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Netflix e Shondaland, ecco quali saranno le prime serie TV dell’accoppiata

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Netflix, il più grande servizio di intrattenimento via internet del mondo, e Shondaland, annunciano la prima selezione di serie tv che verranno realizzate da Shonda Rhimes, Betsy Beers e il loro team, che debutteranno in esclusiva su Netflix.

Shondaland e Netflix le dichiarazioni

Volevo che la nuova Shondaland fosse un luogo in cui dare vita ad un numero sempre maggiore delle storie che amiamo raccontare, dove i miei colleghi dallo straordinario talento creativo potessero lavorare al meglio e realizzare così i loro lavori migliori e dove tutti noi, come team, potessimo ogni giorno arrivare in ufficio carichi di entusiasmo. Ted Sarandos (Netflix Chief Content Officer) e Cindy Holland (Netflix VP Original Content) e tutte le persone di Netflix con cui stiamo lavorando sono dei partner incredibili per realizzare un progetto come questo. Questa è Shondaland 2.0.”, ha commentato Shonda Rhimes.

Betsy Beers ha aggiunto: “Dall’ età della Reggenza in Inghilterra alla Manhattan dei giorni nostri, noi di Shondaland abbiamo la fantastica opportunità di esplorare nuovi mondi e raccontare queste storie in modi diversi. Siamo molto fortunate a lavorare con un gruppo così stimolante di talenti, incluso il nostro incredibile team creativo di Netflix. Non potrei essere più emozionata!”

A sua volta, Cindy Holland, VP Netflix Original Content, ha commentato: “È emozionante iniziare questa avventura insieme a Shonda, Betsy e i loro team e vederli abbracciare la libertà creativa offerta da Netflix. Grazie alla sensibilità di Shonda, questi progetti che realizzeremo con Shondaland promettono di diventare qualcosa di veramente speciale che i nostri spettatori di tutto il momento adoreranno”.

 

Shondaland e Netflix insieme

Shondaland e Netflix i progetti
(tutti i titoli sono ancora provvisori):

 

  • Progetto Shonda Thimes (senza titolo): basata sull’articolo del New York Magazine “Come Anna Delvey ha ingannato i festaioli di New York”, la serie racconterà il caso della falsa ereditiera che, con grande astuzia e tramite un complicato sistema fondato sull’ostentazione di una ricchezza inesistente, è riuscita ad ingannare i newyorkesi. Manhattan è il posto dove fare nuove amicizie, ma lei è l’incarnazione del sogno americano oppure è la più grande truffatrice di New York?

Shonda Rhimes sarà la creatrice della serie.

  • Progetto Bridgerton (senza titolo): basato sui romanzi best-seller di Julia Quinn, questa storia d’amore dal sapore femminista ambientata in Inghilterra, durante l’età della Reggenza, svelerà le vite scintillanti, ricche, sensuali, dolorose, divertenti e a volte solitarie delle donne e degli uomini nel mercato matrimoniale dell’alta società londinese attraverso gli occhi della potente famiglia Bridgerton.

Chris Van Dusen (Scandal) sarà il produttore esecutivo e showrunner della serie.

  • The Warmth of Other Suns: basata sul romanzo omonimo del premio Pulitzer Isabel Wilkerson, questa serie rivoluzionaria racconta la migrazione lunga decenni degli afroamericani in fuga dal sud governato da Jim Crow, alla ricerca di una vita migliore nel nord e nell’ovest degli Stati Uniti tra il 1916 ed il 1970.

L’adattamento di The Warmth of Other Suns sarà curato dalla drammaturga pluripremiata (National Humanities Medal recipient, MacArthir Genius Grant recipient e vincitrice due volte del Drama Desk playwright) Anna Deavere Smith.

  • Pico & Sepulveda: ambientato negli anni ’40 dell’Ottocento, sullo sfondo surreale e sensuale dell’allora stato messicano della California, Pico & Sepulveda racconta la fine di un’era idilliaca, mentre le forze americane minacciavano violenza e guerra al confine per tentare di impadronirsi di questa terra.

L’autrice vincitrice dell’Emmy Janet Leahy creerà la serie.

  • Reset: My Fight for Inclusion and Lasting Change: Netflix e Shondaland hanno acquistato i diritti della straordinaria autobiografia di Ellen Pao, che racconta la sua vita e la carriera, inclusa la causa legale che ha intentato contro il proprio datore di lavoro, la quale ha scatenato una forte attenzione mediatica e ha sconvolto la maschilista Silicon Valley ed anticipato il movimento Time’s Up

  • The Residence: Netflix e Shondaland hanno acquistato i diritti del libro di Andersen Brower, The Residence: Inside the Private World of the White House, che offre un’accurata analisi della Casa Bianca dal suo interno, attraverso gli occhi di uno degli impiegati della residenza.

  • Sunshine Scouts: in questa commedia dall’humor nero con episodi di mezz’ora, un disastro apocalittico risparmia un gruppo di ragazze rimaste in un campo estivo, le quali dovranno tirare fuori il coraggio e utilizzare tutte le loro abilità per sopravvivere e per assicurarsi che ciò che rimane dell’umanità si adegui alle leggi di Sunshine Scout.

L’attrice e scrittrice Jill Alexander sarà creatrice della serie.

  • Hot Chocolate Nutcracker: questo documentario ci porterà dietro le quinte della premiata Debbie Allen Dance Academy, che ricrea in una nuova veste il balletto classico dello Schiaccianoci. Questa versione contemporanea, con ballerini di tutte le età e di tutti gli stili, ha consolidato la fama di Debbie Allen come una delle figure più importanti per la danza.

Olive Bokelberg (DP/Director Scandal) sarà regista e produttore.

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Cinema

RFF 13: Isabelle Huppert, conferenza stampa

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Isabelle Huppert, l’immensa attrice francese in occasione del ritiro del premio alla carriera durante la terza giornata della Festa del cinema di Roma, durante la conferenza stampa ha parlato a cuore aperto della sua carriera e del suo modo di approcciarsi alla recitazione. Imperativo da seguire: mai avere paura!

Lei è una fonte di ispirazione per molti attori e attrici, interpretato ruoli importanti e coraggiosi. Dove ha trovato il coraggio per poterlo fare?

Non solo giovani attori mi fanno i complimenti. I ruoli che ho interpretato non mi hanno mai fatto paura, ma sono comunque complessi e coraggiosi. Può far paura avere difficoltà, conflitti nella vita, ma l’unica cosa importante è vivere e lavorare in armonia.

Ultimamente ha lavorato nella serie The Romanoffs, cosa può dirci a riguardo?

The Romanoff è stato un lavoro molto intenso ed ho imparato anche un po’ di russo. Avevo visto Mad Man di Matthew Weiner e ho voluto lavorare fortemente con lui. Spesso si dice che dietro i Romanoff ci sia un mistero. I componenti sono morti, ma Mattew ha pensato bene di speculare su questa storia, creando 8 episodi diversi tra loro. Il mio personaggio è quello di una regista molto nervosa e trovo che nel mio episodio c’e qualcosa di barocco.

Oggi riceverà il premio alla carriera, cosa ha pensato quando le è stato comunicato? Qual è stata la prova più difficile che ha dovuto affrontare nella sua carriera?

Il teatro è una situazione più stressante rispetto al cinema, ma sono contenta di essermi cimentata anche in questo campo. Le difficoltà che si incontrano nel cinema vengono risolte dalla regia. Come attrice pongo molta fiducia nel cinema. Ricevere questo premio per me è una grande soddisfazione. Ricordatevi di non avere mai paura dell’ignoto. Il fatto che in teatro non si riproduce mai la stessa cosa, non mi spaventa, anzi lo trovo una cosa molto stimolante. Negli ultimi tempi il cinema è diventato una finestra sul mondo, per gli spettatori e per me.

Qual è il personaggio alla quale è più legata?

Mi sento vicina e non vicina ai personaggi che interpreto. “Non” mi sento vicina perché quello che accade in scena non mi succede nella vita reale. Invece “mi” sento vicina, perché comunque in tutto quello che rappresento metto una parte di me. Divido le attrici – e non solo – in due categorie: quelle vicino alla realtà e quelle più vicine alla fantasia. Resta il fatto che si tratta comunque di fiction.

Nel corso della sua carriera ha interpretato più di cento film. Come è riuscita a mantenere la sua identità?

È il cinema che permette di farlo. Così come avviene nel teatro è un confronto con se stessi. Non ci sono diverse recitazioni e soprattutto non si deve mai avere paura di quello che si andrà a recitare. Come disse Truffaut in riferimento a quando si gira un film: “ Il treno è partito e il paesaggio scorre”. Dobbiamo sempre essere noi stessi, perché è il cinema che deve raccontare.

Come ben sa, il grande Vittorio Taviani è venuto a mancare qualche mese fa. In merito, cosa ci può raccontare del rapporto con i Fratelli Taviani?

Ho un bellissimo ricordo di loro due, quando abbiamo girato in Toscana. Siamo stati in luoghi bellissimi e ricordo una dolcezza e bravura unica di Paolo e Vittorio.Erano due persone con una sola testa.

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Cinema

RFF13: Il mistero della casa del tempo, conferenza stampa

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Bella come poche attrici al mondo, Cate Blanchett vincitrice per ben due volte del premio Oscar, questa volta si è cimentata in una commedia fantasy per ragazzi dal titolo Il mistero della casa del tempo diretto da Eli Roth. La Blanchett è Mrs. Zimmerman e presenta un look sempre fine ed elegante con capelli grigi sfumati con il viola, ricorda sotto alcuni punti di vista, il personaggio di Mary Poppins. Il film è tratto dal romanzo di John Bellairs, un classico dell’infanzia che in tempi non sospetti, la Blanchett aveva letto quando era bambina. Durante la conferenza stampa incentrata sulla proiezione de Il mistero della casa del tempo, la bellissima attrice ha parlato anche di esperienze personali molto interessanti.

Cosa ha pensato quando ha letto per la prima volta la sceneggiatura?

C’è da dire che ero molto ansiosa di lavorare con un regista come Eli Roth, data la mia passione per il genere horror. Ad incuriosirmi è stato il fatto che questa storia di magia ma ambientata nel mondo reale, era destinata in particolar modo ad un pubblico di ragazzi. Per tanto il film, non doveva avere contenuti troppo pesanti né provocatori, bensì doveva contenere un messaggio giusto: nella vita possiamo cambiare tutto quello che non ci piace, che sia a scuola o all’ università.

Nel film c’è una frase che viene ripetuta spesso: “la magia è dentro di te”. Lei come intende questo concetto legato alla magia interiore? Cosa e quanto ama questo genere di film?

Di questo genere mi piacciono le scenografie e i costumi. Nel film mi piace vedere come la magia riesca ad entrare in azione nel mondo reale. Un mondo che viene trasformato in qualcosa di migliore, proprio attraverso la magia. In questo film, la magia è da intendersi come una metafora del cambiamento, come una necessità dell’evoluzione, di cambiare opinione.

Quando si trova a girare un film sente il dovere di lanciare un messaggio importante ai giovani e in primis ai propri bambini?

Secondo me c’è un messaggio positivo rivolto ai giovani e alle loro famiglie. Non bisogna lasciarsi condizionare dalle etichette che spesso vengono date in luoghi come le scuole e le università. Questo non è un film pesante, non ci sono sermoni destinati ai ragazzi. Ci sono solo tre personaggi stravaganti che attraverso l’utilizzo della magia rendono tutto più incantevole.

 

Lei è madre di quattro figli, una dei quali è stata adottata. Quanto ha messo della sua vita privata in questo film, visto che c’è una storia che parla di adozione?

Il film parli di tre persone rimaste in orfane perché Jonathan se n’è andato di casa. Il mio personaggio ha perso il marito e la propria figlia nello sterminio nazista. Alla fine, si cerca di creare una nuova famiglia con i cocci rotti delle precedenti. Le famiglie si formano in tanti modi, è sempre stato, anche se non sempre viene accettato. Per quanto riguarda la mia vita privata, non c’è alcuna differenza tra l’amore che nutro per mia figlia adottiva e i miei tre figli biologici.

Nel film viene citato l’aggettivo “indomito”. È un termine che sente vicino alla sua persona, magari legato al suo successo?

I fallimenti hanno un valore importantissimo nella vita di un essere umano, perché attraverso questi passi falsi si costruisce il proprio successo. Per quanto mi riguarda, sono stati proprio gli insuccessi che ho avuto nel corso della mia carriera a rendermi “indomita”.

In questo film la magia è la protagonista. Se potesse avere un super potere, quale vorrebbe?

“Bella domanda. Vorrei tanto avere quel potere che faccia andare tutti a votare, in particolar modo i giovani. Le elezioni sono lo strumento democratico di un Paese e  possono avere conseguenze importanti su tutto il mondo”.

 

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Cinema

RFF13: Il vizio della speranza, conferenza stampa

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Un film giustamente etichettato come “femminile” . Il nuovo film di Edoardo De Angelis è dedicato alle donne, alla forza che hanno quando tutto ciò che le circonda, sembra schiacciarle al pavimento e lasciarle morire, senza avere la possibilità di reagire. Il vizio della speranza oltre ad essere il titolo della sua pellicola, è anche un modo efficace per descrivere il vizio, il pensiero fisso che la protagonista Maria mostra nei 97 minuti. Presenti alla conferenza stampa il regista Edoardo De Angelis, con i produttori Pierpaolo Verga, Attilio De Razza e il distributore Giampaolo Letta, lo sceneggiatore Umberto Contarello, il compositore Enzo Avitabile e il cast composto da Pina Turco, Cristina Donadio,  Marina Confalone, Massimiliano Rossi.

Come è nata l’idea del film?

Edoardo De Angelis: Il centro del film è uno: vince chi resiste all’inverno, chi decide di fare qualcosa per cambiare il proprio destino. Chi si ribella all’imperativo “servire” e decide di usare la parola “agire” per uscirne fuori.

Solitamente quando fai i tuoi film, sembra che racconti sempre la solita realtà dura e feroce. In questo caso però c’e qualcosa in più, ci sono diversi registri innovativi come tenerezza, dolcezza. Come fai a mostrare sempre qualcosa di diverso?

Edoardo De Angelis: La tentazione di rifare qualcosa che mi è venuta bene, è tanta. Ma avere nella propria vita, una moglie e un produttore folli, non mi consente di andare verso la comodità. Mi spingono sempre a sperimentare, a battere nuove strade. Questo è doveroso per chi racconta storie, usando nuove forme di linguaggio.

Come è stato lavorare con un regista come Edoardo De Angelis?

Enzo Avitabile: Lavorare con un regista come Edoardo è stato molto facile, perché con lui è un piacere collaborare. Gli elementi di cui abbiamo tenuto conto nella composizione delle musiche e delle canzoni sono tre. Il primo è il modo di dire “I‘ ccà ce sent”, creando composizioni adatte al momento raccontato. Il secondo è la musica come esigenza dell’anima, senza aver alcun tipo di limitazioni. Il terzo è stato avere dei temi senza un vestito fisso, lasciare che la musica fosse un elemento di racconto durante il film, nei momenti di silenzio, rispondendo alle frasi “I’ song” e “I‘ sacce”.

Il vizio della speranza è uno dei vizi più belli che si possa avere. Inizialmente non è una cosa che appartiene a Maria, ma tutto cambia quando c’e un motivo per il quale combattere, per la quale sperare in un futuro migliore. Come ti sei rapportata a questo personaggio e tu, in prima persona, sei una persona che spera?

Pina Turco: La speranza ha dentro di se il seme della fiducia, della fede, serve per scrivere il proprio destino. La nascita di un bambino è la cosa più bella che possa accadere nella vita di un essere umano, sopratutto quando si è una donna. Per quanto riguarda la speranza e la mia persona, posso dire che quando ho accettato di fare questo film, mio marito non era convinto fossi pronta per interpretare un ruolo così complesso, per questo motivo dimostrargli che invece si stava sbagliando, è diventato il mio vizio della speranza.

Come hai fatto ad interpretare un personaggio così spietato?

Marina Confalone: Solitamente, sono abituata a lavorare sempre da sola. Ma ho capito che per poter interpretare nel migliore dei modi il ruolo spietato di Marì, era necessario l’aiuto di Edoardo. In particolar modo, sono stata molto a contatto con Pina, così da creare un rapporto più complice, in un set nel quale è stato bellissimo lavorare, in totale armonia.

Come è stato scrivere la sceneggiatura di un film totalmente al femminile e solo con tre uomini?

Umberto Contarello: Edoardo ha fatto una cosa molto difficile. Volevamo fare un film lirico ma immerso in un mondo nemico della lirica. Il film è nato da un’idea esplicitamente cristiana. Vedendo il film, mi è sembrato lampante l’associazione con l’andamento di una parabola. Per poter parlare di attualità si deve attingere al mondo arcaico. In questo film, viene sfatato il concetto che i bambini si fanno solo in relazione al luogo nel quale si fanno.

Quando hai interpretato il ruolo di Chanel in Gomorra ti sei ispirata ad una donna boss della periferia di Napoli, invece per il ruolo di Alba, da chi hai tratto ispirazione?

Cristina Donadio: Alba, la mamma di Maria è una donna affetta da una catatonia esistenziale. Lei non si rende conto di quello che la figlia sta vivendo e patendo. Sostanzialmente è stato fatto un lavoro di sottrazione nel caratterizzare Alba.

Il personaggio di Carlo Pengue è molto interessante. Come ti sei rapportato a questo ruolo?

Massimiliano Rossi: Ogni volta che mi trovo a lavorare con Edoardo, i personaggi che mi vengono assegnati mi sembrano sempre sconosciuti. Sono concreti solo in forma di pensiero, ma restano comunque inarrivabili. Solitamente, a causa del mio aspetto, vengo preso per interpretare ruolo da cattivo, ma forse per la prima volta, mi trovo nel ruolo di un bravo uomo, esiliato ingiustamente. Carlo Pengue è un essere umano, forse l’unico del film. Uno degli aspetti più belli è il legame tra Carlo e Maria, presente all’inizio e alla fine del film.

 

 

 

 

 

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