dal 2006, la Lucky Red attraverso il marchio Key Films, distribuisce titoli di genere horror e grandi blockbuster, che si sono imposti sul mercato ottenendo notevoli risultati di box office: 1408, The Mist, The Orphanage, Il Messaggero, fino a Drag me to hell di Sam Raimi, Le Origini del male. La Società è impegnata anche in ambito produttivo, sia in Italia che all’estero. Sono circa venti i film prodotti e coprodotti, tra i quali ricordiamo Il matrimonio di Lorna,Il ragazzo con la bicicletta, Funny Games, Il nastro bianco, Mare dentro, This must be the place, Il Divo, L’orchestra di Piazza Vittorio, Grace di Monaco, Il nome del figlio e quindi molti i registi con cui ha collaborato in veste di produttore: da Sorrentino a Von Trier, dai fratelli Dardenne a Mereu, da Haneke a Leconte, e ancora Amenabar, Ocelot, De Maria, Archibugi. Il settore home video della Lucky Red, nato nel 1996, vanta una library che conta attualmente oltre 300 film tra cui anche film che Lucky Red ha acquisito solo per il mercato home video (come la collana Almodovar, tra cui film di culto del regista spagnolo, come Donne sull’orlo di una crisi di nervi, Legami!, Labirinto di passioni, La legge del Desiderio, Kika, Matador, Il fiore del mio segreto). La cura dell’authoring, la rapida evoluzione dei supporti e la grande attenzione riservata ai contenuti extra è da sempre un valore aggiunto per i titoli Lucky Red, come testimoniato dalle principali riviste tecniche del settore. Con l’affermarsi dello standard Blu Ray, Lucky Red ha iniziato a pubblicare tutti i titoli principali in uscita video anche in alta definizione, che con il nuovo supporto valorizzano la qualità dell’immagine e dell’audio e soddisfano le esigenze tecnologiche, sempre più ricercate, dei consumatori.

Netflix

Luna Nera, le prime immagini della serie originale italiana su Netflix nel 2020

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Sono appena terminate le riprese di Luna Nera, la terza serie originale italiana Netflix (una produzione Fandango), che sarà disponibile da inizio 2020 su Netflix in tutti i Paesi in cui il servizio è attivo. I protagonisti della serie sono: Antonia Fotaras (Ade), Giada Gagliardi (Valente), Adalgisa Manfrida (Persepolis), Manuela Mandracchia (Tebe), Lucrezia Guidone (Leptis), Federica Fracassi (Janara), Barbara Ronchi (Antalia), Giorgio Belli (Pietro), Gloria Carovana (Cesaria); Giandomenico Cupaiolo (Sante), Filippo Scotti (Spirto), Gianmarco Vettori (Nicola), Aliosha Massine (Benedetto), Nathan Macchioni (Adriano), Roberto De Francesco (Marzio Oreggi), Emili Mastrantoni (Ade bambina), Astrid Meloni (Amelia), Daniele Amendola (Giambattista), Marilena Anniballi (Agnese) e Mariano Pirrello (Professore romano) .

Dietro la macchina da presa troviamo Francesca Comencini (Amori che non sanno stare al mondo; Gomorra – La serie), Susanna Nicchiarelli (Nico, 1988) e Paola Randi (Tito e gli Alieni). La serie è basata sul romanzo “Le città Perdute. Luna Nera” di Tiziana Triana, che verrà pubblicato a novembre 2019 da Sonzogno Editore. La scrittrice ha contribuito alla sceneggiatura degli episodi insieme a Francesca Manieri (Il Miracolo), Laura Paolucci (L’Amica Geniale) e Vanessa Picciarelli (Bangla).

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Luna Nera è ambientata in Italia nel XVII secolo. In seguito alla morte di un neonato, Ade, una levatrice di 16 anni, viene accusata di stregoneria. Trovato rifugio in una misteriosa comunità di donne al limitare del bosco, la ragazza è costretta a fare una scelta: l’amore impossibile per Pietro – figlio del capo dei Benandanti, i cacciatori di streghe – o l’adempimento del suo vero destino, una minaccia per il mondo in cui vive, diviso tra ragione e misticismo.

Tra le curiosità trapelate, possiamo dirvi che le riprese sono durate 16 settimane, sono state realizzate negli studi di Cinecittàdove sono state ricostruite le scenografie del XVII secolo – e in diverse altre location del Lazio, tra cui la magica cornice di Canale Monterano, l’incantevole borgo di Celleno, e il meraviglioso castello di Montecalvello appartenuto negli anni ‘60 al celebre artista parigino Balthus. Le riprese si sono svolte anche nella Selva del Lamone, a Sorano, Sutri e all’interno del Parco degli Acquedotti di Roma.

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Cinema

The King’s Man – Le Origini, il trailer ufficiale in italiano diretto da Matthew Vaughn

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Il trailer di The King’s Man – Le Origini è disponibile da oggi. Il film, in sala dal 13 febbraio, è diretto da Matthew Vaughn e basato sul Comic Book “The Secret Service” di Mark Millar e Dave Gibbons. Nel cast Ralph Fiennes, Gemma Arterton, Rhys Ifans, Matthew Goode, Tom Hollander, Harris Dickinson, Daniel Brühl, con Djimon Hounsou, Charles Dance.

La pellicola racconta di un gruppo nutrito dei peggiori tiranni della storia e di criminali che si riuniscono per organizzare una guerra di proporzioni mondiali, che annienti milioni di persone. Un uomo dovrà correre contro il tempo per fermarli. The King’s Man – Le Origini sarà nelle sale cinematografiche italiane dal 13 febbraio 2020,e racconterà le origini dell’agenzia di intelligence indipendente che tutti conosciamo con il nome di Kingsman. 

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CineComics

Spider-Man: Far From Home è il film Marvel più vicino alla concezione del cinema Pixar

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Spider-Man: Far From Home, seguito dell’apprezzato primo film stand-alone dell’uomo ragno di Tom Holland, è forse il film del Marvel Cinematic Universe che più assomiglia, nei toni e nelle tematiche trattate, ad un film Pixar. Molto si deve alla scelta del villain, il Mysterio interpretato da Jake Gyllenhaal: un nemico che non sfigurerebbe in un film de Gli Incredibili, che utilizza l’inganno, l’illusione e la messa in scena (in poche parole: il cinema) per ottenere il potere sul suo pubblico di sudditi-spettatori. È grazie alla sua presenza se il secondo film diretto da Jon Watts, proprio come un’opera Pixar, ha la capacità di riflettere sull’industria del cinema di oggi, di avere una componente di “auto-analisi” (da sempre presente nei film Pixar, che hanno spesso al centro delle proprie storie l’audiovisivo, attraverso il quale i personaggi scoprono le cose o risolvono dei misteri) molto più marcata rispetto a qualsiasi altro film dell’universo cinematografico di casa Marvel.

Come già per Homecoming, anche questo secondo episodio segue i classici paradigmi da “teen movie” americano (i primi amori, le amicizie, i professori, i compagni di classe odiosi). Sorprendentemente, è proprio quando maneggia la materia “teen” che Spider-Man: Far From Home si rivela vincente, grazie anche alla sceneggiatura di Chris McKenna ed Eric Sommers. Non c’è una battuta fuori posto o una tempistica sbagliata nelle interazioni fra i giovani protagonisti di un film che si rivela in grado di arrivare alla risata in maniere sempre diverse (la brutta presentazione animata iniziale è un piccolo gioiello di comicità). È invece proprio sulla metà “supereroistica”, quella che richiederebbe un certo pathos ed una certa abilità nel comunicare il peso delle scelte che si compiono, che il cine-comic di Jon Watts comincia a scricchiolare.

Nonostante i grandi passi in avanti fatti sul piano dell’azione rispetto ad Homecoming, il suo seguito manca di quella inventiva che è invece lo standard delle produzioni Marvel che, soprattutto in Infinity War e in Endgame, hanno codificato l’importanza di far muovere i propri personaggi sullo schermo in un certo modo (nelle grandi battaglie, sono i loro gesti a determinare il loro peso nel gruppo). I drammi e i grandi dubbi che dovrebbero assillare Peter Parker sono brevemente espressi attraverso fugaci passaggi di sceneggiatura e mai davvero resi su schermo (il suo legame con Tony Stark è velocemente sintetizzato in alcune scene, che sembrano comunque non essere sufficienti a trasmettere la portata di quella perdita). Se quindi il pretesto della vacanza europea è perfetto per mettere in scena le dinamiche adolescenziali del film, non lo è altrettanto per rendere credibile lo scontro che anima il film. E se il villain Mysterio permette a Jon Watts di lavorare su concetti semplici (l’illusione, la “società dello spettacolo”) in maniera sempre sofisticata, declinandoli in modi sempre più complessi, mai diretti, ma lavorando sulle immagini (come, di nuovo, avviene in un film Pixar), le sue motivazioni non sono abbastanza solide per giustificarne le azioni. 

Il grande pregio e il grande difetto di Spider-Man: Far From Home coincidono. L’uomo ragno di Jon Watts salva il mondo, ma mentre lo fa sta in realtà pensando a come tornare nel più breve tempo possibile dalla sua MJ, a come giustificare un’ennesima, lunga, assenza ai suoi professori. E con lui, anche lo spettatore. È questa la testimonianza migliore di quanto il film lavori bene sulla componente “teen”, scherzando e creando un vero clima da gita scolastica, tralasciando forse eccessivamente quella supereroistica, affidata quasi completamente al carisma del suo villain.  

Spider-Man: Far From Home è il film Marvel più vicino alla concezione del cinema Pixar
3.8 Punteggio
Pro
Grande alchimia fra gli attori, villain in grado di aprire il film a nuovi meccanismi
Contro
Manca il pathos
Regia
Sceneggiatura
Cast
Colonna Sonora

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