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Assassin's Creed - NewsCinema

Assassin's Creed

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Il cinema e la scrittura sono le compagne di viaggio di cui non posso fare a meno. Quando sono in sala, si spengono le luci e il proiettore inizia a girare, sono nella mia dimensione :)! Discepola dell' indimenticabile Nora Ephron, tra i miei registi preferiti posso menzionare Steven Spielberg, Tim Burton, Ferzan Ozpetek, Quentin Tarantino, Hitchcock e Robert Zemeckis. Oltre il cinema, l'altra mia droga? Le serie tv, lo ammetto!

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Speravo de morì prima | la clip della serie con protagonista Francesco Totti

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Se c’è un giocatore di calcio che è riuscito a far commuovere non solo i suoi tifosi ma anche quelli delle altre squadre con il suo ‘addio’ al pallone, è stato proprio Francesco Totti. Il fuoriclasse della A.S. Roma, cresciuto indossando sempre la maglia giallo rossa, che ha lottato per la sua squadra del cuore dal primo fino all’ultimo giorno, oggi torna nelle case degli italiani in una veste inedita.

La clip con Pietro Castellitto e Francesco Totti

«M’hanno preso, interpreto te», con questa battuta pronunciata da Pietro Castellitto viene informato il capitano della Roma Francesco Totti, in merito alla realizzazione di questa serie. Cresciuto col poster di Totti in stanza, Pietro riceve l’investitura ufficiale da parte del fuoriclasse giallorosso in questa clip, prima di una serie che accompagnerà al debutto la produzione Sky Original, dramedy in sei episodi sugli ultimi due anni di carriera del leggendario numero 10 della Roma tratto dall’opera “Un Capitano” di Francesco Totti e Paolo Condò, edita da Rizzoli Libri S.p.A.

La serie arriverà su Sky e in streaming su NOW TV a partire dal mese di marzo e se Castellitto è mancino, mentre il destro di Totti è stato uno dei più letali di sempre in campo, basterà «girare la TV, ribaltando le immagini».

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La trama della serie su Francesco Totti

La serie è scritta da Stefano Bises, Michele Astori e Maurizio Careddu, diretta da Luca Ribuoli (La mafia uccide solo d’estate) e prodotta da Mario Gianani per Wildside, del gruppo Fremantle, con Capri Entertainment di Virginia Valsecchi, The New Life Company e Fremantle.
Speravo de morì prima – La serie su Francesco Totti racconterà la fine del lungo percorso del Capitano della Roma con la maglia giallorossa, rimasta sempre la stessa per 27 anni.

Gli episodi saranno arricchiti anche da immagini d’archivio dei momenti più esaltanti della sua carriera, insieme all’epica sportiva da vero fuoriclasse del calcio italiano e mondiale. Sarà posto l’accento sul tormentato periodo che aveva preceduto il suo ritiro dal mondo del calcio come giocatore. In tutto questo, verrà raccontata anche la vita privata di un uomo coraggioso, semplice e autoironico, legato da sempre al calcio e a una città, Roma, di cui è diventato negli anni simbolo e bandiera.

Il cast della serie Speravo de morì prima

Oltre a Pietro Castellitto (I predatori, Freaks Out, Non ti muovere, La profezia dell’armadillo) nei panni di Francesco Totti, nel cast Greta Scarano (Suburra, Squadra antimafia – Palermo oggi, In Treatment, Il nome della Rosa) che sarà Ilary Blasi, sua moglie; Gianmarco Tognazzi (A casa tutti bene, Romanzo Criminale) sarà Luciano Spalletti, ultimo allenatore della sua carriera; Monica Guerritore (Un giorno perfetto, La Bella Gente) interpreterà la madre di Francesco Totti, Fiorella; Giorgio Colangeli (L’aria salata, La doppia ora) interpreterà il padre di Totti.

E ancora, Primo Reggiani (Baciami Ancora) nel ruolo di Giancarlo Pantano, amico storico di Totti, e Alessandro Bardani (Ti stramo) nel ruolo di Angelo Marrozzini, cugino del Capitano. Gabriel Montesi (Il Primo Re, Favolacce, Romulus) e Marco Rossetti (Il cacciatore) saranno rispettivamente Antonio Cassano e Daniele De Rossi; Massimo De Santis interpreterà Vito Scala; Eugenia Costantini (Boris, Maraviglioso Boccaccio) e Federico Tocci (Suburra – La serie) interpretano invece i genitori di Totti da giovani.

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Cinema

Donnie Darko | analisi di un imprevedibile successo a distanza di 20 anni

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Sono passati ormai due decenni da quando il ventiseienne cineasta Richard Kelly scrisse e diresse Donnie Darko, film su un adolescente problematico calato nel contesto della science fiction. La pellicola uscì nelle sale statunitensi a ottobre del 2001, solo un mese dopo gli attentati dell’11 settembre. E proprio la centralità di un disastro aereo nella narrazione fu la principale causa che ne decretò l’insuccesso commerciale. Non era sicuramente il momento migliorare per mostrare al pubblico un film del genere e così l’incasso al box office statunitense fu di appena 500mila dollari, a fronte di un budget produttivo di sei milioni.

La critica però lodò in maniera convinta il film di Kelly e il tempo le diede ragione: pochi anni dopo, grazie al passaparola, Donnie Darko tornò in auge nel mercato home video e finì per essere presentato nel 2004 alla Mostra del cinema di Venezia nella sezione Venezia Mezzanotte per poi essere distribuito lo stesso anno anche nelle sale italiane. Così quello sbilenco lungometraggio dei primi anni 2001, andato malissimo in sala e diventato famoso nel circuito Home Video, arrivò in Italia già con la fama di film generazionale.

In realtà, a venti anni esatti di distanza, più che generazionale sarebbe il caso di definirlo adolescenziale, pieno di assolutismi e slanci sentimentali che raccontano bene le pulsioni di quell’età. Oltre a questo, però, Donnie Darko è famoso anche per la sua costruzione peculiare, in cui il tempo del film sembra arrotolarsi su se stesso. Elemento che, insieme ad una suggestione di fantascienza forte sulle realtà parallele, lo rende il più intricato dei teen drama. Complesso e pensato per essere una vera e propria trappola per la mente, Donnie Darko è infatti uno dei migliori esponenti di quel filone del cinema geek americano nato negli anni ’90, fatto di trame ad incastro e rompicapo inesorabili.

Donnie Darko | il trionfo del cinema inestricabile

Film decostruiti, temporalmente caotici o dotati di una trama che necessita di un’attenzione maniacale (o più visioni) per essere compresa a pieno. Sono questi i film che il cinema americano, dagli anni ’90 in poi, ha prodotto con sempre maggiore frequenza per catturare l’attenzione di un pubblico che chiedeva uno sforzo mentale a ciò che guardava. Il primo a rendere famosa la costruzione atemporale (ma con il solo fine dell’arrovellamento della narrazione) fu Pulp Fiction. Da lì si aprì un nuovo genere. 

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Donnie Darko si inserisce perfettamente in questo filone di film che hanno tutto il fascino della complessità e spesso delle realtà parallele, impenetrabili per vocazione, spesso anche agli stessi personaggi protagonisti che sono catturati in un vortice di eventi che non posso essere compresi a pieno, né da loro, né degli spettatori. È la negazione dell’assunto fondamentale del cinema classico, quello per il quale “il pubblico deve capire tutto” e l’esaltazione di un nuovo tipo di spettatore, spesso geek o dotato della passione geek per la scoperta dei meccanismi che ci sono dietro la costruzione di una storia. I film come Donnie Darko infatti somigliano in ogni momento costringono a riflettere sul fatto che quello che stiamo vedendo è una storia costruita, sceneggiata, filmata e poi montata. Ci invita cioè a riflettere sulla differenza tra una storia e la maniera in cui questa è raccontata, per arrivare alla conclusione che come una trama viene narrata influisce sul senso che questa trama ha.

Un racconto generazionale

Una complessità che sta tutta nella narrazione, perché di scientifico (o ingegneristico), invece, in Donnie Darko, non c’è quasi nulla, se non le potenti suggestioni offerte dai portali spazio-temporali e dagli universi tangenti custoditi in un libro fittizio creato per la trama del film stesso: La filosofia dei viaggi nel tempo di Roberta Sparrow. Richard Kelly sfrutta invece quelle che sono, per un ventiseienne dei primi anni Duemila, delle influenze inevitabili: la disillusa rabbia del periodo grunge e il nichilismo dominante nella narrativa americana anni Novanta che trova in Fight Club di Chuck Palahniuk e American Psycho di Bret Easton Ellis i suoi manifesti più rappresentativi. In Donnie Darko si respira questa atmosfera grazie alla foga creativa di Kelly che ha dato vita a un singolare mash-up: un film cupo focalizzato sul disagio adolescenziale che però sembra spesso un episodio di Ai confini della realtà.

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Ma tutto questo rimane uno sfondo che in nessun momento sovrasta quella che è la vera ambizione di Donnie Darko: essere un film-trucco, che attira e richiede l’attenzione del pubblico, ma che allo stesso tempo inganna lo spettatore, impedendogli di capire dove si nascondono davvero gli indizi utili a comprendere gli snodi della trama, che stanno sempre altrove rispetto allo sguardo di chi guarda e che quando vengono rivelati alla fine sorprendono tutti.

Un colpo di fortuna per Jake Gyllenhaal

Ma Donnie Darko è anche il film che ha consacrato definitivamente Jake Gyllenhaal. “Quando partecipai casting ero decisamente smarrito”, ha raccontato recentemente l’attore in un podcast con Roger Deakins. “Come succede spesso, tante grandi cose bussano alla tua porta in un modo che sembra tanto destino. C’era un altro attore che doveva interpretare la parte di Donnie fino a due mesi prima dell’avvio delle riprese. Io sono entrato nel cast solo due mesi prima dell’inizio. Mi ricordo di avere letto la sceneggiatura mentre soffrivo per miei problemi, per la mia ansia, e la mia tristezza. Avevo fatto due anni di college e non sentivo che quello era il posto per me. Ero tornato a Los Angeles, dove ero cresciuto, i miei si erano trasferiti dopo la mia partenza. Avevano preso una casa più piccola a Hollywood. Anche mia sorella era tornata a casa e non c’era abbastanza posto. Io dormivo in soggiorno sotto l’aria condizionata che andava 24 ore su 24 dato il caldo di Los Angeles. Ricordo di avere letto la sceneggiatura e di avere pensato: io mi sento proprio così! Non mi sentivo schizofrenico, ma completamente perso nella mia vita cercando di capire come essere un adulto”.

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Donnie Darko è infatti un film sulla schizofrenia ancora prima che essere un film di fantascienza. Per Jake Gyllenhaal nessuno dei film da teenager per cui i suoi colleghi tentavano le audizioni (come ad esempio American Pie), erano adatti a lui. Trovare (e ottenere) la parte di Donnie Darko fu la sua fortuna. Nessuno, secondo Gyllenhaal, sapeva cosa stavano filmando durante molte riprese in steadycam, ma la crew lo aiutò a rendere la performance un viaggio nei suoi demoni interiori, dandogli una libertà che non avrebbe avuto in altre produzioni dove le aspettative e le pressioni sarebbero state maggiori.

È indubbio che sia anche merito suo se Donnie Darko ha raggiunto oggi lo status di cult movie. Tutto il film, a partire dai suoi presupposti fantastici, sarebbe possibile anche in un altro contesto che non sia la periferia, ma è lì che acquista anche un secondo significato che poi ha fatto la sua fortuna. Non racconta solo l’evento fantastico che accade al suo protagonista, ma anche la lotta per non diventare come le persone che questo vede attorno a sé. Il fascino del film sta tutto nel profondo desiderio di essere e rimanere distante in un mondo che complotta per l’omologazione e costringe ad uniformarsi.

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Cinema

Dawson’s Creek | 10 film da guardare se hai amato la serie

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Dawson’s Creek andata in onda sulla rete WB dal 1998 al 2003 e nel nostro Paese su Italia Uno è stata la serie che ha segnato un’intera generazione. È stata anche il trampolino di lancio per le carriere dei suoi protagonisti, a partire da James Van Der Beek, Katie Holmes, Joshua Jackson e Michelle Williams, e ha anche caratterizzato un grande cast di supporto e guest star che in seguito hanno avuto carriere di grande successo.

La bellezza di questo show ideato per la fascia pre-adolescenziale e i giovani adulti alla fine degli anni ’90, è ancora tremendamente attuale. I millennial amano rivedere gli episodi di Dawson’s Creek, nonostante siano passati decenni dall’ultimo capitolo indimenticabile, prontamente è arrivato il colosso del mondo streaming ad accontentare i vecchi e i nuovi spettatori. L’entusiasmo con la quale è stata accolta la notizia della disponibilità su Netflix delle sei serie complete, ha dimostrato una profonda nostalgia tra il pubblico ormai ultra trentenne. Voi eravate Team Pacey o Team Dawson?

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Una passeggiata da ricordare

Questo classico della fine degli anni ’90, basato sul romanzo di Nicholas Sparks, è stato pubblicato pochi anni dopo la prima di Dawson’s Creek e ha attirato la stessa base di fan. È un classico dramma adolescenziale di formazione, sull’amore giovanile e le relazioni nate durante gli anni del liceo. Tra tanto amore, ci sarà spazio anche per una valle di lacrime, negli occhi del pubblico, che ogni volta non può far a meno di avere in mano un fazzoletto.

Una giovanissima Mandy Moore e il suo co-protagonista Shane West, hanno una chimica fantastica che rende questa storia d’amore irresistibile e da vedere e rivedere.

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Per una sola estate

Per i fan di Dawson’s Creek che ogni settimana si sintonizzavano per vedere se Joey sarebbe finito con Pacey o con Dawson , questo è un film perfetto per te. In questo film, Sam esce con Jasper da un po’, ma tutto cambia quando incontra Kelley.

Kelley e Sam si rendono conto di essere innamorati abbastanza rapidamente e, nonostante tutte le loro differenze, restano uniti finché Sam non riceve delle brutte notizie. Questa giovane storia d’amore giunge a una tragica fine quasi con la stessa rapidità con cui è iniziata. Consiglio anche qui un pacchetto di fazzoletti vicino alla poltrona.

Leggi anche: Dawson’s Creek sbarca su Netflix | 10 scene per rinfrescare la memoria

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Varsity Blues

Con la crescita della popolarità in tutto il mondo di Dawson’s Creek , il pubblico ha iniziato a vedere i personaggi principali in film e altre serie tv. Infatti, le porte di Hollywood ben presto si aprirono per i quattro attori principali, soprattutto al cinema. Sen hanno iniziato ad aprirsi per i quattro giovani attori della serie e hanno iniziato a presentarsi, non solo sui nostri schermi televisivi, ma anche sul grande schermo.

James Van Der Beek ha recitato in Varsity Blues un anno dopo la prima di Dawson’s Creek . James interpreta Mox, un giocatore di football del liceo in Texas, riuscendo a mostrarlo in un’inedita versione, rispetto a quella del timido Dawson. Questo film ha permesso ai fan di vedere Van Der Beek sotto una nuova luce, il che ha consolidato il suo nome nel settore.

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Generazione perfetta

Crescere è stato difficile per Joey e si vede. I fan hanno adorato le complessità di questo personaggio e sono legate all’angoscia adolescenziale. La perdita della mamma, i problemi di droga del padre e la sorella maggiore impegnata e preoccupata a prendersi cura di lei è stato il clima familiare nel quale è cresciuta la bella Joey.

Questa sua storia triste unita al suo carattere diligente e serio a scuola, è riuscita a renderla uno dei personaggi più amati degli anni ’90 e 2000, soprattutto per il pubblico femminile. Proprio lei, a gran sorpresa, diventa la protagonista del thriller degli anni ’90 Generazione perfetta. Katie Holmes mostra un inedito lato oscuro, all’interno di un gruppo di adolescenti che scoprono che i loro compagni di classe “perfetti” stanno effettivamente subendo il lavaggio del cervello e combattono contro l’amministrazione che cerca di fare il lavaggio del cervello anche a loro.

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The Greatest Showman

Michelle Williams è stata fantastica in Dawson’s Creek, diventando una delle migliori attrici della nostra generazione. Ci sono tonnellate di film con lei in veste di protagonista e co-protagonista che dovrebbero essere visti, ma per i fan della serie, The Greatest Showman è un punto di partenza divertente e adatto alle famiglie. Se non avete visto questo gioiellino, dovete correre subito ai ripari!

Non è un mistero se dico che lei è probabilmente il talento di maggior successo uscito dalla serie ambientata a Capeside. Successo confermato tra l’altro, dopo aver recitato in numerosi film, guadagnandosi innumerevoli premi e riconoscimenti.

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The Best of Me – Il meglio di me

Questo è un altro romanzo di Nicholas Sparks, diventato un lungometraggio, che dà al pubblico quella sensazione di nostalgia per il loro primo amore. Visto che Dawson è stato il primo amore di Joey, anche se alla fine non finiscono insieme, il filmricorda quella storia d’amore.
James Marsden e Michelle Monaghan si innamorano da bambini e si riuniscono anni dopo, portando ancora quell’amore l’uno per l’altra nella loro età adulta. La trama e il fatto che il personaggio di Marsden si chiami Dawson sembra un segno del destino per tutti i fan di Dawson’s Creek. 

Leggi anche: Nostalgia anni ’90? Ecco quali serie meriterebbero un reboot

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Cruel Intentions

Questo film è perfetto per i fan di Dawson’s Creek che provano un po’ di nostalgia degli anni ’90.
Cruel Intentions è stato un vero e proprio fenomeno negli adolescenti che all’epoca, presero d’assalto le sale cinematografiche per vedere l’affascinante Sebastian e le sue avventure amorose e scolastiche. Dati i contenuti sessuali espliciti, è stato il film ‘tabù’ che molti ragazzini videro di nascosto a casa degli amici quando uscì in vhs.

Interpretato da Sarah Michelle Gellar e Ryan Phillippe insieme a una sfilza di altri attori che hanno guadagnato popolarità alla fine degli anni ’90, ha visto il coinvolgimento anche della star di Dawson’s Creek , Joshua Jackson, ricoprendo un grande ruolo di supporto nel film.

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The Skulls

Joshua Jackson è il protagonista di questo film realizzato sempre alla fine degli anni ’90. La storia narrata nel lungometraggio potrebbe dare uno sguardo a cosa avrebbe potuto affrontare Pacey se fosse finito alla scuola della Ivy League e avesse fatto parte di una società segreta.

Questo film è basato sulle storie della società segreta di Yale e su alcune delle teorie del complotto che circolano da anni da quelle parti. È uno sguardo oscuro ed emozionante allo stato d’élite e a cosa potrebbe comportare.

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10 Cose Che Odio Di Te

Dawson’s Creek drammatico per natura, ha anche avuto molti momenti divertenti, spensierati e persino incoraggianti nelle sei stagioni in cui è andato in onda. La commedia romantica per adolescenti degli anni ’90, 10 cose che odio di te , ha lo stesso equilibrio di risate e lacrime ed è un film fantastico da guardare per i millennial che cercano di fare una passeggiata nella memoria.

Questo film ha anche un grande numero musicale, che i fan di Dawson’s Creek adoreranno, soprattutto se hanno amato il momento musicale memorabile di Joey nella serie…

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Vicino a te non ho paura

I fan di Dawson’s Creek adoreranno questo altro film di Nicholas Sparks , non solo per il romanticismo, ma anche per l’ambientazione. Una delle parti più amate dai fan della serie è stata la bellissima cittadina sull’acqua, dove i ragazzi per andare a trovare gli amici oltre alla macchina, prendevano una barchetta e dei remi.

Lo spettacolo era ambientato nella città immaginaria di Capeside, nel Massachusetts, ma in realtà è stato girato a Wilmington, nel North Carolina. Anche Vicino a te non ho paura con Julianne Hough e Josh Duhamel, è stato girato a Wilmington e ha gli stessi meravigliosi sfondi che potrebbero indurre qualsiasi spettatore a mollare tutto e a trasferirsi immersi in quella pace.

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