Connect with us
Le decisioni che hanno compromesso la riuscita di otto film

Non categorizzato

Le decisioni che hanno compromesso la riuscita di otto film

Published

on

Nel processo creativo di un film, il regista è spesso costretto a prendere una serie di decisioni cruciali per la buona riuscita del progetto, dalla scelta del cast alla giusta inquadratura per una scena. Ciò rende questo lavoro particolarmente duro e stimolante, in quanto anche la più piccola delle scelte può contribuire al successo o al fallimento di una pellicola. Purtroppo, però, il regista non è il solo ad avere voce in capitolo e, sempre più frequentemente le grandi case di produzione interferiscono nella creazione del film, con vincoli ed imposizioni. Ecco una raccolta di alcune delle peggiori decisioni registiche e di produzione, che hanno contribuito al fallimento di un progetto cinematografico.

Il Venom di Spider-Man 3

La trilogia dedicata all’uomo ragno diretta da Raimi ha rappresentato sicuramente un punto di svolta nella concezione del genere supereroistico, alzando di molto il livello qualitativo e ponendosi come punto di riferimento per i film successivi. Dopo il bellissimo secondo capitolo del 2004, acclamato dalla critica e celebrato dal pubblico, le aspettative degli appassionati sulla conclusione della saga erano altissime. Questo entusiasmo andò via via aumentando con l’annuncio del debutto cinematografico del personaggio di Venom, tra i più amati dell’universo fumettistico di casa Marvel. Purtroppo però, la sua presenza, incarnata da Topher Grace nel ruolo di Eddie Brock, non si rivelò altro che un’ occasione sprecata. Più tardi si venne a scoprire che la presenza del personaggio non era stata inizialmente pensata dal regista, bensì imposta dalla casa di produzione per riuscire ad attrarre il numero maggiore di fan. Il risultato è un film eccessivamente carico di contenuti, non tutti sviluppati in maniera compiuta e interessante.

Il finale di Io sono Leggenda

Nonostante la pellicola con protagonista Will Smith, Io sono Leggenda, sia stata spesso oggetto di parodie e sberleffi a causa di pesanti inaccuratezze scientifiche, il film di Francis Lawrence è stato soprattuto criticato dal pubblico e dalla stampa specializzata a causa del suo deludente finale. Nella versione cinematografica, infatti, il protagonista scopre una cura per la malattia che ha praticamente raso al suolo la razza umana e decide di sacrificarsi affinché Anna possa portarne un campione ad una piccola colonia di esseri umani. I fan del romanzo originale, però, ricordavano un finale ben diverso, in cui Neville scopre che i Darkseekers non sono altro che creature dotate di raziocinio e sentimenti, che non hanno bisogno di essere “salvati”. Da qui il titolo del libro: il protagonista è infatti la “leggenda” in una comunità di “diversi”, paradossalmente il mostro in un mondo popolato da creature non umane.

star2

La Minaccia Fantasma e il giovane Anakin

Nel 1999, molto tempo prima che Star Wars: Il risveglio della Forza fosse anche solo lontanamente un pensiero nella mente di qualche fan, le aspettative per il nuovo prequel della saga, La Minaccia Fantasma, erano altissime. Ambientando il film trent’anni dopo gli eventi della pellicola originale, George Lucas riprese in mano la sua opera più famosa per raccontare la storia di Anakin Skywalker, dalla sua sottomissione al Lato Oscuro alla sua progressiva trasformazione in Darth Vader. Nonostante il materiale per rendere i tre nuovi film interessanti dal punto di vista narrativo fosse abbondante, i prequel della nuova trilogia, in particolare le prime due pellicole, sono da molti considerati come le più grandi delusioni nella storia del cinema moderno, dall’abuso della CGI all’introduzione di personaggi superflui come Jar-Jar Binks. Ma il fattore che sicuramente ha più deluso gli appassionati della saga è stata la scelta di introdurre il personaggio di Anakin sin dalla tenera età di nove anni, per poi ripresentarlo ormai adulto nel secondo capitolo, tralasciando una importante fase della sua vita e minando così la caratterizzazione del protagonista principale.

X-Men senza Bryan Singer

Bryan Singer è forse uno dei registi più importanti del nuovo, e sempre più in espansione, filone dei cine-comics. I primi due X-Men, infatti, hanno dimostrato come fosse possibile proporre diversi supereroi sul grande schermo in modo da accontentare sia gli appassionati dei personaggi che i più esigenti critici cinematografici. Dopo il grande successo del secondo capitolo, quindi, le aspettative per ciò che sarebbe venuto dopo erano particolarmente alte. Purtroppo però Singer decise di abbandonare temporaneamente il franchise per dedicarsi a nuovi progetti, affidando così il terzo capitolo nelle mani di Brett Ratner. Il risultato non fu assolutamente all’altezza dei due film precedenti, sprecando un ottimo materiale di partenza e riuscendo a trasformare personaggi particolarmente interessanti, come quello di Phoenix, in eroi privi di profondità e caratterizzazione. Fortunatamente la serie ha poi ritrovato la sua strada maestra con il ritorno di Bryan Singer dietro la macchina da presa per Giorni di un futuro passato.

Batman formato famiglia

Grazie al suo irresistibile gusto artistico e alle geniali intuizioni per rinnovare il personaggio pur non allontanandosi dalla fonte originale, Tim Burton è riuscito a creare uno dei Batman più iconici della storia del cinema che, nonostante i nuovi capitoli di Nolan, rimane ancora nel cuore di milioni di fan. Purtroppo però, dopo il relativo insuccesso commerciale del Returns, la Warner Bros decise di abbandonare le atmosfere dark e grottesche dei due capitoli burtoniani per proporre una versione del personaggio più adatta alle famiglie e al pubblico di giovani appassionati. Il risultato fu un totale fallimento che né il regista Joel Schumacher, né gli attori Val Kilmer e Tommy Lee Jones, riuscirono a evitare. Da quel momento in poi, fino alla recente rinascita, il franchise dell’uomo pipistrello iniziò una lunga e dolorosa discesa.

Iron Man 2, seguito incompiuto

Il primo Iron Man fu per molti un vero e proprio fulmine a ciel sereno, grazie alla sua brillante ironia, alla sua frenetica azione e all’iconica interpretazione di Robert Downey Junior. In seguito all’inaspettato successo al botteghino, la casa di produzione era impaziente di commissionare un secondo capitolo che cavalcasse l’onda di rinnovato interesse per il personaggio. A causa della forte pressione dello studio affinché il film potesse uscire in tempi brevi, il regista Jon Favreau non riuscì però a sviluppare la sceneggiatura nella maniera migliore possibile. Lo stesso Mickey Rourke, interprete dell’antagonista Ivan Danko, accusò la produzione di aver sminuito la carica sovversiva del suo personaggio trasformandolo in un banale stereotipo caricaturale.

star3

2 Fast 2 Furious e l’assenza di Dominic Toretto

Il Dominic Toretto di Vin Diesel è sicuramente una delle facce più conosciute e riconoscibili del franchise di Fast and Furious. Nonostante ciò, il personaggio è completamente assente nel secondo capitolo della saga e in gran parte del terzo. L’attore californiano decise infatti di non prendere parte al cast di 2 Fast 2 Furious a causa di una sceneggiatura reputata deludente e non all’altezza della serie. Anziché rivedere lo script in maniera tale da poter includere Toretto, però, la Universal decise invece di proseguire con la produzione della pellicola, considerata da molti uno dei punti più bassi dell’intera serie. I fan della saga, quindi, rimasero delusi dal fatto di non poter rivedere su schermo il loro personaggio preferito.

Il triste destino di Lanterna Verde

Per anni la Warner Bros decise di affidare il peso del proprio universo cinematografico DC esclusivamente sulle spalle di personaggi come Batman e Superman, ignorando il tanto materiale a disposizione proveniente dalla dimensione fumettistica. Per contrastare la sempre più imponente avanzata delle pellicole di casa Marvel, però, lo studio americano decise di proporre nel 2011 la sua reinterpretazione cinematografica del personaggio di Lanterna Verde, in uno dei cine-comics più deludenti degli ultimi anni. Il film, deriso dalla critica e osteggiato dagli appassionati, faticò a raggiungere la soglia dei 100 milioni di dollari di incasso, rivelandosi una catastrofe su tutti i fronti. A far crollare il progetto, l’eccessivo utilizzo di una CGI invadente e inopportuna, che rese le sequenze di azione involontariamente comiche e poco credibili, trasformando il film in un enorme giocattolo di plastica. A margine sono da registrare anche la deludente prova registica di Martin Campbell (che aveva invece dimostrato grande talento con 007:Casino Royale) e le poco incisive interpretazioni da parte degli attori protagonisti.

Fonte: ScreenRant

Studente presso la facoltà di Medicina e chirurgia dell'Università degli Studi di Bari Aldo Moro. Autore di diversi articoli pubblicati su mensili locali quali Bisceglie in Diretta e Il Biscegliese e siti d’informazione online locali e non. Ha collaborato con siti di informazione videoludica, come GameBack, GamesArmy e gamempire.it. Attualmente è redattore di Bisceglie24 e gestisce il blog cinematografico Strangerthancinema.it.

Speciali

Diane Keaton | la carismatica “donna coi guanti” compie 75 anni

Published

on

Diane Keaton

«Penso che, se Huckleberry Finn fosse stato una bella ragazza, sarebbe stato così. Una ragazza che sembra doversi scusare perché sta al mondo, una provincialotta che viene dalla California, amante dei mercati delle pulci e dei sandwich al tonno; una ragazza che è emigrata a Manhattan, dove lavora come guardarobiera, dopo essere stata licenziata dal chiosco dei dolciumi di un cinema di Orange County per essersi mangiata tutte le caramelle. Ci sono personalità che illuminano una stanza. La sua illuminava un viale». 

Con queste bellissime parole Woody Allen descrive la sua amica Diane Keaton, che oggi compie 75 anni. Il capolavoro Io e Annie valse all’attrice il successo agli Oscar 1978 e la vittoria di un Golden Globe e del Premio BAFTA. Dopodiché, Keaton si dedicò a lavori che le permettessero di non essere più identificata dal pubblico solo ed esclusivamente come la protagonista dei film di Allen. Si affermò come esperta attrice drammatica recitando nella pellicola In cerca di Mr. Goodbar del 1977 e si guadagnò altre tre candidature all’Oscar come miglior attrice per le sue interpretazioni in Reds, ne La stanza di Marvin e in Tutto può succedere – Something’s Gotta Give. I film a cui la Keaton ha preso parte hanno guadagnato oltre 1.1 miliardi di dollari solo nell’America del Nord.

È stata spesso soprannominata “The Glove One” per la sua mania di indossare guanti.

Diane Keaton compie 75 anni

Innamorati, complici, amici per la pelle. Il sentimento che lega da 50 anni Woody Allen e Diane Keaton è stato qualcosa di terribilmente nevrotico, ovviamente, ma anche di dolce e commovente. Prima fidanzati, poi coppia anche sul set in film capolavoro degli anni 70 e infine quasi fratello e sorella, sempre pronti a sostenersi e a difendersi reciprocamente. Specialmente Diane, che negli ultimi anni di bufera Me too contro il regista, ha sempre difeso a spada tratta il suo Woody, fregandosene delle critiche di chi era smanioso di crocifiggerlo per vecchia una accusa di molestie ai danni della figlia adottiva Dylan (su cui diversi giudici si sono già espressi).

Un fuoco incrociato che ha visto scatenarsi anche l’ex moglie Mia Farrow – e l’unico figlio biologico Ronan. Dal canto suo, Woody – nella sua recente autobiografia A proposito di niente – ha parlato bene delle sue ex soltanto in un caso: quello appunto di Diane. È lei la fotografa del meraviglioso ritratto sulla quarta di copertina dell’edizione americana della nuova, contrastatissima biografia di Allen, quella che è infine stata pubblicata da Arcade, dopo che il gruppo Hachette aveva mandato le copie già stampate al macero e rotto il contratto con Allen giacché sgradite all’uomo più potente da quelle parti: Ronan, appunto.

thumbnail io e annie

L’Oscar nel 1978

«Anche se ci eravamo lasciati due anni prima di girare Io e Annie, ero ancora la complice di Woody. Non so spiegare perché continuassimo a funzionare. Forse, come un vecchio divano, eravamo comodi l’uno per l’altra», scrive Diane nella sua autobiografia, Oggi come allora, a proposito del post separazione che ha generato però forse il capolavoro di Woody: l’indimenticabile Io e Annie. Mescolando Ingmar Bergman e i fratelli Marx, il comico analizza la fine della relazione con Diane fra riflessioni filosofiche e una marea di gag irresistibili – entrate di diritto nella storia del cinema. Dalla scena della coda fuori dal cinema a quella del primo incontro fra Alvy e Annie – dove i pensieri dei due sono sottotitolati, il film segna il passaggio dalla comicità anarchica dei primi film all’Allen più riflessivo degli anni 80. Mentre per Diane è la definitiva consacrazione, sigillata da un Oscar come miglior attrice, nel 1978.

diane
diane

La difesa del suo amico di sempre

Per Allen un’ancora di salvezza, vera, quando nel 1993 è nella bufera sentimentale e mediatica e giudiziaria: quando le porte del cinema per lui sono chiuse, sbarrate, Diane è lì, con lui, accanto a lui, dalla sua parte e non solo a parole, è lì con Allen sul set, a metterci in gioco tutto, faccia, nome, carriera, reputazione. Con Allen nei pasticci, ingiuriato, additato, Diane non ci pensa un attimo e corre a recitare con lui Misterioso omicidio a Manhattan. Dice Diane Keaton: “Woody è l’uomo più forte che conosco, è fatto di acciaio”, e certo non è quel fifone pasticcione che vedi sullo schermo, quello è il suo personaggio, ché Allen non è un attore, è uno che sa solo recitare l’alter ego che si è costruito. E infatti non c’è film di Allen in cui il suo personaggio sia qualcuno che non abbia a che fare col mondo delle lettere: Allen sullo schermo è ad esempio uno scrittore (Harry a pezzi), un professore (Mariti e mogli), un editor (Misterioso omicidio a Manhattan), un autore televisivo (Manhattan). Allen non sa interpretare persone che non conosce, non sa, non frequenta, non legge di cosa e come vivono. Ha deviato poche volte (in Scoop è un mago, sua ambizione da bambino, in La maledizione dello scorpione di giada è un investigatore anni ’40, ok, ma tu cosa non faresti pur di baciare Charlize Theron?).

Continue Reading

Cinema

Spider-Man 3 | cosa potrebbe accadere tra Doctor Strange e Peter Parker?

Published

on

doctorspider newscinema compressed

Nel corso degli anni, gli spettatori hanno imparato a conoscere e ad amare molti personaggi Marvel. Ciò è in gran parte dovuto al fatto che il genere cinematografico dei supereroi ha quasi completamente conquistato i cinema di tutto il mondo con il dominio della Marvel ai botteghini. Tuttavia, gran parte di ciò va al merito di un eroe che tutti amano, che era sul grande schermo anche prima di Iron Man, sto parlando del mitico Spider-Man di quartiere.

I tanti volti di Spider Man

A causa delle diverse sequenze di fumetti e apparizioni di Spider-Man avvenute dal 1962, anno della sua prima pubblicazione, ci sono stati diversi crossover con altri personaggi nella sua storia. Spidey è anche un eroe in particolare che i fan hanno imparato a conoscere diverse volte sullo schermo nel corso degli anni, attraverso i punti di vista e interpretazioni dei diversi attori, registi e studios.

Per questo motivo, Spider-Man ha avuto anche molte facce nel corso degli anni, con interpretati del calibro di Tobey Maguire, Andrew Garfield e Tom Holland. E proprio lui, vestirà nuovamente la tutina rossa e blu de L’Uomo Ragno nel film Spider-Man 3 per ora ancora senza titolo ma previsto nei cinema a dicembre 2021.

Leggi anche: Doctor Strange si unisce a Spider-Man nel terzo capitolo del franchise

spideypic newscinema compressed

Che cosa accadrà in Spider Man 3?

L’ultimo film con Peter Parker incastrato per omicidio e denunciato come Spider-Man ha fatto pensare ai fan che sicuramente ci saranno diversi nemici sul suo cammino. È stato persino rivelato che Jamie Foxx riprenderà il suo ruolo di Electro per Spider-Man 3 , personaggio che aveva avuto modo di interpretare solo una volta prima nel 2014.

Tuttavia, contrariamente alle precedenti aspettative dei fan, notizie più recenti hanno rivelato che Spidey non sarà l’unico eroe ad apparire nel suo terzo film. Da qualche giorno è stato confermato che l’attore Benedict Cumberbatch riprenderà il suo ruolo di Doctor Strange dell’MCU anche in Spider-Man 3 .

Non appena la notizia ha fatto il giro del web, i fan hanno iniziato a collegare i punti tra i franchise dei due eroi e cosa potrebbe accadere nell’attesissimo trequel e persino per l’MCU tutti insieme.

C’è un’idea in particolare che i fan hanno delirato per anni, e con ogni piccola notizia di Spider-Man 3 che arriva come una bomba, sembra essere sempre più probabile che accada: Spider-Man 3 sarà caratterizzato da un live-action Spider-Verse ( inteso come Multiverso).

Leggi anche: Spider-Man: Far From Home è il film Marvel più vicino alla concezione del cinema Pixar

spiderattori newscinema compressed

Le origini cinematografiche dell’Uomo Ragno

Dal 2002 al 2007 il mondo ha imparato a concepire Peter Parker solo con le sembianze dell’attore Tobey Maguire. Poi, nel 2012, il testimone è passato ad Andrew Garfield diventando lo Spider-Man firmato Sony per cercare di riavviare il franchise. Idea abbandonata dopo poco tempo a causa di alcuni problemi in fase di produzione. Cambiamento che ha visto la Sony cedere i suoi diritti su Spider-Man a favore della Marvel Studios, in modo tale da poterlo utilizzare nel loro Marvel Cinematic Universe. Lì, Tom Holland avrebbe interpretato il ruolo di Peter Parker, apparendo al fianco degli Avengers in Captain America: Civil War del 2016 .

Dopo un paio di film indipendenti e un paio di apparizioni in Avengers 3  e 4 , combinate con la performance (promossa dai fan) di Tom Holland, Marvel Studios e Sony hanno deciso di continuare questa partnership. Inoltre, la Sony ha in programma di espandere ulteriormente il suo “Universo dei personaggi Marvel della Sony Pictures” con i suoi prossimi film su Morbius  e Venom. Questo aspetto potrebbe coinvolgere in qualche modo, anche la versione di Holland ne panni di Parker.

A causa di Far From Home, finito con uno dei più grandi cliffhanger di tutti i tempi, è lecito ritenere che non ci vorrà molto prima che il mondo sappia che dietro l’identità di Peter Parker si cela Spider Man. Iniziando a essere considerato come un assassino dai governi mondiali e da chiunque voglia farlo fuori.

Continue Reading

Non categorizzato

TFF38 | A better you e Operation Jane Walk, due corti imperdibili

Published

on

operation jane walk newscinema

Tra le variegate e interessanti proposte offerte dal Torino Film Festival in quest’anno così particolare, ci sono un paio di titoli a dir poco sorprendenti: A better you e Operation Jane Walk. Il fatto che siano entrambi cortometraggi dovrebbe far riflettere sulla qualità della kermesse piemontese, attenta a selezionare esclusivamente prodotti di grande valore. Ma passiamo a parlare nel dettaglio dei suddetti corti…

TFF38 | A better you di Eamonn Murphy

A better you del dublinese Eamonn Murphy è la storia di Douglas, un timido impiegato che ha una cotta per una collega ma non sa come farsi avanti. L’occasione si presenta nel momento in cui riceve due biglietti per una serata di gala e decide di invitarla. Ma la sua timidezza non gli permetterebbe mai di affrontare l’appuntamento da solo, per cui ordina una sua copia esatta e la addestra affinché conquisti la ragazza.

a better you newscinema
Sean T. O Meallaigh in una scena di A better you

Presentato nella sezione in concorso Torino 38 Corti, A better you fa pensare tanto a Black mirror, del quale riprende le suggestioni e il mood, per raccontare una storia d’amore tra le più romantiche.

Leggi anche: TFF 38 | Gunda, parabola animalista tra poesia e realismo

L’ambientazione possiede tutte le caratteristiche di un futuro distopico, popolato da esseri umani più o meno simili a noi, alle prese con elementi tecnologici innovativi ma non necessariamente d’aiuto. Altro titolo a cui immediatamente ci si collega durante la visione è il romanzo di George Orwell 1984, ma sono davvero tanti i riferimenti per un’opera simile. La particolarità e l’indiscutibile valore stanno però nel saper concentrare in 15 minuti un racconto compiuto, emozionante, adorabile.

Se si potesse tradurre in letteratura, A better you sarebbe come una poesia, breve ma indelebile.

Douglas è un uomo semplice, sensibile, spesso vittima degli scherzi dei suoi colleghi. L’atto di coraggio finale lo spingerà a uscire dal guscio e chissà cosa si troverà davanti, quali sorprese la vita saprà riservargli. Tutta la parte in cui il protagonista lavora al suo “clone” è incredibilmente divertente, sebbene una leggera malinconia pervada l’intera narrazione.

TFF38 | Operation Jane Walk

Passiamo invece a un genere alquanto differente, sebbene altrettanto d’effetto. Presentato nella sezione TFFDOC/Paesaggio, Operation Jane Walk di Robin Klengel e Leonhard Müllner è una performance live-action.

Come se fosse un giocatore in prima persona, lo spettatore viene condotto all’interno dell’universo di The Division, videogame “sparatutto” creato da Tom Clancy. Ma attenzione, oltre ogni aspettativa, non c’è violenza alcuna, almeno non ricercata. Lo scopo dei gamer è quello di esplorare pacificamente una New York post-apocalittica, con la sua architettura simbolica e testimone dei tempi passati.

operation jane walk 2 newscinema compressed
Una scena di Operation Jane Walk

L’idea alla base da sola vale l’appellativo di capolavoro. Se non bastasse, dopo i primi 30 secondi si ha la reale percezione del lavoro dietro la progettazione. Man mano che ci si addentra ecco spuntare all’orizzonte, tra la foschia e il buio della notte, i vari edifici che hanno segnato un’epoca e un mondo.

Il nome di Le Corbusier ricorre spesso a indicare quanto la sua presenza sia stata determinante dagli anni del secondo dopoguerra in poi. L’architetto, definito rivoluzionario, aveva intenzione di radere al suolo New York e ricostruirla secondo i suoi piani. Cosa che in qualche modo fece, almeno sino a quando Oscar Niemeyer gli soffiò l’incarico del palazzo delle Nazioni Unite, aprendo la via a uno stile minimalista in vetro.

Nel frattempo si era svolto anche lo scontro tra le idee di Robert Moses, che voleva delimitare Manatthan con i viali e trasformò la Grande Mela nella città delle auto, e Jane Jacobs, che mise in dubbio i suddetti progetti. Infine viene citato Walter Gropius, al quale si deve l’edificio della Pan Am, massima espressione del capitalismo

Leggi anche: TFF38 | Lucky sul tema della paura e della violenza contro le donne

Dall’espansione urbanistica alla rete fognaria (tra le più grandi al mondo), dai brownstones agli stoops, sino ad arrivare alla Trump Tower, New York è uno spettacolo a tutti gli effetti, e in tutte le tinte. Impossibile non volerle rendere omaggio, e che omaggio!

Continue Reading
Advertisement

Facebook

Advertisement

Popolari