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Horror Mania

PPZ – Pride and Prejudice and Zombies, genesi e curiosità della visione dark gotica di Jane Austen

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Uno dei romanzi più amati di sempre è sicuramente Orgoglio e pregiudizio, la romantica storia d’amore tra Mr. Darcy ed Elizabeth Bennett scritta da Jane Austen nel 1813; un cult della letteratura mondiale che abbiamo visto trasposto sul piccolo schermo nella splendida miniserie britannica del 1995 di Andrew Davies con Colin Firth e nel meraviglioso film di Joe Wright con Keira Knightley. Ma, a distanza di oltre un secolo e mezzo dal classico della Austen, lo scrittore, fumettista e sceneggiatore Seth Grahame-Smith ha adattato in chiave horror l’opera originale trasformandola in Orgoglio e Pregiudizio e Zombie. Ebbene sì, nell’universo alternativo creato da Smith le cinque sorelle Bennet affrontano una misteriosa epidemia che ha trasformato gli esseri umani in zombie. Esperta nelle arti marziali e nell’uso delle armi, Elizabeth Bennet guida coraggiosamente il gruppo ma l’improvviso arrivo dell’affascinante killer di zombie Mr. Darcy complicherà le cose.

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Caratterizzata dall’eleganza di un classico della letteratura inglese e dalla folle ironia del cinema di Tarantino, la rivisitazione a tinte dark di Grahame- Smith ha catturato l’attenzione della Lionsgate che ha deciso di trarne un’opera cinematografica a metà strada tra La notte dei morti viventi di George Romero e Charlie’s Angels di McG: l’epidemia zombie è iniziata circa settant’ anni prima le vicende raccontate nel film. Ecco perché Elizabeth e le sue sorelle sanno come affrontare i non morti. “Sono cresciute imparando le arti marziali e cose di questo genere – ha dichiarato il regista Burr Steers Inoltre nei libri di Jane Austen, anche se nessuno le nomina, hanno un ruolo fondamentale le guerre Napoleoniche che noi abbiamo rimpiazzato con gli zombie”. Nei panni delle agguerrite sorelle Bennet troviamo Lily James, Suki Waterhouse, Bella Heathcote, Millie Brady ed Ellie Bamber che, dopo un casting a dir poco travagliato, hanno preso il posto di Lily Collins, Emma Stone e Natalie Portman: “Quando ho iniziato a leggere lo script ero un po’ scettica, ma dopo venti pagine me ne sono totalmente innamorata – ha confessato Lily James, la star del Cenerentola firmato da Kenneth BranaghÈ un film cool perché unisce due mondi completamente diversi”.

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Nonostante mantengano il decoro delle fanciulle dell’epoca, le sorelle Bennet non hanno problemi a maneggiare armi e a trucidare orde infinite di zombie: “C’è qualcosa di speciale nel vedere cinque donne darle di santa ragione ai non morti – ha continuato Steers – È fantastico lavorare con cinque attrici in grado di maneggiare spade e sostenere allo stesso tempo la complessità dei dialoghi di Jane Austen”. Ma i veri protagonisti del film sono gli zombie che, secondo quanto dichiarato dallo stesso Steers, sono molto più reali di quelli che abbiamo visto finora sul grande schermo: “Invece di seguire le passate rappresentazioni dei non morti ho preferito adottare un approccio più realistico – ha concluso Steers – i miei zombie non vi guarderanno mai dritto negli occhi, sono decisamente inquietanti”. Il film, che vede nel cast anche Douglas Booth, Lena Headey, Matt Smith e Sally Phillips, uscirà in tutti i cinema italiani il 4 febbraio 2016. Riuscirà Burr Steers a rendere onore al romanzo più folle delle ultime due decadi? Solo il tempo ce lo dirà, ma l’hype è già alle stelle; dopotutto non capita tutti i giorni di vedere una eroina della letteratura inglese come Elizabeth Bennet affrontare centinaia di famelici zombie. Qui potete leggere la nostra recensione del film.

Classe 1988, nato con l'idea del cinema come momento magico, cresciuto con la prassi di vedere (almeno) un film a sera, abituato a digerire qualsiasi tipo di opera (commedia, splatter, dramma, horror) sin dai primissimi anni di età, propenso a scavare nei meandri più nascosti per trovare sconosciute opere horror da torcersi le budella... appassionato, commerciale, anti-commerciale, romantico, seriofilo, burtoniano...disponibile davanti e dietro le quinte e disposto per tutti voi ad intervistare le più grandi celebrità italiane e internazionali... questo è Carlo Andriani ovvero: IO.

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Cinema

Scary Stories to tell in the Dark, la recensione dell’horror scritto da Guillermo Del Toro

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C’è chi per festeggiare Halloween condivide storie dell’orrore, inventate o ispirate a fatti realmente accaduti, davanti a un camino, mangiando dolcetti che potrebbero trasformarlo in una delle creature spaventose di Scary Stories to Tell in the Dark (quando vedrete il film capirete a chi ci riferiamo). Il film diretto da André Øvredal  e scritto e prodotto dal premio Oscar Guillermo Del Toro, è perfetto da vedere al cinema aspettando la celebre notte delle streghe. Si tratta di un adattamento dei famosi libri per ragazzi di Alvin Schwartz, presentato in anteprima alla 14° edizione della Festa Internazionale del Cinema di Roma e nelle sale italiane dal 24 Ottobre con Notorious Pictures.

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Durante la notte di Halloween del 1968 un gruppo di adolescenti visita un’antica casa abbandonata con un passato inquietante di dolore e violenza. Tornando a casa, portano con loro un libro sulle cui pagine, improvvisamente, cominciano ad apparire delle storie di morte che li riguardano. Diventa così indispensabile capire come risolvere il mistero che circonda quel fenomeno surreale che porta sangue nella loro piccola cittadina della Pennsylvania. Le illustrazioni originali di Stephen Grammel,contenute nei libri di Schwartz negli anni ’80 e ’90, hanno sicuramente contribuito alla visione di Del Toro, abituato a rendere sullo schermo mostri spaventosi e disgustosi. Nel corso del film, infatti, si alternano sulla scena creature che sembrano riprese dall’universo di Silent Hill e dai film dello stesso Del Toro come Il Labirinto del Fauno, che mantengono un loro realismo e riescono ad essere terrificanti e curiose.

Leggi anche: I mostri più spaventosi di Guillermo Del Toro

Non ci sono damigelle in pericolo, anzi la leader del gruppo, interpretata dalla giovane Zoe Margaret Colletti, è una ragazzina tosta e determinata che nel tempo libero si diverte a scrivere storie spaventose, proprio come il fantasma che la tormenta. La sua camera è ricca di cimeli anni ’80 per testimoniare la passione dell’industria televisiva e cinematografica attuale che, stregata dal successo di Stranger Things, non sembra voler abbandonare quell’immaginario nostalgico per cui il pubblico sembra avere un debole.

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Diciamo che il punto forte di Scary Stories to tell in the Dark non è l’originalità della sceneggiatura poiché l’idea di racconti che prendono vita già è stata ampiamente proposta sul grande schermo, basti pensare a La Storia Infinita o al recente Piccoli Brividi. Tuttavia la regia di Øvredal è brillante e ambiziosa nel convincere lo spettatore che non sono i personaggi a leggere il libro, ma è “il libro che legge te“. Originali però sono le sorti dei personaggi più sfortunati che vivono esperienze alquanto bizzarre e dolorose che danno vita a scene per stomaci forti che accontentano gli appassionati del genere horror. Esseri umani che si trasformano in spaventapasseri, creature in decomposizione in cerca di abbracci letali, infestazioni di ragni affamati, e tante altre minacce donano al film un ritmo dinamico e coinvolgente. La fotografia nebbiosa, umida e perfettamente in linea con il cinema horror del passato trasporta in una dimensione in cui si fondono il mistery e la fantascienza, ma anche il film d’avventura per ragazzi stile Goonies.

Curiosità: Goonies, 10 verità mai svelate sul cult anni ’80

Scary Stories to tell in the Dark è uno di quei film horror che divertono e intrattengono senza troppe pretese, giocando con i classici salti sulla poltrona e la costruzione graduale di una tensione che, seppur celata dietro una narrazione dall’anima teen, accompagna a casa facendo sviluppare una certa avversione per i lunghi corridoi e le stanze buie.

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3.4 Punteggio
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Cinema

Finché morte non ci separi (Ready or Not), una dark comedy che vira dal bianco nuziale al rosso più pulp

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Grace (la bellissima e brava Samara Weaving, nipote del celebre Hugo), sta per convolare a nozze con il suo amato Alex (Mark O’Brien). Ma attorno al loro matrimonio serpeggia un’atmosfera di inquietante malcontento e mistero, tra occhiate velenose e ghigni sardonici. Membro della nobile nonché ricchissima casata dei Le Domas (famiglia di sangue blu resa ancora più ricca dal business del gioco), Alex non ha mai nascosto alla sua ragazza di appartenere a una famiglia a dir poco stravagante. Ma non è tutto. La sera stessa delle nozze, infatti, a unione ufficializzata, Grace verrà coinvolta dai suoceri e da tutta la parentela al completo a far parte di una tradizione di famiglia, un vero e proprio rito di iniziazione legato al mondo dei giochi e a un patto (in nome del successo) stilato con un signor diavolo di nome Le Bail. La novella sposina dovrà estrarre una carta che indicherà il tipo di gioco (e forse di destino) che le spetta prima di entrare a far parte del “privilegio” associato al “Regno” dei Le Domas. A quel punto, però, restare in vita diventerà il suo unico obiettivo.

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“Che cosa ti è successo? Parenti acquisiti…” 

Nella parabola horror e nel finale dissacrante si cela tutta la portata soprattutto metaforica di questa sinistra dark comedy ben scritta, e interpretata (nel cast anche Andie MacDowell e il noto Adam Brody della serie di successo The OC) che porta la firma dei registi Tyler Gillett e Matt Bettinelli-Olpin. Nell’estremizzazione del concetto di unione e di adesione per forza di cose alla famiglia del coniuge acquisito,  Finché morte non ci separi evidenzia la discesa agli inferi di una ragazza dai lineamenti angelici ritrovatasi per amore e istinto tra le grinfie di una famiglia di psicopatici, costretta a scorciare l’abito e imbracciare le armi pur di sopravvivere. Nobili, ricchi e portatori di quell’aura arrogante di privilegio della ricchezza che spesso e volentieri deve però sottostare a ferrei compromessi, i Le Domas mostreranno in corso d’opera tutta la follia di cui sono capaci, inoculata nella loro bellissima magione, e innaffieranno con il loro nobile sangue la purezza di una giovane donna colpevole di aver seguito il proprio cuore. Virata dal candore immacolato dell’abito nuziale al rosso sangue mortifero generato da un gioco al “Nascondino” non propriamente classico, questa commedia made in USA nasconde nel sottotesto della sua eccentrica follia una critica dissacrante alla società odierna, dove lo status quo e il volere di pochi mettono costantemente sottosopra e a repentaglio la vita e l’innocenza di molti.

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Nella metafora di un’unione emblematica come quella del matrimonio e nel sempreverde sadismo portato dalle parentele (più o meno acquisite – Parenti serpenti docet) Finché morte non ci separi cavalca l’estetica pulp per veicolare il concetto di normalizzazione della follia, lo schema secondo cui quello che si è sempre visto fare tra le mura della propria casa rappresenta poi (anche all’esterno) la realtà e normalità effettiva del proprio percepire e sentire. Dalle stelle (un matrimonio da sogno con il principe azzurro) alle stalle (la fossa caprina) e in un profluvio di sangue versato, dall’illusione di un mondo patinato alla realtà di un mondo malato, la parabola di Grace all’interno di casa Le Domas ha tutto il valore di una estrema resilienza umana e sociale di fronte ai soprusi, di fronte alle armi, di fronte alla prevaricazione del più forte sul (presunto) più debole. Una carrellata graffiante e non banale sulla controversia dei rapporti più stretti (le parentele) o allargati (le società) dove la possibilità di divorzio assume infine tutto il peso ideologico di una trovata o ritrovata libertà. 

Diretta a quattro mani dai registi Tyler Gillett e Matt Bettinelli-Olpin, Finché morte non ci separi è una dark comedy di puro intrattenimento che nasconde al suo interno una critica graffiante alle unioni tutte, più o meno strette e consapevoli. Una storia emblematica di “nozze pericolose”, che infila le sottotrame più horror di un matrimonio dai risvolti a dir poco oscuri.  

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3 Punteggio
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Cinema

Hole – L’Abisso: la nuova terrificante clip dell’horror di Lee Cronin

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Per gli appassionati del genere horror, il film sarà distribuito da Midnight Factory etichetta horror di Koch Media. Scritto e diretto dal regista pluripremiato Lee Cronin, è interpretato da Seána Kerslake, James Quinn Markey, Kati Outinen e James Cosmo. La critica internazionale lo ha già definito “Il nuovo Babadook”. Ecco una nuova, spaventosa clip del film Hole – L’Abisso, intitolata “Vuoi mangiare?”

La sinossi di Hole – L’Abisso: Provando a sfuggire dal passato, Sarah (Seána Kerslake) decide di iniziare una nuova vita con suo figlio Chris (James Quinn Markey) ai margini di una piccola cittadina rurale. Dopo la scoperta di una misteriosa buca nella vasta foresta che confina con la loro nuova casa, Sarah deve lottare per scoprire se i cambiamenti inquietanti che si manifestano nel suo bambino sono una trasformazione riconducibile a quell’abisso, apparentemente ben più sinistro e minaccioso delle sue stesse paure materne.

Hole – L’Abisso sarà nelle sale cinematografiche da giovedì 10 ottobre.

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