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Le Fate Ignoranti | l’atteso trailer della serie di Ferzan Ozpetek su Disney+

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Ieri sera un bellissimo fulmine a ciel sereno, ha squarciato la pausa pubblicitaria della seconda serata del 72° Festival della canzone italiana di Sanremo. Dopo mesi di attesa e post sui social dei protagonisti durante le riprese, finalmente il trailer della serie Le Fate Ignoranti diretta da Ferzan Ozpetek è stato condiviso con il pubblico. Gli abbonati alla piattaforma digitale potranno vedere gli otto episodi a partire dal 13 aprile.

Ah, quasi dimenticavo: Buon Compleanno Maestro Ferzan Ozpetek!

La trama della serie Le Fate Ignoranti

La serie Le Fate Ignoranti, tradotta in turco Cahil Periler, si rifà al film campione d’incassi uscito nel 2001 e diretto dal regista Ferzan Ozpetek. Un titolo diventato una pietra miliare del cinema italiano, per aver affrontato tematiche complesse e aver dato voce a personaggi tenuti ai margini della società a causa delle loro spiccate personalità.

La tranquilla vita di Antonia, sposata con l’affascinante Massimo, viene completamente destabilizzata con l’improvvisa morte del marito. A rendere ancora più complesso questo profondo senso di abbandono, la scoperta di una vita segreta vissuta fino all’ultimo, da colui che doveva essere la sua metà della mela. Tante bugie, molti segreti e un gruppo di persone dalla spiccata personalità, renderanno l’esistenza di Antonia un turbinio di emozioni.

La vicinanza con Michele, l’uomo con il quale Massimo aveva una relazione stabile, passionale e profonda, rappresenterà per la donna lo shock più potente e allo stesso tempo, la spalla sulla quale appoggiarsi per superare il lutto e l’accettazione delle verità nascoste dal marito, per molti anni.

Leggi anche: Le Fate Ignoranti | presentato il cast della serie diretta da Ferzan Ozpetek

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Il trailer della serie di Ferzan Ozpetek

L’ immancabile voce della Tigre di Cremone, in arte Mina, presente spesso e volentieri nei lavori del regista Ferzan Ozpetek, apre il trailer della serie Le Fate Ignoranti. Ad interromperla, alcuni versi della poesia In questa notte d’autunno del poeta turco Nazim Hikmet contenuta nel libro Poesie d’amore. Testo declamato dal personaggio di Antonia (Cristiana Capotondi) di fronte a Michele (Eduardo Scarpetta) sorpreso nell’apprendere uno strano legame tra quel componimento poetico e il loro amato Massimo (Luca Argentero).

Non mancano – fortunatamente – riferimenti ad alcune battute iconiche presenti nell’omonimo film del 2001. «Sei l’unica straniera?» domanda Massimo al primo incontro con gli amici di Michele rivolgendosi a Serra (Serra Yilmaz), la quale risponde «No, sono turca», mostrando lo stesso sguardo e simpatia di vent’anni fa.

Cristiana Capotondi (Antonia) e Luca Argentero (Massimo) in una scena della serie Le Fate Ignoranti

E per concludere questi trenta secondi, non è mancata anche la presenza di uno dei personaggi che sta destando molta curiosità tra il pubblico. Se nel film Antonia decide di avvicinarsi al cantante Emre, in questo adattamento seriale, il suo posto è stato preso dal fotografo Asaf (Burak Deniz) con il quale trascorrerà molto del suo tempo tra Roma e Istanbul.

A completare il cast, nuove e vecchie conoscenze del mondo di Ozpetek: Carla Signoris, Paola Minaccioni, Ambra Angiolini, Anna Ferzetti, Edoardo Purgatori e Filippo Scicchitano. Insieme a loro anche Lilith Primavera, Edoardo Siravo, Samuel Garofalo, Maria Teresa Baluyot. Ed infine nel ruolo de Le Tre Marie, Patrizia Loreti, Giulia Greco e Mimma Lovoi.

Al momento, non ci resta che sperare in un trailer ancora più esteso, così da conoscere anche le altre Fate che hanno rappresentato per Massimo, la sua seconda famiglia, il suo porto sicuro. Vi ricordiamo che per vedere la serie su Disney Plus dovrete accedere alla sezione Parental Control.

Il mio amore più grande?! Il cinema. Passione che ho voluto approfondire all’università, conseguendo la laurea magistrale in Scienze dello spettacolo e della produzione multimediale a Salerno. I miei registi preferiti: Stanley Kubrick, Quentin Tarantino e Mario Monicelli. I film di Ferzan Ozpetek e le serie tv turche sono il mio punto debole.

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Disney+ sbarca in Turchia | tutto quello che c’è da sapere sulle nuove serie

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È ufficiale: la Turchia entrerà a far parte del magico mondo di Disney+ dal 14 giugno. Una notizia che non è passata inosservata, agli abbonati alla piattaforma digitale, amata da grandi e piccini. Un entusiasmo più che giustificato, se pensiamo che questo Paese è secondo solo a Hollywood nella produzione di serie tv. La Turchia non solo darà modo agli spettatori di vedere i contenuti già presenti, ma avrà l’onore e l’onere di arricchirlo con nuove serie.

In questi mesi fatti di indiscrezioni e notizie ufficiose, finalmente sono arrivate le tanto attese conferme. Attraverso le storie pubblicate nei profili social dei diretti interessati, i fan delle serie turche hanno potuto gioire in attesa di saperne di più.

Demet Özdemir e Burak Deniz

Gli attori più amati delle dizi turche su Disney+

A far brillare gli occhi dei futuri abbonati alla piattaforma di Disney+, sono stati i nomi degli attori e delle attrici che hanno chiuso gli accordi con la famosa casa di produzione. Stiamo parlando di volti molto amati al pubblico delle serie tv turche: Halit Ergenç, Cansu Dere, Yılmaz Erdoğan, Şahan Gökbakar, Ata Demirer, Pınar Deniz, Aras Bulut İynemli, Can Yaman, Demet Özdemir, Hande Erçel e Burak Deniz.

A partire dalla serie Daydreamer – Le ali del sogno (Can Yaman – Demet Özdemir), passando per la rom-com Love is in the air (Hande Erçel). Fino ad arrivare al film Rosso Istanbul (Halit Ergenç) e Le Fate Ignoranti – la serie (Burak Deniz) entrambi diretti da Ferzan Ozpetek, non c’è da stupirsi se le prossime produzioni spopoleranno anche su Disney+.

Leggi anche: Le Fate Ignoranti | l’attore turco Burak Deniz nel cast della serie di Ozpetek

Can Yaman e il romanzo El Turco per Disney+

Disney + | Can Yaman protagonista della serie El Turco

Tra le tante serie che presto prenderanno il via, soprattutto nei mesi estivi, in attesa del primo ciak, c’è la serie con Can Yaman. Proprio lui, dopo aver confermato il suo coinvolgimento in un progetto per Disney+, ha visto balzare nelle liste Trend Topic di Twitter l’hashtag #CanYamanDisneyPlusTR.

Nelle ultime settimane, proprio lui era stato protagonista di alcune notizie che lo vedrebbero protagonista della serie . Come riportato dalla giornalista turca Birsen Altuntas, Yaman vestirà il ruolo di protagonista, nella serie ispirata all’omonimo romanzo storico El Turco di Orhan Yeniaras. Scritto da Kerem Deren e diretto da Ulug Bayraktar, al momento non si hanno ulteriori informazioni riguardanti la sua partner.

Ambientata nel 1683, la storia narra l’assedio che avvenne a Vienna da parte dell’Impero Ottomano. Il protagonista fu un soldato turco, abile a tal punto da essere riuscito a salvarsi dall’attacco dell’esercito austriaco. In gravi condizioni, il soldato arrivò a Moena, piccola cittadina nella quale trovò delle persone che lo aiutarono a guarire e a rimettersi in sesto. Colpito dall’affetto dimostrato nei suoi confronti, il Turco decise di trasferirsi nel piccolo borgo, precisamente nel rione che venne chiamato Turchia.
Ancora oggi, ad agosto si svolge una cerimonia nella quale sventolano le bandiere turche e gli abitanti del luogo indossano i tipici costumi ottomani.

Leggi anche: Can Yaman sarà Sandokan nel progetto internazionale della Lux Vide

Engin Akyürek in Escape su Disney+

Escape | la prima serie è con Engin Akyürek

Ad aprire le danze il 14 giugno, ci penserà la serie Escape con protagonista l’attore Engin Akyürek, coinvolto anche in veste di sceneggiatore. Diretta da Yağız Alp Akaydın, nel cast compaiono Irem Helvacıoğlu, Aziz Çapkurt, Onur Bay, Leyla Tanlar, Aras Aydın e Levent Ülgen.

La storia si svolge nel villaggio yazida, nel quale vivono un gruppo di indigeni, appartenenti all’Asia occidentale, comprendendo Iraq, Siria, Turchia e Iran. Mehmet è un fotografo di guerra e insieme a un gruppo di giornalisti provenienti da altri Paesi, dovranno attraversare di nascosto il confine. Purtroppo le cose per loro non vanno come preventivato e finiscono nelle mani di un’organizzazione terroristica, dopo un raid. Riusciranno a scappare dopo essere stati catturati?

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Mamma ho perso l’aereo | un remake davvero così pessimo?

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Mamma ho perso l’aereo | un remake davvero così pessimo?
2.0 Punteggio
Regia
Sceneggiatura
Cast
Colonna Sonora

A grande sorpresa, l’idea alla base del remake di Mamma ho perso l’aereo (che in realtà è un finto remake, dal momento che i personaggi sono consapevoli di cosa è successo trent’anni fa a casa McCallister) non è pessima. Nonostante simili operazioni – rimettere in scena dei classici con attori diversi e un mood più televisivo che cinematografico – siano molto spesso concepite male fin dal principio, questo non è il caso del film diretto da Dan Mazer e (soprattutto) sceneggiato da Mikey Day e Streeter Seidell, tra gli autori del Saturday Night Live.

Mamma ho perso l’aereo | tentativo disastroso?

Lo spunto è quello del vecchio film del 1990 (una famiglia lascia la propria abitazione per un lungo viaggio natalizio, dimenticando per errore un bambino a casa da solo) ed è anche in questo caso una parodia infantile e giocosa del genere home invasion, con qualcuno che cerca di fare irruzione e il piccolo protagonista che li deve fermare. Tutto il resto, però, è diverso. Day e Seidell hanno infatti la grande intuizione di caratterizzare i due ladri in maniera nuova e più approfondita, spostando l’asse della narrazione: non è più il bambino il fulcro della storia, ma i due genitori che cercando di entrare con la forza in casa sua per recuperare un oggetto che potrebbe salvarli dalla disgrazia.

Quelli di Ellie Kemper e Rob Delaney sono quindi due personaggi completamente diversi dagli Harry e Lime di Joe Pesci e Daniel Stern, sicuramente meno carismatici, ma abbastanza bravi da permettere effettivamente allo spettatore di tifare platealmente per loro (il contrario di quanto avveniva nell’originale).

Lo spettatore segue gli eventi adottando il punto di vista di chi invade: sono i due scassinatori quelli che hanno dei problemi veri e cinematograficamente interessanti, sono loro quelli che hanno un arco narrativo e sono loro i personaggi con cui inevitabilmente empatizza chi guarda. Questo significa anche che il target del film non sono più i coetanei del bambino che si difende – o almeno non solo loro – ma soprattutto i coetanei dei loro genitori, cioè i bambini che avevano visto il primo film all’epoca della sua uscita.

Ad affossare queste idee in teoria valide è però la regia di Dan Mazer (più abile come sceneggiatore al fianco di Sacha Baron Cohen, che come regista), piegata su standard da Disney Channel. Invece che gonfiare questo lungo sketch, ne conferma la natura spiccatamente televisiva, dimostrandosi incapace di generare momenti realmente memorabili. L’ironia c’è, i dialoghi funzionano, ma è tutta la componente slapstick ad essere priva di forza (quando invece nel film di Chris Columbus era uno degli elementi principali). Poco azzeccata è infine la scelta di casting di Archie Yates nel ruolo che fu di Macauly Culkin: buono come comprimario e caratterista in Jojo Rabbit, il giovanissimo attore rivela qui un’espressività limitata e una verve davvero poco coinvolgente.

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Cinema

Luca | il film Pixar ambientato in Italia può essere un nuovo punto di partenza per lo studio

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Ne La Luna, la prima opera Pixar diretta da Enrico Casarosa, i protagonisti erano spazzini sui generis con il compito di spolverare la superficie lunare dalle lucenti stelle che la ricoprivano, rivelando così al mondo ogni sera un differente volto del corpo celeste. I tre salivano sul satellite e ne modificavano l’aspetto solo per poter nuovamente godere della sua visione dalla terra ferma: un viaggio nel cielo finalizzato ad una migliore contemplazione di esso dal basso.

Non deve sorprendere, quindi, se anche in Luca, il primo lungometraggio dell’animatore italiano, l’elemento terrestre del racconto emerga su quello antropomorfo nonostante i due protagonisti siano degli animali acquatici: non solo la trama del film si svolge quasi totalmente in superficie, ma la stessa caratterizzazione del fondale è decisamente meno allettante e suggestiva di quella riservata invece alla piccola città di pescatori, vivida, colorata e affascinante. È sempre quello umano il punto di vista privilegiato: umane sono le aspirazioni dei due comprimari (comprare una Vespa, ad esempio) e umani sono i modi in cui cercheranno di soddisfarle nel corso della trama.

Il tocco umano

Enrico, uno dei protagonisti del film, accumula oggetti del mondo degli umani di cui capisce inizialmente pochissimo, esattamente come avveniva ne La Sirenetta, manifestando fin da subito il desiderio di vivere come gli abitanti della città a cui non ha mai osato avvicinarsi da solo. L’opera di Enrico Casarosa comunica questa inspiegabile gioia di essere ragazzi e ragazze in carne ed ossa attraverso uno stile che tradisce in ogni momento il tocco umano, la sua imperfezione e il suo calore. L’idilliaca cittadina del film, popolata da personaggi estremamente caricaturali che si muovono su fondali espressionisti e mai naturalistici, è qualcosa di completamente diverso dalla New York di Soul, immediatamente riconoscibile nella sua specificità e impossibile da astrarre e universalizzare (come è invece possibile fare con l’ambientazione di Luca, simbolo di un modo di stare al mondo e di intendere le relazioni umane). Allo stesso modo, la resa visiva dell’acqua non è fotorealistica come quella di Alla Ricerca di Dory, ma cerca piuttosto di suggerire uno stato d’animo, di richiamare per sinestesia gli odori della spiaggia e la sensazione del sale che rimane sulla pelle. 

Se nelle sequenze di nuoto subacqueo, quando i personaggi tornano nella loro originaria forma animale, lavora il motore grafico Houdini, precedentemente utilizzato in film carichi di effetti speciali complessi come Toy Story 4, permettendo digestire milioni e milioni di piccolissimi elementi in fase di rendering, appena i due ragazzi emergono in superficie, tutto si fa meno realistico e improvvisamente più allegorico: viene meno la necessità di descrivere minuziosamente ed emerge il desiderio di evocazione. Se la luce che attraversa l’acqua tende ad uniformare il fondale marino, a semplificarne l’aspetto, limitando il campo visivo dei protagonisti, quando questi emergono in superficie possono finalmente conquistare un orizzonte più ampio.

Una nuova direzione per la Pixar?

Dopo aver raggiunto la perfezione tecnica nel campo dell’animazione tridimensionale, la Pixar sceglie con Luca, il primo lungometraggio di Enrico Casarosa (già autore di La Luna) di evitare volutamente il realismo del tratto, di non renderizzare tutte le gocce di uno schizzo d’acqua, ma di avere la linea (che restituisce l’insieme e rinuncia al dettaglio del singolo punto che la costituisce) come elemento fondamentale del disegno. Raggiungere questo livello di stilizzazione richiede però di mettere in discussione tutto quello che lo studio ha fatto negli ultimi decenni, lavorando sempre nella direzione opposta, cioè quella del fotorealismo, sviluppando complicatissimi strumenti digitali basati sulla simulazione degli effetti fisici e sulla raccolta di dati.La produzione di Luca ha quindi permesso al team Pixar di pensare in maniera diversa rispetto al passato, di lasciarsi maggiormente sedurre da influenze straniere (dallo stile di animazione del primo Miyazaki, quello di Conan il ragazzo del futuro, e persino da quell’immagine del mondo fluttuante restituita dalla stampa Ukiyo-e) e di creare una serie di strumenti da poter utilizzare anche in futuro per pianificare un percorso nuovo e differente per lo studio di animazione dopo l’addio di Lasseter.

Il team Pixar ha creato nuove applicazioni digitali per consentire l’implementazione di caratteristiche tipiche dell’animazione 2D. Dopo che persino Spider-Man: Un nuovo universo di Phil Lord e Chris Miller aveva fatto ricorso a tecniche di animazione tradizionali per rimarcare la sua origine fumettistica (tecniche perfezionate nel successivo The Mitchells vs. the Machines, tra acquerelli e scarabocchi a matita) e dopo l’incredibile riconoscimento ottenuto da un film come Wolfwalkers (il cui stile grafico era ispirato alla stampa con blocchi di legno di epoca cromwelliana), i tempi sono maturi anche per la Pixar per muoversi con fiducia nella direzione di una sempre maggiore stilizzazione. Nelle prime fasi dell’animazione al computer si cercava il realismo perché era qualcosa che l’animazione 2D non avrebbe mai potuto raggiungere. Adesso che quel realismo è stato ampiamente ottenuto, toccando risultati forse insperati, film come Luca indicano la giusta direzione per il futuro.

Luca | il film Pixar ambientato in Italia può essere un nuovo punto di partenza per lo studio
4 Punteggio
Regia
Sceneggiatura
Cast
Colonna Sonora
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