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Festival di Venezia

VENEZIA 68: Conferenza stampa di Dark Horse

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Si è tenuta oggi a Venezia la conferenza stampa di Dark Horse, nuova interessante pellicola scritta e diretta da Todd Solondz. Il film che annovera tra i protagonisti Justin Bartha, Selma Blair, Mia Farrow, Jordan Gelber e Christopher Walken racconta la storia di Abe (Jordan Gelber),  trentenne perennemente indeciso tra il divenire adulto e il restare sempre bambino, tema già affrontato nell’esilarante Tanguy di Etienne Chatillez.

Nel corso del film Abe cercherà con scarso successo di riscattare la sua patetica vita conoscendo Miranda (Selma Blair), una sorta di suo alter ego femminile, ma il segreto che custodisce la ragazza spaventerà il povero trentenne sovrappeso, incapace ormai di divenire il vero uomo che anagraficamente già è. Potete trovare le domande rivolte a Selma Blair, Jordan Gelber e al regista Todd Solondz qui sotto:

Che tipo di film è Dark Horse?

Todd Solondz: Per quanto possa essere considerata una commedia si ride davvero poco in Dark Horse, questo è un film pieno di dolore e di malinconia. Il protagonista ha tantissimi problemi ed è colpito da tante sventure; possiamo vedere le cose attraverso il punto di vista della protagonista femminile in modo da comprendere che cosa prova realmente per Abe. Si prova tenerezza per il protagonista e per la sua difficile situazione.

Dark Horse è un’opera diversa dai film precedenti di Todd Solondz?

Jordan Gelber: Non è diverso, è solo che qui la storia è guidata da un unico personaggio mentre nei suoi film precedenti c’erano sempre storie collegate tra loro, in questo caso Todd è tornato un pò allo stile del suo primo film Welcome to the Dollhouse.

Per quale motivo Dark Horse?

Todd Solondz: E’ un termine che sta ad indicare qualcuno che potrebbe arrivare al trionfo, al successo ma che alla fine non ci riesce. E’ uno sforzo commovente e triste; il padre del protagonista ha sempre visto suo figlio come un fallito e questo mi commuove.

Questo è un film politico?

Todd Solondz: Non do mai una ricetta per una interpretazione giusta o sbagliata dei miei film, in ogni caso c’è sempre un punto di vista politico. Il protagonista è di proprietà della sua collezione di giocattoli e questo è collegabile alla sua infanzia, un evidente risultato di una società consumistica in cui tutto viene reso infantile.

Che cosa vi ha interessato di più di questo film?

Jordan Gelber: La cosa che mi ha interessato è proprio il conflitto per cui il protagonista non è mai cresciuto veramente, alla sua età sono tutti sposati con famiglia, mentre Abe vive ancora con i genitori e questo deriva dal fatto che vuole rimanere un bambino pur essendo adulto.

Todd Solondz: Ho cercato di avere accesso alla vita interiore del personaggio per parlare del conflitto reale della sua vita.

Le donne dei suoi film hanno sempre una espressione particolare, come mai?

Todd Solondz: Sinceramente non me ne sono mai reso conto. Inizio sempre il film con un atteggiamento molto esuberante ma alla fine cerco di catturare il momento di sconnessione dei personaggi della storia.

Selma Blair: Credo che la gente quando non viene osservata e non si sente in imbarazzo ha un volto diverso, non pensavo di avere una espressione particolare. In questo caso la storia è molto reale, più il film è tecnico e più ho una espressione particolare, Todd ha il dono di riuscire a capire quando non riesco a recitare veramente. La cosa bella di questo film è che c’è qualcosa di molto reale nel mio personaggio, Todd ci rende come siamo veramente.

Segnato da un amore incondizionato per la settima arte, cresciuto a pane e cinema e sopravvissuto ai Festival Internazionali di Venezia, Berlino e Cannes. Sono sufficienti poche parole per classificare il mio lavoro, diviso tra l’attenta redazione di approfondimenti su cinema, tv e musica e interviste a grandi personalità come Robert Downey Jr., Hugh Laurie, Tom Hiddleston e tanti altri.

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Cinema

The Rossellinis | video intervista ad Alessandro Rossellini sul documentario che racconta la sua famiglia

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Alla Settimana Internazionale della Critica, durante la 77esima edizione della Mostra del Cinema di Venezia, è stato presentato The Rossellinis, documentario diretto dal primo nipote del regista di Roma città aperta. Alessandro, al suo esordio con un lungometraggio cinematografico dopo una lunga carriera come fotografo, torna al Lido dopo aver presentato il cortometraggio Viva Ingrid! nel 2015. The Rossellinis è un ritratto ironico, allo stesso tempo affettuoso e sardonico, di una delle famiglie più chiacchierate del cinema. Internazionale e numerosissima.

The Rossellinis | intervista ad Alessandro Rossellini

La famiglia che scandalizzò la società degli anni Cinquanta, nel documentario di Alessandro, viene mostrata per la prima volta “dall’interno”, rappresentata su schermo ribaltando l’immaginario che i rotocalchi ne hanno fatto negli anni. Il regista cerca quindi di andare oltre quel “circo mediatico” nato intorno alla figura di nonno Roberto e alla sua famiglia, ma anche oltre il mito inscalfibile del maestro venerato dagli appassionati di cinema.  

Nella nostra intervista, Alessandro Rossellini ci racconta della “rossellinite”, ovvero di quella sindrome di cui sono stati “affetti” per anni lui e gli altri componenti della famiglia, e del lavoro, lungo anni, fatto sul film.

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Cinema

Venezia 77 | Pietro Castellitto presenta I Predatori: “Senza Nietzsche forse non avrei fatto il regista”

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“Mio padre ad un certo punto si era messo in testa di voler recitare la parte del padre del mio personaggio nel film. Allora io l’ho preso in disparte e gli ho detto: ma tu ci tieni al mio futuro o no?”. Così Pietro Castellitto, figlio di Sergio, presenta in conferenza stampa il suo esordio alla regia. I Predatori è in concorso Orizzonti durante la 77esima edizione della Mostra Internazionale del Cinema di Venezia. Un film pregno di cattiveria, cinismo e coraggio di andare sopra le righe, mettendo in scena dei personaggi appartenenti a due famiglie solo superficialmente differenti per estrazione sociale e comportamenti, ma accomunate dalla stessa ferocia e disperazione. Nel cast del film figurano Massimo Popolizio, Manuela Mandracchia, Pietro Castellitto, Giorgio Montanini, Dario Cassini, Anita Caprioli e Marzia Ubaldi.

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Venezia 77 | I Predatori di Pietro Castellitto

Pietro Contento Castellitto, nato nel 1991, ha debuttato nel cinema a tredici anni in una piccola parte nel film Non ti muovere (2004), diretto dal padre. Dopo altri piccoli ruoli da attore, Pietro ha abbandonato per diversi anni la recitazione per dedicarsi alla carriera universitaria, laureandosi in filosofia. Da qui anche la centralità della figura di Nietzsche nel suo film (“se non ci fosse stato Nietzsche probabilmente non avrei fatto il regista”).

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“Agli inizi sentivo di andare incontro ad una ferocia immotivata, ad un pregiudizio su di un attore che ancora non aveva dimostrato nulla. Mi convinsi allora che non ero in grado di fare quel mestiere. Spesso va così, si reagisce alle ingiustizie convincendosi di meritarsele”, ha spiegato Pietro Castellitto. Adesso il giovane interprete e regista è pronto per tornare come attore in produzioni importanti come Freaks Out di Gabriele Mainetti e nella serie su Francesco Totti in cui interpreterà il leggendario capitano della Roma.

Un film antiborghese

Ma anche l’esordio da regista non è stato facile. “Ho scritto la sceneggiatura de I Predatori quando avevo 22 anni. Ma all’epoca non avevo credibilità lavorativa. Scrivevo cose e le facevo leggere a gente che prima mi faceva i complimenti e poi scompariva, non richiamandomi mai. Domenico Procacci è stato il primo ad avermi dato fiducia. Quando sono entrato nei loro uffici mi sono detto: ecco, si stanno sbagliando, questi mi fanno fare un film per davvero”.

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Un film che alcuni potrebbero giudicare “antifascista”, ma che, come spiega il suo stesso autore, è in realtà un film antiborghese: “Un film antifascista avrebbe avuto senso sono durante il Ventennio. Ma allora non te lo facevano fare. I fascisti del mio film sono colorati e sfarzosi, come quegli animali dai pigmenti colorati che fanno finta di avere in corpo un veleno letale che in realtà è esaurito da tempo”.

Manomettere il mondo

Ne I Predatori torna centrale il tema delle classi sociali, dimostrando la differenza tra un classe (quella del proletariato) “che ha bisogno delle armi per essere dei predatori” e quella opposta (la borghesia), che ha invece strumenti molto più raffinati e funzionali a propria disposizione dei fucili e delle pistole. “Quasi tutte le opere scritte dai giovani nascono da un disagio o da un sentimento da voler comunicare. Non dalla volontà di imporre un messaggio. Federico è l’unico personaggio un po’ autobiografico e per questo lo interpreto io nel film. Come me appare impacciato anche quando è sicuro di sé. Ha la voglia di reinventare la modernità, di manomettere il mondo”. 

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Cinema

Guida romantica a posti perduti | la nostra intervista con il cast e la regista del film

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Giorgia Farina, a cinque anni dalla black comedy Ho Ucciso Napoleone, torna dietro la macchina da presa per Guida Romantica a Posti Perduti, road movie quieto e malinconica con protagonisti due personaggi “sbagliati”, interpretati da Jasmine Trinca e Clive Owen, che perseverano nei propri errori ma cercano allo stesso tempo di dare al mondo, attraverso la tv o il web, un’immagine di sé che non corrisponde alla realtà. 

Il film, presentato alle Giornate degli Autori di Venezia 77 (e al cinema dal 24 settembre), segna il passaggio per la regista Giorgia Farina dalla commedia pura ad un cinema dai tempi più dilatati e dai ritmi meno concitati. Abbiamo chiesto a lei e a due degli interpreti principali, Andrea Carpenzano e Irène Jacob, quali nuove sfide ha posto la realizzazione di questo atipico film “on the road”.

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