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Horror Mania

Suspiria compie 40 anni: 5 buoni motivi per rivedere il cult di Dario Argento

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Ci sono pellicole destinate a scrivere la storia del cinema. Capolavori che, ridefinendo l’entertainment passato e contemporaneo, restano impressi nell’immaginario della settima arte.

Suspiria, il classico di Dario Argento con Jessica Harper e Joan Bennett, è tra gli horror più significativi degli ultimi quaranta anni. Un brivido che, uscito nelle sale il 1 febbraio del 1977, torna al cinema in una spettacolare versione restaurata in 4K. Esaltato da un formato visivo che arricchisce e perfeziona le 1.300 inquadrature della pellicola, Suspiria segue la terrificante discesa di una ballerina nell’universo di perversioni e malvagità dell’Accademia di danza di Friburgo.

Tra le influenze del Suspiria De Profundis di Thomas de Quincey e il fascino gotico delle arti grafiche di Escher, Suspiria ripete la magia di Profondo rosso ed eleva Dario Argento tra i geni del brivido. In occasione del ritorno in sala di Suspiria dal 30 gennaio al 1 febbraio, vi sveliamo cinque punti di forza del più terrificante cult di Dario Argento:

Inferno, il secondo terrificante capitolo della Trilogia delle Madri

1. L’inizio di un franchise

Suspiria rappresenta l’iconico start di uno dei franchise più amati del cinema dei brividi. Capostipite della Trilogia delle Madri, il capolavoro con Jessica Harper aggiorna, tra influenze fiabesche e rimandi gotici, il mito delle streghe. Un universo misterioso che, dopo gli orrori della Mater Suspiriorum, si espande nel 1980 in Inferno: il sequel con Gabriele Lavia ed Eleonora Giorgi che rivela la terrificante natura della Mater Tenebrarum.

Inserito tra i migliori sequel horror, Inferno anticipa La terza madre, il capitolo che conclude la saga con la Mater Lacrimarum. Un flop di critica e di pubblico che mette in standby il franchise fino all’ambizioso remake di Luca Guadagnino, in uscita entro la fine del 2017.

Interpretato da un cast stellare composto da Dakota Johnson, Tilda Swinton, Chloe Grace Moretz e la stessa Jessica Harper, Suspiria tenterà di ripetere la magia dell’indimenticabile classico di Dario Argento.

Suzy e Sara percepiscono il respiro della Mater Suspiriorum

2. Il cast di Scream Queens

Suspiria seduce e inquieta attraverso lo straordinario cast al femminile guidato da Jessica Harper. L’attrice statunitense, scelta da Dario Argento dopo il successo del Fantasma del palcoscenico di Brian De Palma, consacra Suzy Bannion l’eroina del cinema di genere.

Dolce e aggraziata come una delle ballerine di Madame Blanc ma coraggiosa e indomabile come la migliore delle Scream Queens, Jessica Harper ridefinisce il ruolo femminile nell’horror passato e contemporaneo.

Tra le brillanti interpreti di Suspiria ricordiamo Stefania Casini (Novecento di Bernardo Bertolucci), Alida Valli (Occhi senza volto di Georges Franju) e Joan Bennett (Dark Shadows e La casa dei vampiri). Un cast di straordinario valore che rende il cult di Dario Argento un classico della settima arte.

Una delle brutali sequenze-cult di Suspiria

3. Le sequenze-cult

Uno dei traguardi che mi ero posto era di realizzare un film dove non ci fossero due inquadrature uguali o simili. Volevo che ogni inquadratura fosse bizzarra, strana e che rispecchiasse lo spirito del film”, con queste parole Dario Argento descrive Suspiria, una di quelle rare pellicole in cui ogni sequenza è unica e indefinibile.

Arricchito dalla straordinaria fotografia rosso-sangue di Luciano Tovoli, il film di Argento ci catapulta in una spirale di uccisioni che seduce dalla prima all’ultima inquadratura. Afferrata dalla finestra e accoltellata ripetutamente, la ballerina di Madame Blanc muore impiccata in un tripudio di sangue e vetri. Una sequenza che, inserita tra i momenti cult del cinema horror, anticipa il letale morso alla gola del pianista nella Königsplatz di Monaco di Baviera e l’omicidio di Sara, sgozzata senza pietà tra i fili di ferro.

Come ogni classico che si rispetti, l’epilogo di Suspiria raggiunge l’acmè del cinema gotico: risvegliata accidentalmente da Suzy, la strega Helena Markos rianima il corpo di Sara prima di morire in un trionfo di fiamme.

I Goblin, gli autori delle musiche di Profondo rosso e Suspiria

4. Le musiche dei Goblin

Quando pensiamo alla filmografia di Dario Argento salta subito alla nostra immaginazione il theme musicale di Profondo rosso. Una miscela di suoni che, insieme alle melodie di Halloween e de L’esorcista, entra tra le soundtrack più evocative dell’entertainment horror. Nonostante il potere psicologico dell’accompagnamento di Profondo rosso, la musica di Suspiria è altrettanto unica e affascinante.

Realizzata da Dario Argento e dai Goblin attraverso la fusione dello strumento a corde greco Bouzouki e il sintetizzatore Moog, il theme che domina i delitti della Mater Suspiriorum è un classico del brivido. Una musica seducente e inquietante che trascende in suoni gli orrori immaginati da Argento nel terrificante Suspiria.

Suzy Banner affronta Helena Markos nel brillante epilogo di Suspiria

5. Un cult immortale

Suspiria è un cult venerato e omaggiato da autori della settima arte come Diablo Cody, Quentin Tarantino e Nicolas Winding Refn. “Dario Argento è l’autore più influente e importante, fine della discussione. È vostro e dovreste esserne fieri”, con queste parole il folle regista di Drive e The Neon Demon ha elogiato l’autore di Suspiria durante l’ultima edizione della Mostra del Cinema di Venezia. Un plauso che consacra il film con Jessica Harper il capostipite di classici del genere come Inferno, Phenomena e Masters of Horror.

Non è facile esprimere che cosa renda Suspiria un capolavoro immortale. Il capostipite della Trilogia delle Madri unisce i migliori guizzi artistici di Argento, dalla ossessiva cura della fotografia (mai così rossa e astratta) alla caratterizzazione di sequenze gore, effetti shock, riprese soggettive e musiche inquietanti.

Suspiria è la massima espressione del più grande esponente italiano del cinema thriller e horror. Un genio del terrore che, conquistandoci attraverso la magia della Mater Suspiriorum, ridefinisce le regole del brivido mondiale.

Trailer Suspiria

Classe 1988, nato con l'idea del cinema come momento magico, cresciuto con la prassi di vedere (almeno) un film a sera, abituato a digerire qualsiasi tipo di opera (commedia, splatter, dramma, horror) sin dai primissimi anni di età, propenso a scavare nei meandri più nascosti per trovare sconosciute opere horror da torcersi le budella... appassionato, commerciale, anti-commerciale, romantico, seriofilo, burtoniano...disponibile davanti e dietro le quinte e disposto per tutti voi ad intervistare le più grandi celebrità italiane e internazionali... questo è Carlo Andriani ovvero: IO.

Cinema

The Grudge, il trailer italiano del terrificante horror di Nicolas Pesce

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ju on the grudge movie

Reboot che vuole essere un ponte tra l’originale e spaventosissimo Ju-on e l’altrettanto orrorifico The Grudge, è il nuovo film della saga horror che così giunge al quarto capitolo mantenendo il titolo The Grudge. Questa volta alla regia troviamo Nicolas Pesce, mentre il cast è particolarmente ricco con Andrea Riseborough e John Cho, più Elizabeth Folan Gilpin.

Nel cast anche la presenza di una vera icona del cinema horror americano come Lin Shaye: classe 1943, era presente nel primo Nightmare, ma anche in Critters, in Amityville – A New Generation. Più recentemente in film come Tales of HalloweenOuija e poi Ouija – L’origine del male, e tanti altri. Al centro della vicenda, questa volta una madre single e detective della polizia interpretata dalla Riseborough che si trova ad indagare, coinvolta da un agente immobiliare (John Cho) sulle presenze di una casa che sembra abitata da un fantasma in cerca di vendetta. Ma le indagini si ampliano trovando connessioni con diversi fatti di sangue e il mostro sembra poter svincolarsi dai limiti dell’abitazione dove era confinato. Quindi ci sono alcuni passaggi canonici, di “genere”, come la casa dalla foggia antica e dai rumori sinistri, una doccia del protagonista, questa volta maschile, che non può che finire male, e persino un bambino in pericolo e minacciato dall’oscura presenza.

Il film si annuncia più grintoso, più oscuro e più realistico rispetto ai precedenti. Ma quello che probabilmente conta di più è che il nuovo The Grudge mantiene inalterati gli stessi principi alla base della saga, ossia che le morti violente lasciano nei luoghi dove sono avvenute come delle porte, degli spiriti arrabbiati e appunto rancorosi, in cerca di vendetta. Non è da trascurare il fatto che il regista qui sceneggiatore insieme a Jeff Buhler (co-sceneggiatore del recentissimo remake di Pet Sematary) si inserisce sul solco del primo film della saga occidentale, quello del 2004 e in pratica ne vuol rappresentare una sorta di remake e continuo insieme riuscendo però a connettersi con il demone giapponese che terrorizzava in Ju-on.

Dal produttore Sam Raimi, il reboot di un classico dell’horror, il Ju-On: The Grudge di Takashi Shimizu. Diretto da Nicolas Pesce, The Grudge con Andrea Riseborough, Demián Bichir, John Cho, Betty Gilpin con Lin Shaye e Jacki Weaver.

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Cinema

I film da vedere la notte di Halloween (secondo John Carpenter)

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Quest’anno, come di consueto, vi consigliamo dei film horror con cui trascorrere una notte di Halloween all’insegna del terrore cinematografico. Ma dopo tanti anni passati a stilare classifiche in base ai nostri gusti personali, per il prossimo 31 ottobre abbiamo chiesto un consiglio ad uno dei massimi esperti di cinema horror al mondo: John Carpenter. Chi meglio del regista cult di Halloween – La notte delle streghe (qui puoi acquistarlo su Amazon) può darvi una dritta su cosa vedere la notte più spaventosa dell’anno? In una recente intervista ad Entertainment Weekly, Carpenter ha indicato alcuni film che, a suo parere, andrebbero assolutamente rispolverati. Ecco quali sono.

La maschera di Frankenstein – Terence Fisher

Il film del 1957 tratto dal capolavoro di Mary Shelley è stato il primo della lunga serie di film horror prodotti dalla Hammer e quello che segnò definitivamente la riscoperta del gotico al cinema sia in Europa che negli Stati Uniti (genere che la Universal, abbastanza goffamente, ha tentato di riportare in vita con il tentativo, già naufragato, di creare un nuovo universo cinematografico). In un periodo in cui si parla molto dei giudizi tranchant riservati ad alcune tipologie di film particolarmente diffuse adesso, vale la pena ricordare cosa fu scritto (e detto) a proposito del film di Terence Fisher.

Quando la pellicola uscì nei cinema per la prima volta, il Sunday Times scrisse che “tali produzioni rendevano impossibile difendere il cinema dal processo di decadimento che stava subendo”, mentre il Tribune parlò di un film “deprimente e degradante per chiunque amasse il Cinema”. Eppure l’inquadratura di Peter Cushing che guarda attraverso una lente d’ingrandimento è diventata talmente famosa nel tempo da essere addirittura parodiata dal trio Zucker-Abrahams-Zucker nel film Top Secret! del 1984.

Leggi anche: I mostri più iconici del cinema horror

Dracula il vampiro – Terence Fisher

Sempre per la regia di Terence Fisher e sempre con Christopher Lee (forse nel suo ruolo più iconico), Dracula il vampiro è probabilmente il film targato Hammer più famoso ed amato. Dopo di lui, decine di altri film hanno utilizzato le stesse invenzioni visive, i medesimi effetti speciali dal vivo, riprendendo dal film di Fisher sia la palette cromatica che alcune idee di regia (il sangue spruzzato da fuori all’inquadratura sulla bara del Conte, tanto per citarne una). In una delle sequenze più belle, quella della “disgregazione” di Dracula, il Conte si stacca la pelle ormai in decomposizione dal viso.

La scena è stata realizzata applicando uno strato di trucco rosso sul viso di Lee e poi coprendo tutta la faccia dell’attore con un sottile strato di cera, così che il trucco si camuffasse con il vero tono della pelle. Questa sequenza fu incredibilmente tagliata dalla versione originale, ma è stata ripristinata per il blu-ray del 2012, recuperando le immagini da una vecchia copia giapponese gravemente danneggiata. Differentemente da quanto avvenne con La maschera di Frankenstein, all’uscita del film nelle sale statunitensi, Fisher ricevette il plauso della critica specializzata, che elogiò la colonna sonora di James Bernard (già compositore della colonna sonora de La maschera di Frankenstein) e la fotografia di Jack Asher (già direttore della fotografia ne La maschera di Frankenstein).


Curiosità: 25  scene horror indimenticabili

La cosa da un altro mondo – Christian Nyby

Non sorprende se John Carpenter, tra i suoi consigli per Halloween, abbia riservato una menzione speciale al film di Christian Nyby (e Howard Hawks, non accreditato) che è servito come ispirazione per il suo celebre remake La Cosa del 1982. La produzione non aveva a disposizione un budget particolarmente elevato, eppure volle a tutti i costi rendere il film il più realistico possibile, in maniera tale da suscitare una forte reazione del pubblico.

La maggior parte dei soldi fu spesa per realizzare la scena in cui la Cosa blocca il riscaldamento all’interno dell’avamposto artico in cui si svolge il racconto. Per la scena fu ricostruito un ambiente della base negli stessi giganteschi frigoriferi utilizzati per la conservazione delle derrate alimentari che erano già stati ripresi da Frank Capra nell’indimenticabile Orizzonte perduto. Se nel romanzo breve da cui fu tratta la sceneggiatura l’alieno aveva sembianze continuamente mutevoli, il regista, dovendo fare i conti con il budget limitato, ripiegò su un umanoide dai tratti alieni, a cui furono aggiunte una visiera ossea e due grandi mani con protuberanze simili a grosse spine.

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Cinema

Scary Stories to tell in the Dark, la recensione dell’horror scritto da Guillermo Del Toro

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C’è chi per festeggiare Halloween condivide storie dell’orrore, inventate o ispirate a fatti realmente accaduti, davanti a un camino, mangiando dolcetti che potrebbero trasformarlo in una delle creature spaventose di Scary Stories to Tell in the Dark (quando vedrete il film capirete a chi ci riferiamo). Il film diretto da André Øvredal  e scritto e prodotto dal premio Oscar Guillermo Del Toro, è perfetto da vedere al cinema aspettando la celebre notte delle streghe. Si tratta di un adattamento dei famosi libri per ragazzi di Alvin Schwartz, presentato in anteprima alla 14° edizione della Festa Internazionale del Cinema di Roma e nelle sale italiane dal 24 Ottobre con Notorious Pictures.

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Durante la notte di Halloween del 1968 un gruppo di adolescenti visita un’antica casa abbandonata con un passato inquietante di dolore e violenza. Tornando a casa, portano con loro un libro sulle cui pagine, improvvisamente, cominciano ad apparire delle storie di morte che li riguardano. Diventa così indispensabile capire come risolvere il mistero che circonda quel fenomeno surreale che porta sangue nella loro piccola cittadina della Pennsylvania. Le illustrazioni originali di Stephen Grammel,contenute nei libri di Schwartz negli anni ’80 e ’90, hanno sicuramente contribuito alla visione di Del Toro, abituato a rendere sullo schermo mostri spaventosi e disgustosi. Nel corso del film, infatti, si alternano sulla scena creature che sembrano riprese dall’universo di Silent Hill e dai film dello stesso Del Toro come Il Labirinto del Fauno, che mantengono un loro realismo e riescono ad essere terrificanti e curiose.

Leggi anche: I mostri più spaventosi di Guillermo Del Toro

Non ci sono damigelle in pericolo, anzi la leader del gruppo, interpretata dalla giovane Zoe Margaret Colletti, è una ragazzina tosta e determinata che nel tempo libero si diverte a scrivere storie spaventose, proprio come il fantasma che la tormenta. La sua camera è ricca di cimeli anni ’80 per testimoniare la passione dell’industria televisiva e cinematografica attuale che, stregata dal successo di Stranger Things, non sembra voler abbandonare quell’immaginario nostalgico per cui il pubblico sembra avere un debole.

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Diciamo che il punto forte di Scary Stories to tell in the Dark non è l’originalità della sceneggiatura poiché l’idea di racconti che prendono vita già è stata ampiamente proposta sul grande schermo, basti pensare a La Storia Infinita o al recente Piccoli Brividi. Tuttavia la regia di Øvredal è brillante e ambiziosa nel convincere lo spettatore che non sono i personaggi a leggere il libro, ma è “il libro che legge te“. Originali però sono le sorti dei personaggi più sfortunati che vivono esperienze alquanto bizzarre e dolorose che danno vita a scene per stomaci forti che accontentano gli appassionati del genere horror. Esseri umani che si trasformano in spaventapasseri, creature in decomposizione in cerca di abbracci letali, infestazioni di ragni affamati, e tante altre minacce donano al film un ritmo dinamico e coinvolgente. La fotografia nebbiosa, umida e perfettamente in linea con il cinema horror del passato trasporta in una dimensione in cui si fondono il mistery e la fantascienza, ma anche il film d’avventura per ragazzi stile Goonies.

Curiosità: Goonies, 10 verità mai svelate sul cult anni ’80

Scary Stories to tell in the Dark è uno di quei film horror che divertono e intrattengono senza troppe pretese, giocando con i classici salti sulla poltrona e la costruzione graduale di una tensione che, seppur celata dietro una narrazione dall’anima teen, accompagna a casa facendo sviluppare una certa avversione per i lunghi corridoi e le stanze buie.

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3.4 Punteggio
Regia
Sceneggiatura
Cast
Colonna Sonora
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