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Ventotene Film Festival 2017, cinema e incontri

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Aprirà il 24 luglio prossimo (sino al 2 agosto) il Ventotene Film Festival (VFF) ideato e diretto da Loredana Commonara, che da ventitré anni porta la magia del grande schermo sulla piccola e suggestiva isola pontina, dove un cinema non c’è mai stato. Nel corso di dieci giorni il festival ospiterà incontri, presentazioni di libri, premiazioni e le proiezioni di alcune tra le pellicole più interessanti degli ultimi mesi, accompagnate da registi e interpreti. Tra i numerosi ospiti di questa edizione Margherita Buy, Sergio Castellitto e il pluripremiato regista rumeno Cristian Mungiu, ai quali verrà conferito il Premio Vento d’Europa; Jasmine Trinca che ritirerà il Premio Julia Major, assegnato anche alla senatrice Monica Cirinnà e alla deputata Sandra Zampa; e ancora Francesco Bruni (Tutto quello che vuoi), l’attore Giulio Scarpati, i registi Antonio Piazza e Fabio Grassadonia (Sicilian Ghost Stories) e lo scrittore Marco Mancassola, che incontreranno il pubblico in presentazioni e dialoghi di cinema.

Si inizierà con una preapertura affidata alla protagonista di Fiore, Daphne Scoccia, che la mattina del 24 luglio, nell’ambito del progetto “Cassino – Ventotene. In carcere prima della prima” curato da Daniela Attili, presenterà la pellicola ai detenuti della Casa Circondariale di Cassino. Inoltre, il 26 luglio sarà presente a Ventotene una delegazione di detenuti e operatori penitenziari coinvolti nel progetto.

Per il quinto anno, il festival e il Premio Vento d’Europa celebrano il ruolo fondamentale di Ventotene nella storia della nascita dell’Unione Europea. Proprio su quest’isola, infatti, gli attivisti Altiero Spinelli, Ernesto Rossi, Eugenio Colorni e Ursula Hirschmann, durante un periodo di confino imposto dal regime fascista, diedero vita al Manifesto di Ventotene, redatto nel 1941, e riconosciuto unanimemente come il nucleo dal quale presero le mosse il Movimento Federalista Europeo e il concetto di Europa Unita. Per questa ragione, il Premio Vento d’Europa – Wind of Europe International Award fondato sotto l’Alto Patrocinio del Parlamento Europeo, è un riconoscimento ad artisti simbolo della cultura continentale, che sappiano esprimere i valori di fratellanza e fusione di culture alla base dell’Europa, e quest’anno andrà a tre autorevoli rappresentanti del cinema internazionale: Margherita Buy, sensibile e versatile interprete del cinema italiano contemporaneo che, il giorno dell’apertura, racconterà al pubblico le sue ultime esperienze sul set e le curiosità legate alla pellicola Io e Lei; Sergio Castellitto, che dialogherà con Mario Sesti la sera di sabato 29 e presenterà il suo ultimo lavoro da regista, Fortunata (premio per la Miglior Interpretazione a Jasmine Trinca all’ultimo Festival di Cannes); lo sceneggiatore, produttore e regista Cristian Mungiu, capofila della new wave rumena, che il 28 luglio introdurrà Un padre e una figlia, film che l’ha riportato a Cannes nel 2016, dove ha vinto il premio per la Miglior Regia, dopo la Palma d’Oro per 4 mesi, 3 settimane, 2 giorni ottenuta nel 2007.

Il Premio Julia Major, ispirato alla leggendaria figlia dell’imperatore Augusto esiliata sull’isola di Ventotene per la sua indole ribelle e definita “prima femminista della storia”, viene assegnato a donne che si siano distinte in campo artistico e letterario. Quest’anno il premio verrà conferito alla talentuosa attrice Jasmine Trinca, che incontrerà il pubblico nella serata di chiusura introdotta da Massimo Galimberti, mercoledì 2 agosto. Il riconoscimento verrà inoltre consegnato alla senatrice Monica Cirinnà (scrittrice, prima firmataria della Legge per le unioni civili approvata nel 2016) e all’On Sandra Zampa, capogruppo Pd all’interno della commissione bicamerale per l’Infanzia (firmataria nel 2017 della legge che tutela i minori stranieri non accompagnati) che saranno protagoniste di due “Dialoghi al tramonto” dedicati rispettivamente al tema “L’amore, la legge, le unioni civili” (lunedì 24, con il poeta Antonio Veneziani con Marta Bonafoni, giornalista e Consigliere della Regione Lazio, componente della Commissione Politiche Sociali) e alla presentazione della Giuria del Concorso #Open Frontiers# (mercoledì 26, con il Presidente del CIR – Consiglio Italiano per i Rifugiati, Roberto Zaccaria e con Rita Visini assessore alle Politiche Sociali, Sport e Sicurezza della Regione Lazio. Inoltre, la sezione “Dialoghi al tramonto”, realizzata in collaborazione con il progetto IO LEGGO e curata dal professor Luigi Mantuano, ospiterà un incontro sull’Europa e sullo sviluppo della Brexit, con lo scrittore e sceneggiatore Marco Mancassola e con Silvia Costa, membro della Commissione per la cultura e l’istruzione del Parlamento Europeo, e la presentazione del romanzo “L’ora di punta” dell’autrice e sceneggiatrice Nora Venturini, accompagnata da letture dell’attore Giulio Scarpati.

Torna anche la seconda edizione del Concorso Internazionale #Open Frontiers# riservato a docufilm che riflettano su temi legati all’identità europea, a legalità, cittadinanza attiva, democrazia e integrazione razziale. La giuria presieduta da Roberto Zaccaria e composta da sei rifugiati con esperienze e interessi in ambito culturale selezionerà l’opera vincitrice tra le 5 finaliste: 23 30 A Captive Story di David Marradés (Spagna, 2015), Amerika Square di Yannis Sakaridis (Grecia, 2016), Castro di Paolo Civati (Italia, 2016), Strane Straniere di Elisa Amoruso (Italia, 2016), Out Of The Woods di Marko Kostic (Serbia, 2017). Quest’anno si inaugura anche #Open Frontiers Young#, nuova sezione dedicata ai cortometraggi girati da studenti di scuole italiane che, al fianco di minori stranieri non accompagnati, compongono la giuria presieduta dall’attrice Anna Ferruzzo.

Il Ventotene Film Festival è anche fiaba, avventura e divertimento per i più piccoli, proprio a loro è infatti dedicata la sezione “Immagini&Fantasia” che, come da tradizione, ospita una selezione di film dedicati al pubblico di bambini e ragazzi. Il Ventotene Film Festival è realizzato grazie al contributo del MiBACT, della Regione Lazio e con il sostegno di SIAE – Società Italiana degli Autori ed Editori.

Il cinema e la scrittura sono le compagne di viaggio di cui non posso fare a meno. Quando sono in sala, si spengono le luci e il proiettore inizia a girare, sono nella mia dimensione :)! Discepola dell' indimenticabile Nora Ephron, tra i miei registi preferiti posso menzionare Steven Spielberg, Tim Burton, Ferzan Ozpetek, Quentin Tarantino, Hitchcock e Robert Zemeckis. Oltre il cinema, l'altra mia droga? Le serie tv, lo ammetto!

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Cinema

Cannes 2020 | Annunciata la selezione ufficiale del festival che non ci sarà

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cannes 2020

Thierry Frémaux l’aveva detto ed è stato di parola, seppur la dichiarazione sia parso più uno sfoggio personale atto a celebrare il Festival del cinema per eccellenza – che di certo non aveva bisogno di superflui lustrini – che un effettiva risposta al forzato annullamento di Cannes 2020 a causa dell’epidemia di Covid-19. In ogni caso il delegato generale ha annunciato ieri, insieme al presidente del festival Pierre Lescure, la selezione di titoli che era stata prevista per l’edizione di quest’anno: film che potranno essere presentati o concorrere in altre kermesse (la grande rivale Venezia esclusa) o distribuiti direttamente in sala a patto di portare con loro il marchio Cannes. Un totale di 56 titoli – nessun italiano – annunciati senza la sezione nella quale avrebbero dovuto gareggiare, con ben quindici esordi e sedici produzioni a marchio femminile. Ma vediamo insieme una panoramica delle pellicole più interessanti che avrebbero dovuto originariamente vedere la prima luce delle sale sul suolo d’Oltralpe.

Da Wes Anderson a François Ozon

the french dispatch

The French dispatch

Il film più atteso dalla critica e dal pubblico era sicuramente The French Dispatch di Wes Anderson, pronto ad accompagnarci nelle dinamiche relazionali della sezione francese di quotidiano americano con il supporto di un cast delle grandissime occasioni (capitanato dai suoi feticci Bill Murray, Owen Wilson e Adrien Brody). Ma la lista di grandi autori è lunghissima, da François Ozon con il viaggio nostalgico in un’estate degli anni ’80 di Été 85 al “doppio” Steve McQueen con Mangrove and Lovers Rock – facenti parte di un progetto antologico per BBC Films -, da Thomas Vinterberg che in Druk – Another Round torna a collaborare col fido Mads Mikkelsen a Bruno Podalydès con Les Deux Alfred.

Leggi anche: Cannes 2019, i film e le star più attese in questo nuovo giro di Croisette

Dall’Oriente con furore

peninsula

Peninsula

Ma è soprattutto il cinema orientale a pagare il prezzo più alto: nell’edizione successiva al trionfo di Parasite (2019) erano molte infatti le proposte “con gli occhi a mandorla” pronte a caratterizzare le varie sezioni. Sia dal punto di vista più spettacolare, con Peninsula di Yeon Sang-ho – sequel dell’instant cult Train to Busan (2016) che avrebbe fatto saltare dalla sedia i critici più abbottonati, che da quello più intimista e crepuscolare: la lunga lista include i nuovi lavori di maestri/e conclamati quali Hong Sang-soo (con Heaven), Naomi Kawasi (True mothers), Im Sang-soo (Évent), oltre alla visione globale di Septet: The Story Of Hong Kong, che ripercorre la storia del cinema dell’ex colonia britannica attraverso lo sguardo di sette grandi registi come Ann Hui, Johnnie To, Tsui Hark, Sammo Hung, Yuen Woo-Ping, Patrick Tam e Ringo Lam.

Non manca l’animazione, con il nuovo atteso lavoro della Pixar ossia il Soul diretto da Pete Docter – recentemente autore dell’ottimo Inside out (2015) e l’ultimo film dello studio Ghibli firmato dal figlio d’arte Goro Miyazaki, il fantastico Aya and the Witch. Tra i debutti d’eccellenza dietro la macchina da presa citiamo il Failing di Viggo Mortensen: anche lui, come i suoi colleghi esordienti e meno famosi, avrebbe forse voluto vivere l’emozione della “prima volta” in maniera ben diversa.

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Berlinale

Stateless | quello che sappiamo sulla nuova serie con Cate Blanchett

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Con l’avvento del coronavirus il tema dell’immigrazione e dei rifugiati è passato momentaneamente in secondo piano, con la psicosi collettiva (amplificata e non poco dal sensazionalismo mediatico) che domina le pagine dei telegiornali. Il festival del Cinema di Berlino, in corso proprio in questi giorni, sembra per ora non risentire eccessivamente del chiacchericcio intorno al flusso epidemico e proprio alla kermesse tedesca, nelle sezione Berlinale series, è stata appena presentata Stateless, nuova serie televisiva ideata, prodotta e interpretata da Cate Blanchett che si concentra proprio sul cruciale argomento, sempre attuale in ogni angolo del mondo, della ricerca di una vita migliore da parte di coloro che vivono nelle aree più povere del pianeta o sono in fuga da situazioni di guerra.

La prima stagione, in sei puntate, è stata acquistata da Netflix che la manderà in onda nel corso dell’anno dopo la trasmissione in anteprima assoluta sulla rete australiana ABC, che ha commissionato il progetto, il prossimo 1 marzo.

Stateless | Una storia dei nostri giorni

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Una drammatica scena di Stateless

Cosa sappiamo ad oggi di Stateless? La sinossi è, come prevedibile vista l’imminente uscita in patria e il debutto a Berlino, già disponibile. La storia racconterà le parallele vicissitudini di quattro personaggi che si ritrovano a condividere le proprie esperienze in centro detentivo per l’immigrazione situato nel deserto australiano. I protagonisti sono Sofie Werner, una hostess di compagnie aeree in fuga da un misterioso culto, il rifugiato di origini afghane Ameer che sta scappando dalla persecuzione nel suo Paese, il padre di famiglia Cam Samford che si trova in gravi difficoltà economiche e deve badare ai tre figli e la burocrate Claire Kowitz, reduce da un recente scandalo.

Tra il quartetto si instaurerà un solido legame nonostante la situazione diventi più difficile per ognuno di loro giorno dopo giorno. La sceneggiatura si ispira a fatti realmente accaduti, avvenuti nel 2004 e coinvolgenti una cittadina tedesca trattenuta illegalmente, liberamente adattati per risultare maggiormente incisivi e coniugare al contempo impegno civile e un maturo intrattenimento per il grande pubblico.

Leggi anche: Cate Blanchett, 5 curiosità sull’attrice ospite alla Festa del Cinema di Roma 2018

Stateless | Un progetto importante

Yvonne Strahovski è Sofie Werner

Cate Blanchett interpreterà un ruolo di supporto, quello di Pat, che segna anche la sua prima effettiva partecipazione davanti alla macchina da presa in un format destinato al piccolo schermo. L’attrice è da tempo ambasciatrice dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani e ha lavorato in prima persona alla creazione della serie, scritta con la collaborazione di Tony Ayres ed Elise McCredie.

Il cast di Stateless è quello delle grandi occasioni, con volti noti del panorama sia televisivo che cinematografico come Yvonne Strahovski (Chuck), Dominic West (The Wire) e Jai Courtney e interpreti meno conosciuti di provenienza autoctona, mentre in cabina di regia si alternano, per tre episodi ciascuna, Jocelyn Moorhouse (The Dressmaker – Il diavolo è tornato) ed Emma Freeman (Glitch). La Blanchett ha dichiarato “Stateless è frutto di un lavoro di anni e la diffusione worldwide su Netflix è il mezzo migliore per diffondere su scala globale spunti di riflessione sulla logica di protezione dei confini attraverso una storia dal carattere universale“.

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Berlinale

Berlino 70 | My Salinger Year, la recensione del film di apertura

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my salinger year

Johanna è una giovane aspirante scrittrice che vive in una avvolgente e tenue New York degli anni 90. Il suo sogno è uno di quelli tenuti nel cassetto da tutti coloro che tentano di realizzarsi tra le strade della grande mela, come se quella città, da sempre fonte di ispirazione di cineasti e poeti, avesse dei poteri magici. Quando inizia a lavorare come assistente di Margaret, la famosa agente letteraria di scrittori di successo come J.D. Salinger, Johanna si avvicina un po’ di più al mondo della letteratura, seppur da una diversa prospettiva.

Oltre a rispondere al telefono e assecondare i capricci del capo, le viene assegnato il compito di leggere le numerose lettere indirizzate al celebre scrittore de Il Giovane Holden. Colpita dalle riflessioni e confessioni dei vari ammiratori di Salinger, Johanna comincia a rispondere, andando incontro ad alcune inevitabili conseguenze.

my Salinger year

Sigourney Weaver in My Salinger Year

Quelli che mi lasciano proprio senza fiato sono i libri che quando li hai finiti di leggere vorresti che l’autore fosse un tuo amico per la pelle e poterlo chiamare al telefono tutte le volte che ti gira”. Il regista Philippe Falardeau sembra voler portare sullo schermo queste parole dello scrittore americano con il film My Salinger Year che ha aperto la 70° edizione del festival di Berlino.

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La sua protagonista, interpretata da una carismatica e tenera Margaret Qualley, ha l’occasione di ricevere preziosi consigli da Salinger in persona attraverso una serie di telefonate improvvisate. Cosa può volere di più una ragazza che sogna di diventare scrittrice ed è in cerca della sua grande occasione? Il film di Falardeau si nutre di una storia delicata, emozionante, immersa in un’atmosfera che ricorda i film di Woody Allen senza jazz di sottofondo. 

Ispirato al romanzo Un anno con Salinger di Joanna Rakof, My Salinger Year esplora il fascino del mondo della letteratura e dell’editoria di un periodo storico in cui non si avverte la minaccia della scrittura digitale e l’assenza degli smartphone permette ai vari personaggi una maggiore consapevolezza di quello che accade intorno a loro. Mentre di rado appare la presenza misteriosa di J.D. Salinger sempre di spalle per scelta del regista, al centro della sceneggiatura il rapporto tra Margaret e Johanna, due donne così diverse accomunate da un’esperienza comune che le fa crescere e maturare, ognuna a suo modo. La dinamica tra loro sembra ricordare quella di Miranda Priesley (Meryl Streep) e la giovane sognatrice Anne Hathaway. Infatti un difetto del film – se può considerarsi tale – è l’eccessiva similitudine con la commedia di David Frankel del 2006.

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Margaret Qualley My Salinger Year

Margaret Qualley in My Salinger Year

All’inizio Margaret e Johanna sono come due pianeti diversi che piano piano si connettono e riescono a condividere una visione. My Salinger Year è un film intimo, adorabile e senza pretese, che ci invita a credere nelle proprie ambizioni fino alla fine, magari dando una sbirciatina a chi ce l’ha fatta prima di noi.

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