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Festa del Cinema di Roma

Festa del Cinema di Roma 2017, prime anticipazioni con David Lynch e Xavier Dolan

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Il Direttore Artistico Antonio Monda, d’intesa con la Presidente della Fondazione Cinema per Roma, Piera Detassis, ha annunciato oggi alcune anticipazioni relative alla dodicesima edizione della Festa del Cinema di Roma, che si svolgerà dal 26 ottobre al 5 novembre 2017 all’Auditorium Parco della Musica, coinvolgendo, come lo scorso anno, numerosi altri luoghi e realtà culturali della Capitale.

Nel suo lavoro, Antonio Monda è affiancato da un Comitato di Selezione coordinato da Mario Sesti e composto da Richard Peña, Giovanna Fulvi, Alberto Crespi, Francesco Zippel e Valerio Carocci. Il programma completo sarà annunciato nel corso di una conferenza stampa che si terrà martedì 10 ottobre.

INCONTRI RAVVICINATI

Come ogni anno, ampio spazio sarà dedicato agli Incontri Ravvicinati con registi, attori e grandi personalità del mondo della cultura.

David Lynch | Premio alla Carriera

A quarant’anni dall’uscita del suo primo lungometraggio, Eraserhead, la Festa del Cinema 2017 celebra il genio di David Lynch assegnandogli il Premio alla carriera. Il cineasta statunitense, che ha ridefinito il cinema contemporaneo con il suo stile onirico e visionario, incontrerà il pubblico e ripercorrerà la sua straordinaria opera da The Elephant Man a Mulholland Drive, da Blue Velvet a Inland Empire fino alla serie cult I segreti di Twin Peaks. Con gli spettatori dell’Auditorium, Lynch parlerà anche dei tre film che hanno maggiormente influenzato la sua carriera, tra i quali di Federico Fellini.

Ian McKellen

Straordinario attore shakespeariano, vincitore di un Golden Globe e di due Tony Award, candidato a due premi Oscar®, Ian McKellen sarà protagonista di un Incontro Ravvicinato con il pubblico alla Festa del Cinema. L’interprete inglese si è fatto conoscere in tutto il mondo come Magneto, nella saga cinematografica degli “X-Men”, e nei panni di Gandalf, nelle trilogie de “Il Signore degli Anelli” e de “Lo Hobbit”. Ian McKellen condividerà con gli spettatori il suo profondo amore per il cinema, in particolare per il genio comico di Jacques Tati.

Xavier Dolan

Premio della Giuria al Festival di Cannes 2014 per Mommy e Grand Prix 2016 per È solo la fine del mondo, a soli ventotto anni Xavier Dolan è già considerato uno dei più originali e carismatici cineasti della nuova generazione. Il giovane autore canadese sarà sul palco dell’Auditorium per parlare della sua carriera di artista a tutto tondo, regista e sceneggiatore di sei lungometraggi di successo e di due videoclip (fra cui “Hello” di Adele), apprezzato interprete cinematografico e televisivo.

Chuck Palahniuk

Scrittore di culto, surreale, anticonvenzionale e controverso, Chuck Palahniuk si è fatto conoscere dalla platea internazionale con il suo primo romanzo, “Fight Club”, divenuto un successo planetario in seguito alla straordinaria trasposizione cinematografica firmata da David Fincher. L’Incontro Ravvicinato con Palahniuk sarà intitolato “American Gothic”: lo scrittore parlerà al pubblico dei film dell’orrore che lo hanno maggiormente entusiasmato e inquietato.

Vanessa Redgrave

Con una carriera di oltre cinquanta anni alle spalle, Vanessa Redgrave è considerata una delle massime interpreti viventi, dopo aver recitato per alcuni grandi autori come Michelangelo Antonioni (Blow-Up le ha dato fama internazionale), Fred Zinnemann (il suo Giulia le è valso un Oscar® come miglior attrice non protagonista), Sidney Lumet, James Ivory, Brian de Palma, fra gli altri.

SELEZIONE UFFICIALE

La Selezione Ufficiale comprenderà circa 35 lungometraggi. Fra questi:

Logan Lucky di Steven Soderbergh

Dopo l’incursione nel mondo della serialità televisiva attraverso le atmosfere gotiche e perturbanti di The Knick, Steven Soderbergh torna sul grande schermo con Logan Lucky, film corale che rievoca circostanze e temi della trilogia di “Ocean”. Nella sua nuova pellicola, il regista premio Oscar® per Traffic, autore di celebri produzioni che vanno da Sesso, bugie e videotape a Magic Mike, racconta le fasi di una complessa e rischiosa rapina che si compie nel corso di una delle più note e adrenaliniche gare Nascar. Il cast di star è composto da Channing Tatum, Adam Driver, Riley Keough, Daniel Craig, Seth MacFarlane, Katie Holmes, Hilary Swank, Katherine Waterston e Sebastian Stan.

EVENTO SPECIALE

NYsferatu di Andrea Mastrovito | Con l’Orchestra “Luigi Boccherini” di Lucca

La Festa del Cinema 2017 ospiterà uno speciale evento fra cinema e musica, la proiezione del film NYsferatu di Andrea Mastrovito con l’accompagnamento dal vivo dell’Orchestra “Luigi Boccherini” di Lucca. L’artista italiano, che vive e lavora a New York, ha ridisegnato a mano uno dei capolavori del cinema muto, Nosferatu, realizzato nel 1922 da Friedrich Wilhelm Murnau. Il risultato finale – che ha richiesto un’enorme sforzo produttivo, tre anni di lavoro e circa trentamila tavole – è quello di un film d’animazione ambientato in una cupa e misteriosa New York dei nostri giorni, segnata da tensioni razziali nei confronti degli immigrati.

RETROSPETTIVA

“La scuola italiana” è il titolo della retrospettiva, curata da Mario Sesti, che si svolgerà nel corso della dodicesima edizione della Festa del Cinema. Realizzata in collaborazione con Istituto Luce Cinecittà e Centro Sperimentale di Cinematografia, “La scuola italiana” è pensata per mettere in luce, indagare e approfondire il lavoro fondamentale, ma spesso meno noto, di alcuni grandi professionisti – dai direttori della fotografia ai montatori, dagli scenografi ai costumisti – che hanno contribuito a fare la storia del nostro cinema, senza dimenticare l’apporto che questi hanno dato ai film di grandi autori internazionali.

RESTAURI

Tre grandi opere restaurate del cinema italiano saranno in programma alla prossima Festa del Cinema: Dillinger è morto di Marco Ferreri, Miseria e nobiltà di Mario Mattoli (entrambi in collaborazione con il Centro Sperimentale di Cinematografia) e Sacco e Vanzetti di Giuliano Montaldo (con Istituto Luce Cinecittà).

INSTALLAZIONE

L’arte contemporanea diventa protagonista alla Festa del Cinema con un’installazione che nasce dalla creatività e dall’interazione di sei artisti, sei scrittori e sei registi. Le opere di Piero Pizzi Cannella, Hidetoshi Nagasawa, Roberto Pietrosanti, Marina Sagona, Giuseppe Salvatori e Marco Tirelli dialogano con la penna di Edoardo Albinati, Claudio Damiani, Jhumpa Lahiri, Marco Lodoli, Aurelio Picca ed Elena Stancanelli. La narrazione che ne emerge si fa immagine attraverso sei cortometraggi di giovani registi che saranno proiettati negli spazi dell’Auditorium. L’opera è ideata da Simona Marchini per Associazione Culturale Palatina con la consulenza amichevole del Centro Sperimentale di Cinematografia.

IL RUOLO DELLA CRITICA

Dopo il successo dello scorso anno, la Festa del Cinema torna a parlare del ruolo della critica internazionale con alcune grandi firme del giornalismo come A.O. Scott (“The New York Times”) e Justin Chang (“Los Angeles Times”). Al dibattito contribuirà anche la storica del cinema Annette Insdorf.

I FILM DELLA NOSTRA VITA: IL MUSICAL

Come ogni anno, il Direttore Artistico e i membri del Comitato di Selezione condivideranno con il pubblico una breve rassegna di film che hanno segnato la loro passione per la settima arte. Dopo il western, la scelta verrà effettuata, per questa dodicesima edizione, all’interno del musical. Ciascun film sarà accompagnato da un incontro con autori, attori e ospiti; inoltre, prima di ogni proiezione della prossima Festa del Cinema, gli spettatori potranno assistere a brevi pillole dei musical più celebri ed evocativi.

 

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Cinema

Green Book, la recensione del film con Viggo Mortensen

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Green Book Recensione

Cosa succede quando nel 1962 un italo americano e un uomo di colore, si incontrano per ragioni lavorative e sono costretti a condividere 8 settimane insieme? La risposta è presto detta, nel film Green Book diretto da Peter Farrelly e interpretato da una coppia eccezionale composta da Viggo Mortensen e Mahershala Ali. 

New York. Tony ‘Lip’ Vallelonga è un uomo di origini italiane, marito affettuoso di Dolores (Linda Cardellini) e padre di due figli. A causa della chiusura improvvisa del night club in cui lavora, si ritrova disoccupato e con una famiglia da mandare avanti. Tony è un brav’uomo, è in grado di farsi rispettare – alcune volte anche in maniera violenta – ma non vede di buon’occhio le persone di colore, contrariamente alla moglie. La vita lo mette davanti a un bivio quando riceve la chiamata di un amico che gli propone di andare a fare un colloquio di lavoro come autista per un Dottore. Tra le poche informazioni che gli vengono date in merito all’impiego, non viene specificato che il suo capo sarà un uomo di colore chiamato “Dottore”, ma in realtà pianista di musica classica. Dopo un iniziale tentennamento, Don Shirley decide di assumerlo per iniziare la tournée nel sud degli Stati Uniti. Le questioni razziali tra bianchi e neri in quegli anni esasperavano gli animi degli americani, tanto da trascinare con sé, episodi di violenza e umiliazioni pubbliche. Per tale ragione, prima della partenza con il resto del trio, la casa discografica del musicista consegna a Tony il famoso Green Book, una guida all’interno della quale, sono inseriti i locali, i negozi e gli alberghi che accettano l’ingresso delle persone di colore, per non creare inutili scompigli.

La convivenza forzata di questi due uomini, caratterialmente e fisicamente agli antipodi, mostrerà che la vera amicizia va ben oltre il valore economico e il colore della pelle. Come due fratelli si aiuteranno a vicenda. Shirley aiuterà Tony con la scrittura di lettere d’amore poetiche per la sua Dolores; mentre Tony, forzando anche un po’ la mano, farà in modo che a ogni concerto ci sia l’amato pianoforte Stainway ad aspettare Don sul palco. La vicenda narrata in Green Book è basata su eventi realmente accaduti al capo della famiglia Vallelonga. Infatti alcuni aneddoti sono stati inseriti in fase di scrittura da Nick Vallelonga, figlio di Tony, e da altri componenti della famiglia. Divertente è l’aneddoto raccontato da Viggo Mortensen sulla prima volta che conobbe la famiglia Vallelonga nel ristorante di famiglia ‘Tony Lip’. Se siete curiosi di sapere la storia, leggete cosa ha dichiarato l’attore durante la conferenza stampa.

Tony Lip (Viggo Mortensen) e Don Shirley ( Mahershala Ali) in una scena del film Green Book.

La chimica tra questi due attori è sensazionale. Come in un gioco degli opposti, Ali rappresenta il mondo di un uomo solo, pieno di oggetti per cercare di colmare il vuoto degli affetti, sempre elegante, acculturato e riluttante a usare la violenza per farsi rispettare, anche quando è oggetto di vessazioni e atti di violenza da parte dei bianchi. Mentre Mortensen professa un amore verso la lingua italiana. Per patriottismo è giusto sottolineare che viene data giustizia alla caratteristica della popolazione italiana: il calore con la quale si trattano gli ospiti.

Tra un pollo fritto in Kentucky e la delusione a “Tits-burgh”, la storia di Tony e Shirley colpisce al cuore, perché smuove emotivamente lo spettatore suscitando reazioni contrastanti tra sorrisi, lacrime e rabbia con la quale questi uomini onesti venivano trattati, colpevoli di avere un colore diverso di pelle. Come ha specificato Mortensen in  conferenza, questo è un film che vuole solo far riflettere il pubblico su una tematica terribilmente contemporanea in tutto il mondo.

Green Book sarà nelle sale dal 31 gennaio 2019.

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Cinema

Green Book, la conferenza stampa

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green book

Green Book è un film che fa bene al cuore. L’amicizia nata nel 1962 tra un uomo di colore e un uomo bianco, sono al centro del film diretto da Peter Farrelly, con Viggo Mortensen e Mahershala Ali. In questi 130 minuti dove a regnare sono le tante risate e i momenti di riflessione, i due protagonisti dimostrano che il sentimento come l’amicizia, non si ferma davanti a differenze di sesso e di razza. Durante la conferenza stampa, l’attore Viggo Mortensen ha stupito l’intera platea ascoltando le domande dei giornalisti in Sala Petrassi totalmente privo di cuffiette per le traduzioni, e risposto in maniera esaustiva alle domande con un italiano a tratti maccheronico.

Questo film è tratto da una storia vera. Come hai reso tuo questo personaggio?

Quando ho letto la sceneggiatura ho capito subito che era tra le più complete che avessi mai ricevuto. Ho trovato una storia vera basata su eventi veri, che fanno ridere e piangere. Io non sono italiano ma ho lavorato con attori italo-americani davvero bravi. L’importante era non farne una caricatura. Mi ha aiutato molto avere a che fare con la famiglia Vallelunga. È stato un film davvero importante. Green Book non ti dice cosa fare, cosa pensare, cosa dire o pensare. È un viaggio che ti fa ridere, piangere e riflettere allo stesso tempo. È una storia del passato che fa riflettere sul presente.

Per la prima volta dirigerai un film. Che tipo di regista sei?

Nella mia carriera ho trovato dei grandissimi registi. Tutti hanno delle tecniche di regia diverse, ma l’importante è fare lavoro di squadra. Non voglio fingere di fare tutto, ma voglio fare questo film ed ho bisogno dell’aiuto di tutta la squadra. Infatti ho detto al mio staff che se hanno idee per il film, devono parlarmene, senza avere paura di farlo. Potrebbe sembrare una storia noiosa il viaggio di due persone in una macchina, ma con il lavoro di squadra si è trasformato in qualcosa di formidabile.

Questo è un film importante, soprattutto per gli ultimi tempi. Cosa ne pensi?

Onestamente questo film non è importante solo per questi tempi. Storie come questa, aiutano ad essere meno ignoranti. Non è un problema che riguarda solo l’Italia o l’America ma tutto il resto del mondo. La cosa peggiore è che ci sono leader politici che dovrebbero essere informati ma in realtà, spesso sono quelli più ignoranti o a volte fingono di esserlo per restare al potere. Per questo ci si chiede: ma cosa votiamo a fare, se non abbiamo voce in capitolo per cambiare le cose? Basta poco anche uno “scusa” per avere un po’ di umanità verso il prossimo. Questa è una storia che ti invita a riflettere ed è un esempio per i giovani.

Per interpretere Tony Lip hai dovuto ingrassare e parlare italiano. Che tipo di preparazione hai effettuato?

Ho preso 20kg per questo ruolo. È stato più facile ingrassare che dimagrire, in questo anno, soprattutto per la mia età. Per quanto riguarda l’italiano, è una lingua che conosco e quando sul copione era scritto di parlarci, improvvisavo. Stando a contatto con la famiglia Vallelonga ho scoperto un mix tra italiano e dialetto calabrese. D’altronde si capisce che la famiglia appartiene al sud Italia. Divertente è stato l’aneddoto al ristorante della famiglia di Tony Lip, dove il figlio del protagonista ha iniziato a portarmi portate diverse, come quattro piatti di pasta che ho dovuto mangiare per non offenderli, entrando nel mood della tipica famiglia italiana. Il cibo mi ha schiacciato, ma per me è stata una sfida. Ho anche fatto delle ricerche sulla loro famiglia.

Visto che conosci l’italiano, ti piacerebbe lavorare con un regista italiano?

Sarebbe una bella sfida. Ho fatto una volta un film con un regista francese pur non conoscendo approfonditamente la lingua. Conosco anche l’arabo. Il cinema italiano ha ottimi registi. Da quando sono qui ho conosciuto solo Tornatore, ma nonostante questo, non mi sento di fare un nome con la quale lavorare. Vedremo…

 

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Cinema

RomaFF13, Sigourney Weaver: “Per un regista io non sono una scelta logica, ma un’intuizione”

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Sigourney Weaver

Sigourney Weaver è ospite alla 13° edizione della Festa del Cinema di Roma per ricordare alcuni dei suoi successi sul grande schermo, da Ghostbusters al cult di fantascienza Alien, che hanno plasmato la sua carriera di attrice all’insegna della versatilità. Prima di essere protagonista di un Incontro Ravvicinato con il Direttore artistico Antonio Monda, la star di Hollywood ha incontrato la stampa. “La cosa interessante per me è sempre la storia. Ghostbusters è stata una fantasia sui fantasmi e poi tutto si è spostato verso la fantascienza, un genere sofisticato adesso che affronta alcune grandi domande sull’esistenza (chi siamo?, dove andiamo?, cosa succede al nostro pianeta?) In America abbiamo grandi scrittori di fantascienza” ha affermato, continuando poi a condividere la sue esperienza dentro e fuori dal set sorridente e disponibile.

I suoi genitori sono entrambi attori. Ha imparato qualche lezione importante da loro?

Ho ammirato molto entrambi. Mio padre mi ha fatto innamorare di questo mondo e di questa arte. Faceva soprattutto programmi televisivi e quando tornava la sera a casa si capiva che si era divertito. Per questo mi ha fatto sviluppare una inclinazione verso questo mondo. Mia madre invece non parlava mai della sua carriera che ha dovuto abbandonare quando ha sposato mio padre. Non l’ha mai superata, e mi diceva sempre che è un mondo corrotto e di starne lontana, perché tutti volevano solo portarti a letto e approfittarsi di te.

Agganciandoci al consiglio di sua madre, cosa ne pensa del recente scandalo molestie con Harvey Weinstein e tutto quello che ne è derivato? E crede che per le donne qualcosa sta cambiando nell’industria cinematografica?

Era ora direi. E’ stato un passo fondamentale nella lotta per la qualità sul posto di lavoro. Queste donne coraggiose che hanno parlato hanno iniziato una rivoluzione, però l’industria che io conosco, delle troupe, dei registi, volevano che le cose cambiassero da molto tempo e che il cinema fosse più aperto alle donne. Credo che ci sia ancora molto da fare, ma siamo sulla strada giusta per un cambiamento, la parità e l’uguaglianza.

Il regista migliore con cui ha lavorato? 

Ho lavorato con registi molto diversi, ma tutti meravigliosi. James Cameron ha intuito in modo sottile come potevo lavorare, mentre ad Ang Lee, mentre giravamo Tempesta di Ghiaccio, bastava uno sguardo per capire cosa dovevo o non dovevo fare.

Conosce il cinema italiano?

Ho incontrato Luca Guadagnino e mi ha chiesto di essere in un paio di suoi film, ma uno poi non lo ha mai girato e un altro io non l’ho potuto fare. Però tutti sappiamo l’importanza del cinema italiano. In particolare ho visto e amato Roma di Fellini. 

Come ha vissuto l’esperienza di Alien? Si immaginava il successo che è arrivato dopo aver fatto quel film?

Ridley Scott aveva fatto I Duellanti e questo era il suo secondo film. C’era molta improvvisazione sul set e, venendo dal teatro questo un po’ mi spaventava, ma in fondo adoro farmi trasportare un po’ da tutte le parti quando faccio il mio lavoro. Alien è stata una grande sfida e poi sono passati due anni per fare un altro film. Lo ricordo come un film fantastico e innovatore semanticamente, ne sono molto orgogliosa. 

Non le hanno mai proposto il ruolo di una fidanzata o una moglie?

Quando parlavo con i produttori si volevano subito sedere perchè ero troppo alta. Appena mi vedevano non riuscivano a considerarmi una potenziale fidanzata di qualcuno perchè li mettevo in soggezione per la mia fisicità. Un anno vissuto pericolosamente forse è stato l’unico ruolo di quel tipo. Ma nella mia carriera sono stata ingaggiata da registi molto fantasiosi, perché la mia scelta non era mai logica ma solo l’intuizione di qualcuno.

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