Connect with us

Teatro

Maurizio Battista al Sistina dal 19 Febbraio

Published

on

Schermata-2013-02-19-a-16.33.47

BATTISTA_MANI_GIUNTE_foto_NABIS_FotografiaStagione di spassosi bilanci e di ironiche valutazioni per Maurizio Battista che – sempre al passo con i tempi – propone un’analisi dettagliata degli ultimi cinquant’anni della nostra vita. Non proprio un’Agenda Monti, ma certamente una catena di critiche pungenti e di incisivi buoni propositi suggeriti da chi la realtà del quotidiano la sa leggere molto bene. Partendo dai sacrifici dei nostri nonni e dei nostri genitori -attraversando provocatoriamente vizi e virtù dei nostri tempi- Battista si svincola dal mondo della politica per ridere con tagliente ironia delle nostre responsabilità, delle scelte che abbiamo fatto negli anni, di come le abitudini sono cambiate, fino alla domanda fatidica: possiamo davvero chiamarlo progresso?

La location è già provocatoria: il sipario si pare sulla sala abbandonata di un cinema d’essai e Battista – che arriva in bicicletta a dimostrazione delle ristrettezze economiche in cui stiamo vivendo – prende in prestito lo storico abbecedario scolastico per elencare una serie di paragoni tra la vita di oggi e quella di cinquant’anni fa, lettera per lettera, appunto. Per esempio? A come Alimentazione: come sono cambiate le nostre abitudini alimentari?
E ancora: un tempo la cena fuoriporta era sintomo di agiatezza e rappresentava un momento di svago; oggi la B di Benessere equivale a costosissime Spa e altrettanto dubbie cristalloterapia o cromoterapia. E se passiamo alla C di Cultura? La lista delle sale cinematografiche ormai chiuse è lunghissima. E ogni volta che succede, la cultura muore un po’.

Per la E di Economia viene analizzato un altro cambiamento dei costumi: un tempo, quando si compravano i mobili, era per tutta la vita; ora, per comodità, li puoi quasi buttare prima di portarli a casa. Suggestiva proposta di legge invece per la lettera R come Rabbia; Battista suggerisce di istituire il passaporto del politico documento che prevede che chi entra a palazzo per fare politica, ne debba poi uscire a fine mandato con gli stessi beni con cui è entrato, non con il triplo. Alla lettera N come Notizia, troviamo l’immancabile l’appuntamento con la lettura di annunci curiosi e strafalcioni pubblicati dai giornale, raccolti dall’artista e dal suo pubblico di tutta Italia. Non manca il divertente siparietto dedicato alla V come Vacanza in cui Battista ricorda quando si partiva con la Fiat 500, in condizione pazzesche, senza aria condizionata, senza comodità, paragonato ad oggi, quando perfino il confort dell’ultimissimo modello di SUV sembra non darci sollievo.

Insomma, come di consueto la grinta e l’entusiasmo del nostro artista ci trascinerà in una esilarante seduta terapeutica, passando da momenti di grande ilarità a travolgenti momenti di riflessione. Grandi emozioni sono previste nella lettera dedicata ai giovani, ai nostri figli, al nostro futuro. È una lettera di scuse verso tre generazioni: quella dei nonni, dei padri e dei figli, per non aver mantenuto le aspettative e per aver consegnato ai giovani una nazione che ha perso contatto con le sue radici. Abbiamo forse gettato al vento l’eredità dei nostri padri? Stiamo forse consegnando alle nuove generazioni una nazione che è diventata ‘villaggio turistico’, dove si può vivere senza impegni, eternamente in vacanza, seguendo le indicazioni di uno staff di animatori? Il finale? Sarà la lettera X a chiudere lo spettacolo; X come incognita. Sarà infatti il pubblico a scegliere cosa fare, chiedendo a Battista un cavallo di battaglia a grande richiesta. Siparietto originale durante lo spettacolo sarà quello di Monsieur David, artista di strada che si esibirà in una struggente scena d’amore interpretata con i piedi!

Advertisement
Click to comment

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Recensioni

Le Mine Vaganti di Ferzan Ozpetek travolgono il Teatro Verdi di Salerno

Published

on

Finalmente Habemus Mine Vaganti in Salerno! Lo ricordo come se fosse ieri. Era il 5 marzo 2020 quando la compagnia teatrale avrebbe dovuto portare in scena la pièce diretta dal regista Ferzan Ozpetek nel capoluogo campano. Nessuno avrebbe mai immaginato che quello stop, ben presto si trasformò in una tremenda battuta di arresto per il mondo dello spettacolo. Una delle tante restrizioni causate dalla pandemia da coronavirus.

Se è vero che dopo la tempesta arriva sempre il sereno, la magia avvenuta ieri sera al Teatro Verdi di Salerno è stata una ventata di normalità molto apprezzata dal pubblico in sala e dagli attori visibilmente emozionati. Lo spettacolo teatrale Mine Vaganti diretto dal Maestro Ferzan Ozpetek sarà in scena al Teatro Verdi di Salerno dal 17 al 20 febbraio. A guidare il cast Francesco Pannofino, Iaia Forte, Simona Marchini, Erasmo Genzini, Carmine Recano. E ancora, Mimma Lovoi, Roberta Astuti, Sarah Falanga, Edoardo Purgatori, Francesco Maggi e Luca Pantini.

La trama dello spettacolo diretto da Ferzan Ozpetek

Nella città di Gragnano, vive la rispettabilissima famiglia Cantone, nel mercato della produzione di pasta ormai da generazioni. Precisamente, da quando l’elegantissima e lungimirante Nonna (Simona Marchini) insieme al cognato Nicola iniziarono a produrla nell’azienda di famiglia. A portarci in questo mondo fatto di ricordi è il più piccolo dei Cantone, Tommaso (Erasmo Genzini). Trasferitosi a Roma per studiare economia e commercio, in realtà il giovane sta vivendo una vita completamente diversa da quella che conosce il resto della famiglia.

Dalla mentalità chiusa e maschilista c’è Vincenzo Cantone (Francesco Pannofino), padre di Tommaso e di Antonio, suo braccio destro in fabbrica. Sposato con Stefania (Iaia Forte) da molti anni, vive insieme alla madre conosciuta solo come ‘Nonna’ e la sorella Luciana (Sarah Falanga), una signora simpatica ma con qualche problemino di vista e una ‘leggerissima’ dipendenza dagli alcolici. Ad aiutare nelle faccende di casa, la simpatica domestica Teresa (Mimma Lovoi), nonché dama di compagnia della Nonna.

Simona Marchini e Francesco Pannofino

L’arrivo a casa di Tommaso porta con sé una serie di eventi che destabilizzeranno la tranquilla vita e reputazione della famiglia Cantone. Antonio, il primo genito, dedito al lavoro in fabbrica, sarà la stessa persona che porterà il padre Vincenzo ad un attacco di cuore dopo aver confessato una verità taciuta per troppo tempo. Al fianco di Tommaso, sconvolto per quanto accaduto, ci sarà la giovane Alba Budetti (Roberta Astuti), figlia di uno dei soci dell’azienda, anche lei impiegata nell’azienda.

La notizia di Antonio, colpirà nell’anima Tommaso, furioso con il fratello non solo per non essersi confidato, ma soprattutto per averlo battuto sul tempo. Ebbene si, anche lui avrebbe voluto confessare alla famiglia di essere omosessuale, di avere un compagno e di essere uno scrittore. Tutte notizie che avrebbero deluso sicuramente il padre, ma lo avrebbero sollevato da un peso troppo grande da continuare a portare.

Erasmo Genzini e Carmine Recano

La Nonna, soprannominata “Mina Vagante” è sempre stata il porto sicuro per i nipoti, schierandosi sempre dalla loro parte, spronandoli a essere sempre loro stessi, nel bene e nel male. Donna elegante, profondamente intelligente e pronta a condannare il figlio Vincenzo, per la sua mentalità ristretta e per aver rinnegato Antonio.

Come se non bastasse, a complicare il breve soggiorno di Tommaso nella villa di famiglia, ci penserà un tornado di simpatia proveniente da Roma. L’arrivo del trio composto dagli amici – dichiaratamente omosessuali – Davide (Edoardo Purgatori) e Andrea (Francesco Maggi) insieme al compagno Marco (Luca Pantini), dal temperamento molto più pacato, romperanno ancora di più i precari equilibri della famiglia Cantone.

Leggi anche: Ferzaneide – Sono Ia! | il teatro italiano rinasce con Ferzan Ozpetek

Erasmo Genzini e Francesco Pannofino

Leggi anche: Le Fate Ignoranti | l’atteso trailer della serie di Ferzan Ozpetek su Disney+

La recensione dello spettacolo diretto da Ferzan Ozpetek

Una volta il grande drammaturgo napoletano Eduardo De Filippo disse: “Nel teatro si vive sul serio quello che gli altri recitano male nella vita”. Una citazione che calza a pennello, con quanto narrato da Tommaso, in questo viaggio nei ricordi, all’interno della famiglia Cantone.
Mine Vaganti (2010) racconta una storia quanto mai contemporanea e purtroppo, con spunti facilmente riscontrabili anche nella realtà. Del resto, il terrore provato da due ragazzi di dichiararsi omosessuali agli occhi della propria famiglia, non lo si può definire come qualcosa di fantascientifico.

La paura di gettare un’onta sul buon dei Cantone e il rischio di essere etichettati come i ‘genitori dei ricchioni’ è l’unico pensiero che ossessiona Vincenzo giorno e notte.
Il ruolo di Vincenzo Cantone interpretato da Francesco Pannofino e della moglie Stafania Cantone interpretata da Iaia Forte, ricreano alla perfezione quel rapporto di amore e odio, provato nel film. A salvarli agli occhi degli spettatori è la loro dirompente simpatia che spesso strappa diverse risate anche in momenti poco divertenti.

Francesco Pannofino e Iaia Forte

Il cuore della storia, che offre il nome al film e allo spettacolo, è la Nonna. Il porto sicuro per i suoi amati nipoti, che cercando di nuotare a fatica in un mare fatto di pregiudizi e di mentalità ristrette. L’attrice romana Simona Marchini in una performance elegante e perfetta, porta sul palcoscenico il ruolo che fu dell’indimenticabile Ilaria Occhini, restituendo forte intensità ed emozione in ogni gesto e parola pronunciata. I monologhi allo specchio e le parole di conforto rivolte ad Antonio e Tommaso, restano i passaggi più toccanti e impossibili da dimenticare delle due ore di rappresentazione.

Le interpretazioni degli attori Carmine Recano ed Erasmo Genzini nei ruoli di Antonio e Tommaso Cantone, fanno emergere la delusione di avere una famiglia perfetta all’esterno ma orribile all’interno. L’elaborazione del lutto da parte del più piccolo di casa, diventa una sorta di terapia alla quale sono invitati anche gli spettatori. Dalle sue parole emerge tutto l’amore provato per la sua Mina Vagante.

Se da un lato c’è la commozione con la Nonna, la comicità è stata affidati a tre personaggi che funzionano benissimo tra loro e separatamente. Il duo formato da Edoardo Purgatori e Francesco Maggi nei rispettivi ruoli dello steward Davide e dell’avvocato Andrea, riescono a smorzare perfettamente il senso di pesantezza che sta schiacciando Tommaso. E poi la stravagante Zia Luciana interpretata dalla bravissima Sarah Falanga, che con il suo iconico “A Ladro! A Ladro!”, catapulta immediatamente il pubblico a Villa Cantone.

Leggi anche: La Dea Fortuna, la recensione del nuovo film di Ferzan Ozpetek

Simona Marchini e Carmine Recano

I punti di forza di Mine Vaganti

La scelta di utilizzare il dialetto napoletano, riesce a rendere ancora più efficaci alcuni scambi di battute, soprattutto tra la domestica Teresa (Mimma Lovoi) e la signora Stefania. Il risultato è un testo molto scorrevole e ben scritto. Punto di forza di Mine Vaganti è la totale assenza della quarta parete, così da permettere al pubblico, di sentirsi parte integrante del racconto e di interagire con gli attori durante lo spettacolo. Ma del resto, trattandosi di una regia curata da Ferzan Ozpetek, non c’è da stupirsi.

Un grande merito del regista è stato quello di inserire momenti diventati cult nel film, come il dialogo della ‘Caterina detta Spiaggia Libera’ e la performance sulle note di “Sorry, I’m a Lady” con Davide, Andrea e un personaggio a sorpresa. Per una spettatrice come me, che conosce a memoria quasi tutte le battute originali, posso dire che ho amato questa pièce, tanto quanto il film del 2010.

Continue Reading

News

Ferzaneide – Sono Ia! | il teatro italiano rinasce con Ferzan Ozpetek

Published

on

Una boccata d’ossigeno per i lavoratori dello spettacolo è arrivata con l’apertura al 100% dei cinema e dei teatri in Italia, dopo lo stop di quasi due anni, a causa della pandemia. Una notizia che ha portato una ventata di positività nel campo dell’arte e che ha segnato un passo importante verso la strada della normalità. Per cavalcare questo momento favorevole, merita un’attenzione speciale lo spettacolo Ferzaneide – Sono Ia! che si è tenuto dal 6 al 9 ottobre al teatro Ambra Jovinelli di Roma con protagonista assoluto il regista e scrittore Ferzan Ozpetek.

Ferzan Ozpetek in una veste inedita

Arrivato a Roma poco più che adolescente per inseguire i suoi sogni, Ozpetek ha ricordato i suoi inizi come ‘giornalista’ solo per entrare nel giro del mondo dello spettacolo chiedendo a chiunque di diventare aiuto regista. Desiderio diventato realtà con il grande Massimo Troisi, dimostrando che nella vita non ci si deve mai arrendere e di sperare di incontrare la stella giusta.

Dopo aver diretto opere liriche come l’ Aida e La Traviata (che tornerà a luglio al Teatro San Carlo di Napoli) e l’adattamento teatrale del suo celebre film Mine Vaganti per la prima si è trovato a calcare il boccascena dell’Ambra Jovinelli in veste di ‘one man show’. Abituato da anni a relazionarsi con il suo pubblico attraverso i tre romanzi e le 13 opere cinematografiche, con Ferzaneide – Sono Ia! il regista ha dimostrato (per l’ennesima volta) che mettere il cuore nelle cose in cui si crede, insieme a un pizzico di follia e di coraggio sono la combinazione perfetta per dar vita a qualcosa di speciale.

“Questa volta sul palco ci sarò io, io solo, ad incontrare il pubblico con il racconto della mia carriera artistica e del mio sentimento per la vita, la mia e quella degli altri. Nell’amore, nell’amicizia, nello stupore, in tutti quei gesti e luoghi illuminati dalla passione.

Negli anni ho sposato molte cause all’insegna del coraggio. Coraggio. Forse in questa parola è racchiuso il senso di quello che dirò sera dopo sera. Il coraggio di inseguire i propri sogni. Il coraggio di sfidare i pregiudizi. Il coraggio di essere felici. E sperare di tornare, finalmente, ad esserlo di nuovo. A teatro, al cinema, ai concerti, ai musei. Ovunque.” Ferzan Ozpetek

Leggi anche: Le Fate Ignoranti | presentato il cast della serie diretta da Ferzan Ozpetek

Locandina dello spettacolo Ferzaneide – Sono Ia!

Leggi anche: Le Fate Ignoranti | l’attore turco Burak Deniz nel cast della serie di Ozpetek

La recensione dello spettacolo Ferzaneide – Sono Ia!

Che cosa è il teatro? Una delle testimonianze più certe del bisogno dell’uomo di provare in una sola volta più emozioni possibili.” (Eugène Delacroix)
Nei giorni scorsi, leggendo e rileggendo la parola ‘Ferzaneide’, mi è venuta in mente immediatamente l’Eneide di Virgilio. Ad attirare la mia attenzione, è stato il suffisso “eide” utilizzato solitamente per i Poemi epici imperniati su un eroe. Da questo spunto, ho potuto dedurre la chiave di lettura di questo spettacolo o meglio viaggio tra i ricordi.
Ferzaneide andato in scena al teatro Ambra Jovinelli a Roma ha visto un umile eroe del mondo dello spettacolo mettersi a nudo di fronte al suo pubblico, raccontando con emozione ed entusiasmo aneddoti personali e legati ai suoi film. Racconti intimi, divertenti e toccanti, non hanno fatto altro che confermare il pensiero iniziale espresso dall’artista francese Eugène Delacroix.

Se qualcuno storcerà il naso nel leggere l’appellativo di “eroe” utilizzato per il Maestro Ozpetek, vuol dire che non è in grado di allargare la propria mente verso altri pensieri e consapevolezze.
La mia concezione di eroe prevede la figura di una persona che mette a disposizione la propria vita, esperienza e sapere a favore di altri, per far del bene fisicamente e moralmente.

Leggi anche: La Dea Fortuna, la recensione del nuovo film di Ferzan Ozpetek

Ferzan Ozpetek sul palco

Dopo 600 giorni di chiusura forzata a causa del Covid, il Teatro Ambra Jovinelli ha riaperto le sue porte per accogliere gli spettatori desiderosi di lasciarsi rapire dalle parole dell’artista (più) Italo (meno) turco Ferzan Ozpetek. Questo progetto nato durante il lockdown con il produttore Marco Balsamo, non ha visto solo il pubblico tornare a sedersi sulle poltrone di velluto rosso, ma ha fatto in modo che gli addetti ai lavori tornassero a lavorare, a respirare l’aria del teatro, semplicemente a vivere.
Questo per me significa essere “eroe” nel caso specifico.

Per la prima volta, il Maestro ha deciso di condividere con il suo pubblico alcuni momenti noti – per chi ha letto i suoi romanzi – e altri inediti, riuscendo a catalizzare l’attenzione su di lui ininterrottamente per un’ora e mezza. Un tavolino con tre mele e due sedie sono stati gli unici elementi di arredo sul palco, riempito dalla semplicità e dalle emozioni regalate dal regista e da alcune foto proiettate alle sue spalle.

Amicizia, amore, il rapporto con la morte e il legame speciale con la mamma sono stati i punti forti della prima serata. Protagonista della copertina del primo romanzo Rosso Istanbul, la signora Ozpetek, confidente e profonda conoscitrice dell’animo del figlio è stata la sua ancora di salvezza fino alla fine dei suoi giorni.
“Una mamma lo capisce da uno sguardo. Non ha bisogno di parlare”. Questa è stata la prima fase che mi è balenata in mente, ascoltando il racconto che vide la signora Nesrin raccomandarsi con Ferzan di non lasciarsi sfuggire Simone, colui che nel 2016 divenne giuridicamente il suo compagno di vita. Quello che ne deriva è il ritratto di una grande donna con gli attributi, coraggiosa e pronta a difendere i propri figli come avrebbe fatto una leonessa con i suoi cuccioli. Nessun tipo di tabù era presente nel rapporto con Ferzan, dimostrando una grande apertura mentale e di cuore davvero rara da rintracciare (ahimè) ai giorni nostri.

E poi, come sempre avviene quella che definisco la ‘magia di Ozpetek”. Ogni volta che si trova al centro dell’attenzione, a parlare con il suo pubblico, non esiste più niente intorno. È impossibile non restare affascinati dai suoi racconti, ambientati tra la sua città natale Istanbul e la città che lo ha visto diventare uomo, Roma. In vista della tournée che inizierà dal mese di gennaio in tutta Italia, se per Ozpetek guardare negli occhi il suo pubblico sarà un modo per nutrirsi la sua anima, per questi ultimi, sarà l’occasione giusta per lasciarsi accarezzare il cuore attraverso le sue parole.

Continue Reading

News

Priscilla La Regina del Deserto: energia, paillettes e tante risate al Teatro Brancaccio dal 12 al 15 Dicembre 2019

Published

on

priscilla teatro Brancaccio

Tratto dall’indimenticabile film del 1994 di Stephan Elliott con Hugo Weaving, Guy Pearce e Terence Stamp, il musical Priscilla La Regina del Deserto torna a grande richiesta al Teatro Brancaccio dal 12 al 15 Dicembre 2019. La prima si è conclusa con una lunga standing ovation, a conferma dell’ottimo lavoro fatto dal regista Matteo Gastaldo e gli interpreti principali. Simone Leonardi nei panni di Bernadette guida lo spettacolo con battute esilaranti e un sarcasmo assolutamente irresistibile, mentre Cristian Ruiz come Tick/Mitzi regala una performance carismatica insieme al frizzante Pedro Antonio Batista Gonzalez che porta sul palco una versione eccentrica e briosa di Adam/Felicia.

Tutti e tre alternano una recitazione misurata con numeri di ballo e canto che coinvolgono il pubblico in modo naturale e divertente. Merito anche della colonna sonora che comprende successi internazionali come I Will Survive, Family, It’s Raining Man, per cui è impossibile tenere fermi mani e piedi. Fin dalla prima scena il pubblico viene trascinato in un vortice di colori, luci, paillettes e lustrini per vivere l’avventura dei tre protagonisti in perfetto stile drag queen. A bordo dello sgangherato Priscilla, un vecchio bus rosa, Adam, Tick e Bernadette viaggiano lungo l’outback australiano alla ricerca di amore e amicizia, e finiscono per trovare molto di più di quello che avevano immaginato.

img 9934

I 500 costumi sfavillanti mostrano una grande cura in ogni piccolo dettaglio e conquistano la scena con tacchi alti, ampi copricapo assolutamente originali, gonne che sfidano le leggi della gravità e un make up da competizione. Priscilla La Regina del Deserto è un esempio di intrattenimento intelligente che offre alcune ore di sano divertimento, spensieratezza e condivisione.

Il teatro si trasforma da subito in un luogo di festa in cui il pubblico si sente come una grande famiglia sulle note di successi dance che tutti conoscono e sono in grado di canticchiare mentre seguono la storia che, comunque, offre anche importanti spunti di riflessione sulla discriminazione e l’intolleranza. Il pregiudizio che ruota intorno al mondo delle drag queen e in generale della comunità LGBTQ è sempre vivo, ahimè, e spettacoli come questo possono aiutare a ricordare ancora una volta che l’amore ha molte sfumature ma è comunque universale.

Priscilla Queen Of The Desert the Musical, è il musical australiano di maggior successo visto in tutto il mondo da oltre 6 milioni di spettatori. Vincitore di 2 TONY Awards Priscilla torna trionfalmente in Italia da dicembre 2019 a febbraio 2020.

Biglietti in vendita su www.priscillailmusical.it

Continue Reading
Advertisement

Iscriviti al canale Youtube MADROG CINEMA

Facebook

Recensioni

Popolari