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Horror

Cube – Il Cubo, guarda l’horror di Vincenzo Natali gratis su VVVVID

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Dopo avervi spaventato con Frankenstein e Mega Piranha abbiamo deciso di regalarvi un altro interessante film da brivido da guardare questa settimana su VVVVID: Cube – Il Cubo. Scritto e diretto da Vincenzo Natali ed interpretato da Maurice Dean Wint, David Hewlett, Nicole de Boer, Andrew Mille e Wayne Robson Cube – Il Cubo racconta la storia di sei persone che, trovatesi senza memoria in una misteriosa struttura dalla forma cubica, cercano disperatamente una via di fuga. Ma non sarà facile evadere dal cubo perché ogni stanza nasconde tranelli, percorsi nascosti e trappole che uccideranno i sei malcapitati uno ad uno e nel più atroce dei modi.

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Sono già passati quasi venti anni da quando Cube – Il Cubo uscì nelle sale di tutto il mondo raccogliendo grandi consensi di pubblico e critica. L’atmosfera da thriller psicologico e alcune sequenze decisamente splatter-horror si rivelarono una combinazione vincente lanciando Vincenzo Natali nella schiera di quei registi di genere da tenere d’occhio. Molti celebri film infatti ripresero alcuni aspetti di questo intenso thriller psicologico: partendo dal primo Resident Evil che nella sequenza dei laser offre un chiaro omaggio alla spettacolare introduzione di Cube e continuando con la saga di Saw che riprende il meccanismo delle trappole, questo piccolo horror low-budget si rivelò una pietra miliare del cinema di genere. Non a caso nel 2002 uscì il sequel, Il Cubo 2 – Hypercube di Andrzej Sekula e nel 2004 il prequel, Cube Zero di Ernie Barbarash ma i risultati furono sotto le aspettative. Perso Natali infatti, impegnato in altre opere come Cypher, Splice e The ABCs of Death 2, la saga di Cube non ebbe più quella geniale originalità avvertita nel primo indimenticabile capitolo. Ma non tutto il male viene per nuocere. Hollywood infatti in occasione del ventennale dell’uscita del primo film realizzerà il primo remake ufficiale dell’opera di Natali, Cubed. Diretto dall’esordiente Saman Kesh e prodotto dalla Lionsgate Cubed avrà l’obiettivo di riavviare una volta e per tutte la brillante saga creata da Natali. Riuscirà nell’intento? Noi pensiamo di si perché Cube è un film talmente interessante ed originale da avere tutti i presupposti per funzionare bene anche a distanza di venti anni dall’uscita.

Se ti abbiamo incuriosito con questo articolo, cosa aspetti? Puoi vedere il film in streaming gratis su VVVVID.

Classe 1988, nato con l'idea del cinema come momento magico, cresciuto con la prassi di vedere (almeno) un film a sera, abituato a digerire qualsiasi tipo di opera (commedia, splatter, dramma, horror) sin dai primissimi anni di età, propenso a scavare nei meandri più nascosti per trovare sconosciute opere horror da torcersi le budella... appassionato, commerciale, anti-commerciale, romantico, seriofilo, burtoniano...disponibile davanti e dietro le quinte e disposto per tutti voi ad intervistare le più grandi celebrità italiane e internazionali... questo è Carlo Andriani ovvero: IO.

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Cinema

La Bambola Assassina, i film di Chucky dal peggiore al migliore

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Chucky, la “bambola assassina” più famosa della storia del cinema, sta per tornare ancora una volta in sala con il primo reboot ufficiale della saga cominciata nel 1988. Dopo sette film, tutti scritti da Don Mancini e con Brad Dourif a prestare la propria voce a Chucky, la serie ora riparte da Mark Hamill (alias Luke Skywalker), che per la prima volta doppierà l’iconico personaggio. La bambola assassina del 2019 sarà una minaccia non solo fisica, ma anche virtuale. In attesa di scoprire questo nuovo capitolo del franchise, ripercorriamo la saga guardando ai vecchi capitoli con questa classifica.

La bambola assassina 3 (1991)

Per ammissione dello stesso Mancini, papà del personaggio, La Bambola Assassina 3 fu un film progettato di fretta per sfruttare il successo commerciale (insperato) del secondo capitolo, che era riuscito nella difficile impresa di far crescere la popolarità del brand. La formula non era più fresca ed innovativa e le idee nuove scarseggiavano (il film arrivò nelle sale appena sei mesi dopo il secondo episodio del franchise). L’idea, sulla carta interessante, di spostare il setting del film dalla classica casa americana in un’accademia militare, non si rivelò vincente.

Il Figlio di Chucky (2004)

Debutto alla regia di Don Mancini, Il Figlio di Chucky è forse il capitolo più demenziale, eccessivo e grottesco della saga (che non è mai stata particolarmente famosa per la sua serietà). La sua natura metacinematografica e gli “inside jokes” sull’industria hollywoodiana alla lunga vengono a noia. E per un film che per la prima volta nella saga punta quasi tutto sulla commedia e poco sull’orrore, non è di certo una nota di merito. Nonostante ciò, per la logica ormai accettata del “so bad so good”, anche Il Figlio di Chucky è riuscito ad ottenere lo status di “guilty pleasure”.

La Sposa di Chucky (1998)

Il film diretto da Ronny Yu (già regista di Freddy vs. Jason, altro film disprezzato nell’anno della sua distribuzione e rivalutato solo in seguito) segna l’inizio della “seconda fase” del franchise dedicato a Chucky. Questo episodio, infatti, rinuncia al titolo originale (Child’s Play) utilizzato fino a quel momento per dedicarsi maggiormente alle avventure di Chucky stesso e meno alle vicende che riguardano i personaggi umani. È anche il film che vira definitivamente sul tono “comedy”, riuscendo però a bilanciare efficacemente i momenti gore con quelli ironici.

La Bambola Assassina (1988)

Per quanto sia insolito trovare il film che ha dato inizio ad una saga così longeva fuori dal podio dei film migliori della saga stessa, la forza (e l’anomalia) del franchise cinematografico dedicato a Chucky è quella di aver avuto seguiti spesso superiori al film originale. Nonostante ciò, La bambola assassina del 1988, scritto da Don Mancini e diretto da Tom Holland, è il film che ha reso le bambole degli oggetti spaventosi per una intera generazione di spettatori, introducendo una nuova icona horror in grado competere con quelle più celebri (Leatherface, Jason e Freddy Krueger). Il primo episodio ha inoltre il vantaggio di avere una narrazione molto più snella e lineare (un punto di forza negli horror) di quella dei suoi seguiti, in cui la mitologia relativa all’origine del personaggio comincia a complicarsi.

La Maledizione di Chucky (2013)

Secondo dei tre film diretti dallo stesso Don Mancini, è anche il film che segna un “reboot” della saga, almeno a livello del tono e delle intenzioni. A nove anni di distanza da Il Figlio di Chucky, il film di Mancini riconduce la serie nel territorio dell’horror puro. Non solo, questo sesto capitolo abbandona il filone “voodoo” dei precedenti episodi per concentrarsi totalmente sul terrore fisico delle uccisioni e delle coltellate. Tornando alle origini dei primi due capitoli, Mancini cerca di incanalare tutta la sua esperienza al servizio di una narrazione finalmente rigorosa e coinvolgente.

Il Culto di Chucky (2017)

Nessuno poteva immaginare che nel 2017, a distanza di 29 anni dal primo episodio, il franchise dedicato alla bambola assassina potesse ancora dimostrare una tale freschezza. Diretto ancora una volta dallo stesso Mancini, Il Culto di Chucky fa l’impossibile per combinare tutti i punti di forza dell’intera saga in un unico film, tagliando il superfluo che aveva appesantito molti dei film precedenti. Il film inoltre si ricollega in maniera intelligente alla trama originale, rivelando che Andy, ormai adulto ma ancora interpretato da Alex Vincent, aveva in realtà conservato la testa originale di Chucky per evitare che la bambola facesse altri danni e continuasse ad uccidere furiosamente. Il film spinge di molto in avanti i confini del mito di Chucky, arrivando a mettere in scena una vera e propria invasione di bambole assassine.

La Bambola Assassina 2 (1990)

Ecco un’altra eccezione che rende il franchise di Chucky un unicum del genere horror: il sequel migliore del film originale. Se il primo film aveva creato il personaggio e posto le basi per un suo universo cinematografico, La Bambola Assassina 2 riesce a mettere a frutto in maniera più convincente tutte le idee dell’episodio iniziale. Il sequel di John Lafia è divertente, sadico, contorto, ricco di momenti iconici che il franchise non è quasi mai riuscito a superare in seguito. Soprattutto, La Bambola Assassina 2 è il capitolo del franchise che meglio riesce a coniugare umorismo ed orrore, alternando momenti divertenti a sequenze di morte davvero inquietanti.

 

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Cinema

Movie Score, Puppet Master – The Littlest Reich: la colonna sonora di Fabio Frizzi

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fabio frizzi

Fabio Frizzi, anche se meno conosciuto rispetto ad altri suoi più celebri colleghi italiani, è uno dei compositori di colonne sonore più eclettici e riconoscibili. Famoso per il suo fruttuoso sodalizio con Lucio Fulci (anche lui un regista a lungo colpevolmente dimenticato), a Frizzi si devono infatti le colonne sonore di alcuni film divenuti col tempo dei veri e propri cult, quali Zombi 2, Paura nella città dei morti viventi e L’aldilà. Come spesso è accaduto negli ultimi anni, è stato Quentin Tarantino a rendere omaggio al talento nostrano (dopo aver reso omaggio ad altri cineasti italiani spesso poco considerati in patria, come Fernando De Leo, Mario Bava o Sergio Corbucci) nel 2003, inserendo nella colonna sonora del suo Kill Bill: Volume 1 un brano scritto da Frizzi per Sette note in nero, diretto proprio da Fulci, il “terrorista di generi” nel 1977. Ancora oggi Frizzi è legato alla sua esperienza con il cineasta romano, tanto da aver messo in scena il progetto musicale “F2F – Frizzi To Fulci”, durante il quale una piccola orchestra di otto elementi ripropone le colonne sonore realizzate da Frizzi per i film di Fulci.

Lo scorso anno Puppet Master: The Littlest Reich, dodicesimo film di una saga horror che da noi non ha mai avuto grande fortuna, diretto Sonny Laguna e Tommy Wiklund, ha fatto molto parlare di sé tra gli appassionati del genere. Il film, scritto da S. Craig Zahler, il regista di Bone Tomahawk, Cell Block 99 e Dragged Across Concrete, nuovo astro nascente di un cinema “duro” dal ritmo particolarissimo, che riprende Tarantino togliendogli l’ironia post-moderna, è una vera e propria “festa gore” per stomaci forti. La trama del film è quanto mai elementare: il fumettaro Edgar (Thomas Lennon) partecipa ad una convention che celebra le famose marionette ideate dal nazista Toulon (Udo Kier). Insieme alla sua nuova fidanzata (Jenny Pellicer) e al suo capo (Nelson Franklin), si dirige verso l’hotel sede della manifestazione, ma si ritrova nel bel mezzo di un massacro alimentato proprio dai burattini che voleva vendere. Fabio Frizzi ha messo al servizio del film la sua decennale esperienza come compositore di colonne sonore, donando a Puppet Master: The Littlest Reich un andamento musicale più melodico rispetto al passato, che utilizza persino sonorità vicino a quelle del valzer e non si limita a riproporre per l’ennesima volta le musicalità “circensi” che invece caratterizzavano le colonne sonore dei vecchi episodi.

Il film si apre con un tema (quello che accompagna i titoli di testa) che è apertamente un tributo a quello originale scritto da Richard Brand per il primo capitolo della saga (un tema che lo stesso Frizzi ha definito “brillante e poetico”). Il tema di Frizzi riprende quei suoni ma li trasforma, come se questi ora provenissero da un carosello (“è una musica che vuole suggerire l’idea del gioco inteso come destino perverso a cui tutti partecipano, nessuno escluso”, ha dichiarato il compositore in una recente intervista). Per Frizzi, come già per Brand, è infatti essenziale comporre un tema che sia immediatamente memorizzabile dal pubblico, in grado di rimanere con lo spettatore anche dopo la fine del film.

Ma significativo è anche il tema dedicato a Blade, il burattino più rappresentativo del film. La musica che accompagna le immagini del suo primo incontro con Edgar, il protagonista, rende perfettamente l’idea del tentativo futile ed impossibile di stabilire una relazione fra i due. Per il tema della “Toulon Mansion”, che doveva avere la funzione di suggerire i suoi misteri nascosti, Frizzi ha utilizzato la chitarra baritona, ma ci sono persino brani composti per Mellotrone, fondamentale nella sua tradizione musicale, e altri che richiamano le marcie militari. Ma se Frizzi ha imparato una cosa dal suo lavoro con Lucio Fulci, è che negli horror la musica è tanto importante quanto il sound design. Perciò ogni composizione musicale deve necessariamente tenere conto dei suoni e dei rumori che contribuiscono a creare la tensione nel film. Se questi vengono coperti o addirittura “eliminati” dalla musica, le scene rischiano di perdere la loro forza.

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Cinema

Pet Sematary, il finale scartato e cosa aspettarsi dal nuovo remake

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Pet Sematary

Pet Sematary, il film tratto dal celebre romanzo omonimo del re dell’horror Stephen King, arriverà nelle sale italiane il prossimo 9 maggio. Si tratta del secondo adattamento cinematografico del libro dopo il film del 1989 diretto da Mary Lambert. Il romanzo, ispirato ad un vecchio racconto inglese dal titolo The Monkey’s Paw, storia popolare meglio conosciuta nella versione scritta da William W. Jacobs, era stato in grado di terrorizzare un’intera generazione di lettori che, nonostante le limitazioni del prodotto, apprezzarono all’epoca la versione pensata per il grande schermo (e sceneggiata dallo stesso autore). Nel suo libro, King narrava le vicende della famiglia Creed (il padre Louis, la madre Rachel, la figlia Ellie e il piccolo Gage), appena trasferitasi in una tranquilla cittadina di campagna per cercare di ricominciare la propria vita. Un giorno, l’adorata gatta dei Creed viene investita. Nella speranza di aiutare i suoi nuovi amici a liberarsi dal dolore per la scomparsa dell’animale (e costretto da una forza mistica che non riesce a spiegare), il vicino di casa, Jud Crandall, porta Louis in un antico cimitero nascosto nella foresta dietro la loro abitazione. Un cimitero dove i morti tornano in vita.

Da qui in avanti: spoiler!

Louis seppellisce il gatto nel terreno sacro, dal quale riemerge un animale molto più violento della tenera creatura che aveva seppellito. Le cose però si fanno davvero tragiche quando il piccolo Gage, vagando per la strada, subisce la stessa sorte del gatto di famiglia, morendo sul colpo. Ora che Louis ha già visitato il cimitero, scopre che non può resistere alla sua attrazione e, non potendosi controllare, seppellisce suo figlio nella speranza di riaverlo indietro. Gage torna, ma uccide sia Jud che sua madre Rachel. Louis quindi decide di liberarsi del gatto “rianimato” e di uccidere nuovamente suo figlio. Ma ancora una volta commette un fatale errore, portando sua moglie al cimitero, convincendosi che, se la seppellirà velocemente, lei potrà tornerà come prima e non in una versione “malvagia”. Il libro terminava quindi con Louis solo in casa. Rachel, risorta, metteva una mano fredda sulla sua spalla e con una voce “piena di sporcizia” (per usare le parole dello stesso King), gli diceva semplicemente: “Tesoro”. Fine. Ampio spazio all’immaginazione del lettore. Louis avrà avuto ragione o no?

L’amato adattamento cinematografico del 1989 diretto da Mary Lambert era un film estremamente fedele al materiale originale, anche se privo di quella ambiguità e complessità che da sempre contraddistingue i libri di King ma non le loro trasposizioni su schermo (basti pensare anche al recente It, piccolo gioiello di cinema commerciale ma anche “razionalizzazione” di un testo immenso ed incontenibile”). La scena finale dei film della Lambert è rimasta però impressa nella mente di tutti gli spettatori: mentre aspetta il ritorno a casa di sua moglie, Louis vede Rachel (risorta) camminare attraverso la porta grondante sangue, e si alza per abbracciarla. Si scambiano un bacio appassionato (quanto disgustoso) e poco prima che la scena giunga alla conclusione, lei prende un coltello e lo solleva in aria. Un finale che, ad esempio, è stato drasticamente cambiato nel nuovo adattamento firmato da Kevin Kölsch e Dennis Widmyer (già registi di Starry Eyes), che è invece un remake che si prende molta più libertà dal materiale di partenza (ma che, nonostante ciò, sembra essere comunque piaciuto allo scrittore di Bangor). Certo, il nuovo film mette in scena alcune cose che erano state lasciate fuori dal film del 1989 (la mitologia del cimitero è decisamente più approfondita) ma si concede anche delle enormi divagazioni.

Pare proprio, infatti, che uno dei problemi principali che la produzione del film diretto da Widmyer e Kölsch abbia dovuto affrontare, sia stato quello di trovare un finale che rendesse giustizia all’ormai celebre racconto di King. Per il remake sono state scritte quindi tantissime versioni diverse dell’epilogo, alcune delle quali sono state persino girate e proposte al pubblico durante i test-screening. Pare, però, che la reazione migliore sia stata ottenuta proprio dal nuovo (e radicalmente diverso) finale, accolto in maniera decisamente più partecipata dagli spettatori rispetto alle versioni che invece rimanevano più fedeli alla conclusione scritta nel libro. “Non volevamo cambiare il finale a tutti i costi”, ha precisato Kölsch. Delle tre versioni a loro disposizione (“una più dark dell’altra”) è stata scelta quella potenzialmente più scioccante,  assicurano gli sceneggiatori. “Non è possibile sapere già in fase di sceneggiatura ciò di cui avrà bisogno il pubblico”, ha affermato Lorenzo di Bonaventura, produttore del film. “Non si stratta di dare allo spettatore ciò che vuole, ma ciò di cui ha bisogno. È una cosa molto diversa”.

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