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Cinema

Cannes 2021 | svelata la line-up ufficiale del festival

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È il grande giorno. Il Festival di Cannes ha annunciato la line-up dei film protagonisti di quella che si preannuncia come una edizione storica, che segna il ritorno della kermesse francese dopo la decisione di non organizzare l’edizione 2020 a causa della situazione pandemica. Tante le conferme (Nanni Moretti, Leos Carax, Wes Anderson), ma anche qualche sorpresa sul fronte dei film in concorso, con molti titoli che non erano stati pronosticati nelle scorse settimane.

Jodie Foster, due Oscar tra i tantissimi premi e una laurea a Yale, sarà l’ospite d’onore della cerimonia che aprirà il 74esimo Festival di Cannes il prossimo 6 luglio. La regista, attrice e produttrice americana, 58 anni, riceverà anche la Palma d’oro onoraria alla carriera. Nel maggio 1976, a soli 13 anni, la talentuosa interprete salì le scale del Palais Croisette per la presentazione di Taxi Driver di Scorsese, premiato con la Palma d’oro. Quarantacinque anni dopo torna ancora una volta per ricevere una Palma, questa volta per la sua carriera.

Festival di Cannes | tutti i film in Concorso

  • Annette (Leos Carax)
  • The French Dispatch (Wes Anderson)
  • Benedetta (Paul Verhoeven)
  • A Hero (Asghar Farhadi)
  • Flag Day (Sean Penn)
  • Tout S’est Bien Passe (Francois Ozon)
  • Tre Piani (Nanni Moretti)
  • Titane (Julia Ducournau)
  • Red Rocket (Sean Baker)
  • Petrov’s Flu (Kirill Serebrennikov)
  • France (Bruno Dumont)
  • Nitram (Justin Kurzel)
  • Memoria (Apichatpong Weerasethakul)
  • Lingui (Mahamat-Saleh Haroun)
  • Paris 13th District (Jacques Audiard)
  • The Restless (Joachim Lafosse)
  • La Fracture (Catherine Corsini)
  • The Worst Person in the World (Joachim Trier)
  • Compartment No. 6 (Juho Kuosmanen)
  • Casablanca Beats (Nabil Ayouch)
  • Ahed’s Knee (Nadav Lapid)
  • Drive My Car (Ryusuke Hamaguchi)
  • Bergman Island (Mia Hansen-Løve)
  • The Story of My Wife (Ildikó Enyedi)

Fuori Concorso

  • De Son Vivant (Emmanuelle Bercot) 
  • Bac Nord (Cédric Jimenez) 
  • Aline, the Voice of Love (Valerie Lemercier) 
  • Emergency Declaration (Han Jae-Rim) 
  • The Velvet Underground (Todd Haynes) 
  • Stillwater (Tom McCarthy)

Cannes Premiere (nuova sezione)

  • Evolution (Kornél Mundruczo)
  • Deception (Arnuad Desplechin)
  • Cow (Andrea Arnold)
  • Love Songs for Tough Guys (Samuel Benchetrit)
  • Mothering Sunday (Eva Husson)
  • JFK Revisited: Through the Looking Glass (Oliver Stone)
  • Hold Me Tight (Mathieu Amalric)
  • In Front of Your Face (Hong Sang-soo)
  • Jane Par Charlotte (Charlotte Gainsbourg)
  • Val (Ting Poo e Leo Scott)

Un Certain Regard

  • Un Monde (Laura Wandel)
  • The Innocents (Eskil Vogt)
  • After Yang (Kogonada)
  • Commitment Hasan (Hasan Semih)
  • Lamb (Valdimar Jóhannsson)
  • Bonne Mère (Hafsia Herzi)
  • Delo (House Arrest) (Alexey German Jr.)
  • La Civil (Teodara Ana Mihai)
  • Noche de Fuego (Tatiana Huezo)
  • Blue Bayou (Justin Chon)
  • Moneyboys (C.B Yi)
  • Freda (Gessica Géneus)

Proiezioni Speciali

  • H6 (Yé Yé)
  • Cahiers Noirs (Black Notebooks) (Shlomi Elkabetz)
  • Mariner of the Mountains (Karim Aïnouz)
  • Babi Yar (Sergei Loznitsa) 
  • The Year of the Everlasting Storm (collettivo)

Giornalista cinematografico. Fondatore del blog Stranger Than Cinema e conduttore di “HOBO - A wandering podcast about cinema”.

Cinema

Elvis | il mito rivive in uno straordinario film a sua “dismisura”

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Elvis | il mito rivive in uno straordinario film a sua “dismisura”
4 Punteggio
Regia
Sceneggiatura
Cast
Colonna Sonora

Ci sono persone che hanno sconfitto la storiografia e sono sfuggite alla ritrattistica diventando inafferrabili, non più oggetto di biografia ma di mitologia, ovvero di una forma di racconto che ha lo scopo di spiegare solo approssimativamente e con grande fantasia fenomeni dalle sconosciute e insondabili (almeno razionalmente) origini. Marylin Monroe (che avrà le sembianze di Ana de Armas nel prossimo biopic di Andrew Dominik per Netflix) o Elvis Presley, ad esempio. Confrontarsi con queste figure vuol dire necessariamente misurarsi con un’immagine irreplicabile: saldamente fissata nella mente e nei ricordi, già alla base di una propria sterminata iconografia, di un suo mondo inesauribile di copie, ripetizioni, variazioni, parodie, al punto che non è più davvero possibile tornare nuovamente all’originale per offrire una rappresentazione che non sia inevitabilmente l’ultima mano di colore sulle infinite passate di vernice che si sono accumulate.

Questo è forse un problema per i film biografici, ma senza dubbio anche un’occasione imperdibile per reinventarsi, per scuotere la palma da cocco di un genere cinematografico ancora troppo ancorato ai logori schemi di ascesa-caduta. Il nuovo film di Baz Luhrmann è così, molto intelligentemente, un anti Walk the Line: inventa un’altra forma disinteressandosi esplicitamente della psicologia della rockstar tormentata, del suo ego, delle sue ansie, ma invece rivendicando una genuina fascinazione per il miracolo della sua perfezione, per l’eccellenza umana che si impone in maniera disinvolta e, allo stesso tempo, incomprensibile. Come un accadimento che non permette riflessioni o disquisizioni sulle proprie cause.

Elvis | un biopic affascinato dal miracolo della perfezione

Non c’è la possibilità di capire perché Elvis sia Elvis o come lo sia diventato nel tempo: è perfetto senza aver fatto (apparentemente) nulla per raggiungere quello status e la sua perfezione non ha bisogno di ulteriori indagini perché in grado di giustificarsi esclusivamente attraverso la propria esibizione. Il che è abbastanza paradossale in un film che ha come attore principale qualcuno – Austin Butler – che perfetto non lo è affatto, riuscendo a somigliare al re del rock and roll non più di qualsiasi altro doppelgänger di Las Vegas. Eppure Luhrmann, ostinatamente, finge di non vedere l’impossibilità di un’emulazione credibile e costruisce la sua opera attorno all’idea di una superiorità manifesta, sulla base della quale vengono sabotati tutti gli schemi che negli ultimi anni sono stati pedissequamente seguiti da questo genere di film, a cominciare dalla questione del “talento”, non più frutto di ossessione, dedizione e allenamento costante, ma invece trattato come un dato acquisito dalla attribuzione quasi miracolosa.

Il ruolo di Tom Hanks

In tutto questo, lo sguardo dello spettatore finisce per coincidere con quello di Tom Parker, manager mefistofelico che vuole a tutti i costi possedere e imbrigliare quella forza della natura che si dispiega davanti a lui. Elvis viene spremuto fino all’ultima goccia da questo colonnello-antieroe che non riesce a staccargli gli occhi di dosso e che costantemente lo guarda attraverso feritoie e fessure, quasi in segreto e con aria ambigua, come se lo scrutasse per capire come faccia, per rubare il segreto di quel talento. Esattamente come il pubblico del film. Tom Hanks, truccatissimo e reso irriconoscibile, se non per la linea degli occhi, si aggira sulla scena come un demone, con il bastone da villain e lo sguardo meschino di chi brama di possedere quel corpo in costante agitazione per farne uno scettro del potere. I muscoli e le ossa attraverso i quali passa questo miracolo non sembrano però mai in grado di controllarlo, di deciderlo: il genio musicale, vocale e soprattutto fisico del cantante sembra imporsi su di lui. I suoi fianchi prendono il sopravvento sul palco senza che lui possa fare alcunché, se non accettare di essere il veicolo di una rivoluzione sessuale (prima americana e poi planetaria) che passa per il suo corpo.

È impossibile, dopo aver visto questo film, pensare ad un altro regista diverso da Luhrmann per mettere in scena la vita di Elvis. I suoi leggendari eccessi, ma anche e soprattutto il suo spiccato gusto per la finzione e l’artificio, si rivelano fondamentali in una storia il cui soggetto non poteva essere banalmente la carriera di un uomo, ma l’apparizione di un Dio tra la gente comune, di un messia che utilizza la musica come rito sacro che mette in contatto le persone con qualcosa di superiore (come nella splendida sequenza in cui le immagini dei suoi show si sovrappongono alle messe gospel a cui assisteva da piccolo) che in questo caso si trova però a livello del bacino. In un lento e progressivo disperdersi di energie e vitalità, il biopic del regista australiano si fa sempre più canonico e trova nella sua normalizzazione cinematografica il modo di esprimere la fatica e la tristezza di un uomo che sta raggiungendo la prematura fine. Quella fine che John Carpenter, nel suo film per la tv del 1979, rifiutò categoricamente, intrappolando Elvis in un finto fermo immagine, e che qui invece è anticipata da una emblematica ascensione verso il cielo.

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Biografilm Festival

Biografilm 2022 | tutti i vincitori della XVIII edizione

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Annunciati i premi della diciottesima edizione di Biografilm, che dopo 11 giorni di programmazione si chiude lunedì 20 giugno. Un festival partecipato, ricco di contenuti, presenze artistiche e pubblico. 


“È una gioia profonda, verticale, per l’intero staff del festival, aver visto il lungo lavoro di cura e costruzione del complesso sistema che è Biografilm Festival, convergere in un abbraccio emozionale ed emozionante di pubblico e di ospiti, in un viaggio trasformativo e condiviso fatto di sale colme di curiosità, attenzione e sensibilità verso le storie di vita proiettate sul grande schermo, accesi dibattiti dentro e fuori dal cinema insieme agli autori e ai protagonisti dei film selezionati” ha dichiarato Chiara Liberti, coordinatrice della programmazione del festival.


Con la proiezione in programma lunedì sera di Les jeunes amants – I giovani amanti, alla presenza della protagonista Fanny Ardant, il Festival conta di superare la soglia dei 15 mila spettatori dal vivo in tutta la durata del festival. Sono state 6 le proiezioni Sold Out e 609 gli abbonamenti venduti. Quasi 400 gli operatori e le operatrici del settore che hanno partecipato alle giornate del mercato Bio to B – Industry Days.
Fino a oggi sono state oltre 1500 le ore di visione online per 1540 spettatori sulle piattaforme digitali11 le regioni da cui sono stati effettuati gli accessi, il 60% dei quali provenienti da fuori l’Emilia-Romagna. Oltre 86 mila le pagine visitate sulla piattaforma on line di Biografilm. Numeri destinati a crescere perché il festival on line durerà fino al 25 giugno.


“Siamo estremamente soddisfatti dei risultati di questa edizione 2022 del Biografilm Festival. Considerate le incertezze date dai due difficili anni alle nostre spalle, siamo andati oltre ogni più rosea aspettativa. Ci eravamo posti la sfida di lanciare un segnale di ripresa della presenza dal vivo nelle sale e possiamo finalmente dire di aver fatto la nostra parte con successo – afferma il Direttore Generale Massimo Mezzetti – Non solo i numeri ci danno ragione ma anche il clima di entusiasmo e di euforia che abbiamo registrato da parte del pubblico è un elemento che ci riempie di gioia e che ci gratifica molto. L’impegno profuso da tutta la squadra del Festival che da mesi ha lavorato per il raggiungimento di questi obiettivi è stato encomiabile. A tutti e tutte loro e a tutti i volontari che ci hanno accompagnato in questa avventura va la mia più sincera gratitudine. Arrivederci al prossimo anno!”.


La giuria del Concorso Internazionale, composta dai rinomati professionisti del cinema Chad Gracia, Inka Achté e Arianna Castoldi, ha attribuito 3 premi. Il Best Film Award | Concorso Internazionale, premio al miglior film del Concorso Internazionale, è andato a After a Revolution di Giovanni Buccomino. Questa la motivazione: “Potente ritratto di famiglia, politica e guerra, questo film racconta una storia importante senza eroi o cattivi, vincitori o vinti, buoni o malvagi. Momenti di bellezza, coraggio e resilienza, squisitamente catturati, lo rendono un capolavoro sull’orrore insensato della guerra e sulla capacità dei comuni esseri umani di sopravvivere e trascendere questo orrore”.


Il Premio Hera “Nuovi Talenti” alla migliore opera prima del Concorso Internazionale è stato consegnato a Divas di Máté Kőrösi. “Un film autentico e senza tempo sul diventare grandi, che abbiamo trovato fresco e originale. La giuria è stata commossa dal coraggio e dall’apertura mentale di queste giovani e ispirata dalla loro amicizia. Il regista è riuscito ad aprire le porte a queste eccezionali vite in lotta, rivelando gradualmente le loro storie fragili, complesse e in definitiva cariche di significato”.


Una Menzione Speciale è andata invece a Ultraviolette et le gang des cracheuses de sang di Robin Hunzinger, con questa motivazione: “Il film ci ha ricordato, in modo rassicurante ed edificante, ciò che è al centro dell’esistenza umana, nonostante i decenni, o addirittura i secoli che separano le diverse generazioni. La giuria è stata profondamente commossa da questa storia d’amore e di amicizia che trascende il tempo, le aspettative sociali e persino la morte.”


La Giuria Biografilm Italia, formata dalla montatrice Francesca Sofia Allegra, dalla curatrice e produttrice Antonella Di Nocera e dalla sceneggiatrice e regista Anita Rivaroli ha assegnato a sua volta 3 premi.


Ha meritato il Best Film BPER Award | Biografilm Italia, premio al miglior film del Concorso Biografilm Italia, Non sono mai tornata indietro di Silvana Costa, con questa motivazione: “Per la capacità di condurre attraverso una storia personale il racconto di una relazione che fa dialogare più generazioni di donne, con naturalezza e precisione nello sguardo. Per la semplicità con cui la regista si mette in gioco in una narrazione insieme acerba e potente, fatta di assenze e lontananze, che ci fa attraversare un territorio e un pezzo di storia del nostro paese. Per la scelta coraggiosa di riflettere sulla condizione umana di chi fugge ma resta prigioniero, lasciando allo spettatore lo spazio di potersi ancora interrogare”.


Il Premio Hera “Nuovi Talenti” | Biografilm Italia, premio alla migliore opera prima del Concorso Biografilm Italia, è andato a The Way Daddy Rides di Tiziano Locci, accompagnato da queste parole della giuria: “Ci piace pensare che il premio ad un’opera prima abbia il compito di riconoscere le potenzialità di un talento e questo nella regia documentaria si esprime nella posizione di chi filma. In questa opera il giovane regista dichiara la scelta dello sguardo e le sue soluzioni, per quanto istintive, ne dimostrano coraggio e competenza. Pur essendo l’autore fisicamente immerso nel ristretto spazio e nelle relazioni di una famiglia, il film procede essenziale, senza indugiare, restituendo ritmo e forma ad un racconto di personaggi che progressivamente rivelano le proprie luci ed ombre”.


Una Menzione Speciale della giuria di Biografilm Italia è stata assegnata a Il canto delle cicale di Marcella Piccinini, “per la libertà con cui ha sperimentato e unito il lirismo delle immagini e delle parole a una grande ricerca sul suono e le musiche; tanto che il film, pur trattando una tematica tanto intima e dolorosa, si rivela un delicato atto poetico che riappacifica.”


Il Premio della Critica Italiana SNCCI | Biografilm Europa Oltre i Confini, assegnato al miglior film della sezione Europa Oltre i Confini da una giuria composta dai 3 critici del Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani Emanuele Di Nicola, Frédéric Pascali e Massimo Lechi, è andato a Berdreymi / Beautiful Beings di Guðmundur Arnar Guðmundsson, “per la capacità di esaltare la durezza e la bellezza della condizione giovanile attraverso scelte narrative spiazzanti, solo apparentemente contraddittorie, e per la forza seducente dello sguardo registico”.


Il premio Young Critics Award, assegnato da una giuria giovani composta da studentesse e studenti dei corsi di laurea DAMS e CITEM dell’Università di Bologna al miglior film del Concorso Internazionale, è andato a Divas di Máté Kőrösi, con la seguente motivazione: “Utilizzando un linguaggio innovativo e aprendosi ad una forma ibrida, il film sa avvicinarsi alla vita delle protagoniste in punta di piedi e standoci accanto: infatti, la camera non tradisce ma alimenta ed esplora i loro desideri. Un racconto poetico, terapeutico e personale che mostra la potenza del documentario nel suo essere uno specchio della contemporaneità. Una sintesi perfetta dei nostri sogni, speranze e timori”.


Il Premio Ucca – l’Italia che non si vede al miglior film del Concorso Biografilm Italia, assegnato da una giuria speciale di Arci Ucca, che consiste in un premio di distribuzione nel circuito “L’Italia che non si vede. Rassegna Itinerante di Cinema del Reale” e in 1000 euro, è andato a Rosso di Sera / Red sky at night di Emanuele Mengotti. “Per l’impietosa e chirurgica descrizione di Las Vegas investita dalla pandemia, per la scelta di raccontare tre personaggi emblematici nel rappresentare il manicheismo del sogno americano. Un western contemporaneo, con le armi, i diseredati, la desolazione e – sullo sfondo – l’eterno conflitto contro qualcuno o qualcosa nella quotidianità dell’Impero”.
 
La giuria di Bio to B – Industry Days 2022, composta da Anna Berthollet (CEO, Sales and acquisitions, LIGHTDOX) e Giacomo La Gioia (Programming Manager Documentary and Factual Channels, Sky Italia) e Marion Schmidt (co-director of DAE, Documentary Association of Europe) ha assegnato due premi. Il Best Project Bio to B Award, che consiste in un supporto di 1000 euro alla produzione del film, è stato attribuito a Fragments of a Life Loved di Chloé Barreau (produzione: Groenlandia). Il Best Project from Emilia-Romagna Bio to B Award, che consiste in un accredito per IDFA e un accredito per FIPADOC, è andato a Fade Out di Mattia Epifani (produzione: Rodaggio Film).
Di seguito anche i premi collaterali di Bio to B – Industry Days 2022: il Mia Market Award è stato assegnato a Imola I994 di Francesco Merini (produzione: Mammut Film)mentre il Visioni Incontra Award è andato al già premiato dalla giuria Fragments of a Life Loved.

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Biografilm Festival

Biografilm 2022 | Grossman, lo scrittore israeliano si racconta in un intimo documentario

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Biografilm 2022 | Grossman, lo scrittore israeliano si racconta in un intimo documentario
3.5 Punteggio
Regia
Sceneggiatura
Cast
Colonna Sonora

“Ho imparato qualcosa sulla mia scrittura da quando mio figlio, Uri, è stato ucciso. Ho imparato che c’è solo un modo per afferrare ciò che esiste oltre il muro impenetrabile della morte, la sensazione di non esistenza, e, allo stesso tempo, sentire la vastità di ciò che significa essere vivi accanto ad essa. Quel modo è scrivere. E questo è ciò che cerco di fare con la mia scrittura: esistere in entrambi i luoghi, anche solo per un breve momento”. David Grossman, pluripremiato scrittore israeliano, condivide queste sue riflessioni spiazzanti, private e intime davanti alla telecamera di Adi Arbel per il film-documentario che, ovviamente, presenta il suo cognome nel titolo.

L’autore indaga così la delicata e complessa connessione tra i suoi romanzi e la sua vita personale e ricorda, in una lunga confessione, le proprie origini e la propria infanzia. Nato a Gerusalemme nel 1954, con la madre casalinga che da sola cresceva lui e il fratello mentre il padre, autista di autobus, era fuori casa che faceva gli straordinari. Gli esordi da giovanissimo, dopo una delusione d’amore con una ragazza, a cui scrisse una lunghissima lettera, accorgendosi che tra quelle righe c’era già il nucleo della sua prima storia. Quella ragazza è poi tornata con lui ed è ancora lì accanto.

Il film, presentato nel corso della diciottesima edizione del Biografilm, sarà distribuito in Italia da I Wonder Pictures e arriverà sulla piattaforma IWonderFull il prossimo 21 giugno.

Biografilm 2022 | un documentario su David Grossman

Il racconto di Grossman davanti alla macchina da presa diventa testimonianza di quanto sia “difficile ed estenuante combattere senza tregua contro la forza gravitazionale della perdita”, per utilizzare le sue stesse parole. Di come sia forse impossibile separare il ricordo dal dolore, ma che anche nel dolore possa continuare ad esistere “il respiro, la creatività, la capacità di fare il bene”.

Dopo quel lutto personale, Grossman si è interrogato costantemente sull’esperienza “dei vivi che toccano la morte”, che sono toccati dalla morte: un’esperienza che un tempo gli sembrava sostanzialmente gelida, paralizzante e inanimata, e che nel corso della scrittura (e forse a causa di essa) si è rivelata a lui come complessa e articolata, dinamica e in costante evoluzione, venata di intimità, di nostalgia, di tristezza, in grado di contenere tutta la pienezza della vita e tutto il suo sconcertante vuoto.

Nell’immobilità e nel gelo totale che la morte impone non solo a chi muore ma anche, in un certo senso, a chi soffre per quella morte, lo scrittore israeliano ha cercato sempre le parole corrette per raccontarla e il modo con cui quelle parole potessero farsi movimento. Ha cercato un ritmo che gli desse la sensazione di riuscire ancora muoversi, di essere libero dinanzi a ciò che minacciava di paralizzarlo e pietrificarlo.

Nel suo disvelarsi davanti alla macchina da presa, si rende chiara ancora una volta una cosa: che in certe situazioni l’unica libertà che ha un uomo è quella di formulare la propria storia con le proprie parole. E che ogni parola giusta è una piccola riparazione. 

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