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Cinema

No Time To Die, Daniel Craing è di nuovo l’agente segreto 007 nel teaser poster

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Le riprese del nuovo film di James Bond interpretato ancora una volta da Daniel Craig continuano nel nostro Paese, in particolar modo nel sud Italia. Matera e Sapri al momento sembrano essere le mete prescelte dal regista Cary Joji Fukunaga per ambientare le nuove spericolate sequenze che vedranno come protagonista l’agente segreto più famoso del cinema. Per far accrescere maggiormente la curiosità intorno a questo film, il venticinquesimo, per essere precisi dedicato al personaggio dell’agente 007, è stato rilasciato il primo teaser poster che potrete vedere qui in basso:

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In No Time To Die, Bond si gode una vita tranquilla in Giamaica dopo essersi ritirato dal servizio attivo. Il suo quieto vivere viene però bruscamente interrotto quando Felix Leiter, un vecchio amico ed agente della CIA, ricompare chiedendogli aiuto. La missione per liberare uno scienziato dai suoi sequestratori si rivela essere più insidiosa del previsto, portando Bond sulle tracce di un misterioso villain armato di una nuova e pericolosa tecnologia.

Il cast che affiancherà Daniel Craig nel nuovo capitolo di James Bond, girato di nuovo in Italia vede la presenza di Léa Seydoux, Ralph Fiennes e Rami Malek.

No Time To Die sarà presente nelle sale cinematografiche da aprile 2020.

Il mio amore più grande?! Il cinema. Passione che ho voluto approfondire all’università, conseguendo la laurea magistrale in Scienze dello spettacolo e della produzione multimediale a Salerno. I miei registi preferiti: Stanley Kubrick, Quentin Tarantino e Mario Monicelli. I film di Ferzan Ozpetek e le serie tv turche sono il mio punto debole.

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Cinema

Le Mans ’66, un’amicizia spinta oltre l’ebbrezza dei settemila giri

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Quando nel 1959 Carroll Shelby (il sempre bravo Matt Damon) vince la 24 ore di Le Mans, l’uomo sembra destinato a un trionfo senza precedenti. Ma il fato ci mette lo zampino e per un serio problema cardiaco Shelby è costretto ad abbandonare le corse e a reinventarsi come progettista e venditore di automobili in un magazzino di Venice Beach. In quello stesso magazzino lavora anche il talentuoso ma “fumantino” collaudatore di automobili Ken Miles (uno straordinario Christian Bale). Tra i due nascerà un’amicizia destinata a segnare il mondo delle corse automobilistiche e che attraverserà il periodo di conflitti e sfide serrate tra i due grandissimi marchi Ford e Ferrari. Insieme e contro un mondo ostile che non ammette talento quando “non allineato”, i due metteranno a punto un modello di Ford capace di competere contro le imbattibili Ferrari, e con cui si gareggerà un testa a testa al cardiopalma nella famosa Le Mans ’66.

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James Mangold (Walk The Line, Logan – The Wolverine) torna alla regia per ripercorrere il tracciato della storica amicizia tra Carroll Shelby e Mike Miles all’interno del vibrante mondo automobilistico degli anni ’60, segnato dal conflitto tra il commerciale marchio Ford e quello ben più aristocratico, elitario e “vincente” della Ferrari. E se da un lato Shelby incarna il volto pulito del bravo ragazzo in grado di rappresentare la formalità compiaciuta del business (della Ford dell’epoca), di contro Miles veste l’intraprendenza solitaria, il talento e la passione allo stato puro, quegli elementi che fanno il cavallo di razza difficile da domare ma capace all’occorrenza di fare la differenza.

Insostituibile nella messa a punto dei veicoli e vero asso al volante, Miles rappresenta la lotta del singolo contro l’industria e il business, lo scontro del talento contro il marketing (spesso ottuso) del sistema. E sulla lunga, nella gara di resistenza perfettamente incarnata dal circuito di Le Mans, (un circuito dove non bastano la velocità e la resistenza ma serve l’unione delle due cose insieme a quell’istinto capace di guidarti fino e oltre i settemila giri senza “svanire” del tutto) Miles – con il supporto di Shelby – dimostrerà come la passione incondizionata porta dei risultati insperati anche in uno scontro su carta impossibile alla Davide contro Golia. 

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James Mangold segue da vicino e dalla distanza talento e speranza visionaria incarnati da Miles, uomo tanto umile quanto geniale e maledetto, insostituibile e a tratti fuori controllo. In un film che si muove lungo un circuito di velocità e sorpassi, Le Mans ’66 ha tutti i pregi del film d’azione e ad alto tasso adrenalinico in grado di veicolare però anche la profondità e il valore ultimo delle esistenze di cui narra. Muovendosi contemporaneamente lungo la linea orizzontale degli eventi e quella verticale delle emozioni, l’opera di Mangold trova in Matt Damon e soprattutto in Christian Bale (dinoccolato e irriverente al punto giusto) quella profondità umana capace di dire qualcosa oltre le immagini, oltre le gare e i testa a testa, i confronti personali e aziendali, di tracciare addirittura una linea di senso oltre i tanti pericoli della corsa e della velocità spinti ai loro limiti massimi. Perché oltre i settemila giri la macchina con cui corri svanisce, resta solo un corpo che attraversa lo spazio e il tempo, ma hai il “momentum” giusto per chiederti “Chi sei!?”. 

Con abilità registica e solida struttura narrativa Mangold realizza un film di velocità e motori che ha però anche il giusto esistenzialismo, e la giusta intimità, perfettamente veicolata dallo splendido duo di attori Matt Damon e Christian Bale. Il regista newyorkese tiene dunque in equilibrio azione ed emozione lungo un film vibrante che dura “solo” due ore e mezza, ma tocca vette adrenaliniche e d’emozione degne della 24 ore di Le Mans, una delle gare automobilistiche più complesse e appassionanti di sempre. 

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3.5 Punteggio
Regia
Sceneggiatura
Cast
Colonna Sonora
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Cinema

RFF14, John Travolta Premio Speciale per The Fanatic di Fred Durst

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La quattordicesima edizione della Festa del Cinema di Roma celebrerà John Travolta assegnandogli il Premio Speciale per la sua interpretazione in The Fanatic di Fred Durst prodotto da Oscar Generale p.g.a. L’attore, due volte nominato all’Oscar®, vincitore del Golden Globe e del premio Emmy, riceverà il riconoscimento martedì 22 ottobre presso la Sala Sinopoli dell’Auditorium Parco della Musica in occasione dell’Incontro Ravvicinato che terrà con il pubblico della Festa.

“Sono felice e onorato di premiare John Travolta per l’interpretazione in The Fanatic – ha detto il Direttore Artistico Antonio MondaUna performance sorprendente e struggente che riesce a mostrare come a Hollywood i sogni si trasformano spesso in incubi”. Nel corso dell’Incontro Ravvicinato, Travolta presenterà The Fanatic, il thriller che lo vede protagonista e che sarà proiettato domenica 27 ottobre alle ore 18 presso il cinema My Cityplex Savoy: nel film, Travolta interpreta Moose, un patito di cinema ossessionato dal suo attore preferito Hunter Dunbar. Per incontrarlo, il protagonista si affida a una fotografa che sa come trovare le case delle celebrità: Moose comincia così a perseguitare l’attore per ottenere l’incontro che pensa di meritare. Le intenzioni di Moose, dapprima innocue, prendono gradualmente una piega oscura.

Durante l’Incontro Ravvicinato, Travolta ripercorrerà inoltre le tappe principali della sua carriera che attraversa quasi cinquanta anni di cinema, teatro e televisione. Fra gli attori più versatili e apprezzati della sua generazione, Travolta raggiunge nel 1977 il successo planetario nei panni di Tony Manero ne La febbre del sabato sera: per la sua interpretazione riceve una nomination agli Oscar® e una ai Golden Globe come Miglior attore. Il successo è ribadito da Grease di Randal Kleiser. Nel 1994, è protagonista di Pulp Fiction di Quentin Tarantino: il memorabile ruolo di Vince Vega gli vale la seconda nomination all’Oscar®. Nel corso dei decenni, Travolta ha lavorato con alcuni dei maggiori registi contemporanei fra i quali Oliver Stone, Terrence Malick, Brian De Palma, Mike Nichols e John Woo.

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Cinema

Brave ragazze, un cast corale tutto al femminile per un colpo da “vere” donne

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brave ragazze

Gaeta, primi anni ’80. Anna (Ambra Angiolini) è una madre single, con un figlio da mantenere e troppi lavori precari da gestire per sbarcare il lunario. Maria (Serena Rossi) invece non ha figli, ma in compenso ha un marito violento che non sa come tenere a bada, e che in cuor suo spera passi a miglior vita. Chicca (Ilenia Pastorelli) e Caterina (Silvia D’Amico) sono sorelle, unite ma diverse, tanto scafata ed estroversa la prima quanto impacciata  e insicura la seconda. Quattro storie (differenti) di donne tutte ugualmente insoddisfatte del loro presente e in cerca di un futuro migliore. E in questa fotografia di diffusa insoddisfazione, l’idea più che classica di mettere a segno un colpo in banca sarà in grado di risvegliare i loro sogni  incompiuti e le loro coscienze dormienti, inducendole a indossare abiti maschili e impugnare pistole pur di tentare di dare una svolta alle loro vite. Ma l’imprevisto ci si mette sempre di mezzo, e in questo caso avrà il volto fascinoso del commissario Morandi (Luca Argentero).

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Alla sua opera seconda Michela Andreozzi (l’opera prima del 2017 è Nove Lune e Mezza) dirige Brave ragazze, che traduce sul grande schermo la vera storia delle Avignonesi, dette anche le Amazzoni, ovvero un gruppo di donne della provincia francese mosse per disperazione a impugnare le armi e portare a casa quel gruzzolo che avrebbe dovuto cambiare a tutte loro la vita. Una storia tanto simbolica quanto rocambolesca nella realtà che non trova però in “questa” finzione una sua soddisfacente riproduzione cinematografica. Su una sceneggiatura (a cura della stessa Andreozzi con Alberto Manni) su più versanti debole e inadeguata, incapace di tenere saldo il timone una storia a suo modo stravagante ma interessante, e impiegando malamente anche un cast di volti noti (Ambra Angiolini, Luca Argentero, Max Tortora) che finiscono per essere macchiette di personaggi smarrite in un teatrino senza autore e autorialità alcuna, Brave ragazze si attesta infatti come il tentativo fallito di raccontare una storia avventurosa tutta al femminile con il giusto guizzo estetico e piglio narrativo.

E, invece, sequela di scene slegate e scollate che non seguono quasi mai il giusto schema di causa effetto, infarcite di dialoghi scricchiolanti che stentano a restituire la profondità reale e (a)morale della storia, il film della Andreozzi spreca le sue tante carte in un calderone di inadeguatezza in cui, infine, confluisce un po’ tutto. Difficile a conti fatti empatizzare con queste donne belle di natura e ladre per necessità, mutuate in parte da un immaginario quasi fumettistico alla Occhi di gatto, che restano invece su schermo palesemente personaggi di finzione e non trovano mai il peso esistenziale di donne realmente immerse nella drammatica realtà di una famiglia da sfamare e una dignità da salvaguardare; una realtà (che purtroppo) appartiene sempre a troppe brave ragazze diventate “cattive” per contingenze e/o necessità.  

Alla sua opera seconda Michela Andreozzi dirige Brave Ragazze, commedia corale dal cast nutrito e di volti noti che manca però di intercettare e riprodurre gli elementi più crudi e interessanti del fatto di cronaca cui s’ispira, ovvero un gruppo di amiche della Provenza francese improvvisatesi ladre pur di tentare la svolta della vita.

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