Connect with us

Cinema

Venezia 75, i dieci film italiani più attesi del festival

Published

on

Tra i grandi registi provenienti da ogni parte del mondo che affollano il fittissimo programma di Venezia 75, anche il nostro Paese sarà rappresentato da autori (tra affermati ed esordienti) che presenteranno le loro opere all’interno delle diverse sezioni del festival: Concorso, Fuori Concorso, Orizzonti, Sconfini e Giornate degli Autori. Ecco quali sono i dieci film italiani più attesi della kermesse che si svolgerà dal 29 agosto all’8 settembre:

Venezia 75: Suspiria di Luca Guadagnino

Fra i film più attesi di Venezia 75 c’è sicuramente il chiacchierato remake di Luca Guadagnino del capolavoro di Dario Argento che ha influenzato il cinema horror (e non solo) mondiale. Un cast d’eccezione (Dakota Johnson, Tilda Swinton, Chloë Grace Moretz) e una colonna sonora avvolta dal mistero firmata da Thom Yorke, il Suspiria di Guadagnino si pone già come uno degli eventi cinematografici dell’anno (grande attenzione su di lui anche dall’America, dopo lo straordinario successo di Chiamami col tuo nome). Difficile immaginare come si rivelerà questo film che viene chiamato “remake” solo per una definizione di comodo ma che sembra presentare un’impostazione visiva e narrativa molto diversa dal cult originale.venezia 75

Venezia 75: Capri-Revolution di Mario Martone

Terzo capitolo di una ipotetica “trilogia storica” di Mario MartoneCapri-Revolution si svolge alla vigilia della Prima Guerra Mondiale e vede protagonista una giovane “pastorella” che scopre sull’isola di Capri una comune di nordeuropei che vive secondo modi e regole diversi da quelli della società civile. Seybu (Reinout Scholten van Aschat) e i suoi compagni hanno trovato proprio nell’isola di Capri il luogo ideale per proseguire la propria ricerca della vita e dell’arte.venezia 75

Venezia 75 – What you gonna do when the world’s on fire? di Roberto Minervini

Roberto Minervini è certamente uno dei registi meno “etichettabili” fra quelli che abbiamo in Italia, creatore di uno stile unico che mescola finzione e documentario al punto da non riuscire più a distinguere la realtà dall’immaginazione. What you gonna do when the world’s on fire? in concorso a Venezia 75 affronta il razzismo nella società americana e in particolare nella realtà del Texas. Attesissimo!

venezia 75

Venezia 75: Sulla mia pelle di Alessio Cremonini

Certamente uno dei film più “mediatici” di tutto il festival! Sulla mia pelle porta per la prima volta sul grande schermo la tragica vicenda di Stefano Cucchi, il giovane deceduto il 22 ottobre 2009 durante la custodia cautelare e sul cui decesso pende una vicenda giudiziaria che coinvolge le condotte di medici e agenti di polizia penitenziaria. A interpretare il ragazzo è Alessandro Borghi. Il film, presentato in anteprima nella sezione “Orizzonti”, verrà distribuito nella sale cinematografiche italiane e Netflix il 12 settembre 2018.

venezia 75

Venezia 75: La profezia dell’armadillo di Emanuele Scaringi

Il fumettista romano Zerocalcare è riuscito, raccontando se stesso e la realtà in cui vive, a creare un vero e proprio fenomeno culturale che ha contagiato anche chi non è generalmente abituato a leggere questo tipo di medium. La profezia dell’armadillo è liberamente tratto dal primo dei suoi fumetti e vede protagonisti Simone Liberati, Pietro Castellitto, Laura Morante e Valerio Aprea. Alla sceneggiatura, insieme ad Oscar Glioti e Pietro Martinelli, anche Valerio Mastandrea e lo stesso Michele Rech.

venezia 75

Venezia 75: Una storia senza nome di Roberto Andò

Roberto Andò (Le Confessioni, Viva la libertà) non ha certamente bisogno di presentazioni. Il suo nuovo film, Una storia senza nome, sarà presentato Fuori Concorso e avrà come protagonisti Micaela Ramazzotti Renato Carpentieri, interpreti di una storia che intreccia vicende cinematografiche e di cronaca (il furto del Caravaggio a Palermo). È stato definito in conferenza stampa come un “mystery” che mescola in maniera brillante cinema e politica!

venezia 75

Venezia 75: Il ragazzo più felice del mondo di Gian Alfonso Pacinotti

Gian Alfonso Pacinotti, in arte Gipi, è uno degli artisti più apprezzati del fumetto italiano e un abile scrittore e regista (negli ultimi mesi gli spettatori di Propaganda Live hanno potuto apprezzare una serie di curiosi cortometraggi da lui diretti). Il suo nuovo film è tratto da una storia vera che lo ha coinvolto personalmente quando, nel lontano 1997,  ricevette la lettera di un fan quindicenne che gli chiedeva di fargli avere una dedica con su scritto “A Francesco”. Solo nel 2017 Gipi ha scoperto che questa persona aveva inviato la stessa lettera a tantissimi altri fumettisti, dichiarando quindici anni, manifestando lo stesso amore e chiedendo a tutti la medesima cosa. Con tre amici decide allora di mettersi alla ricerca del ragazzo. Il film sarà presentato nella sezione “Sconfini”, che sostituisce la sezione “Cinema del giardino”.

venezia 75

Venezia 75: I villeggianti di Valeria Bruni Tedeschi

In una casa di altri tempi sulla Costa Azzurra si riuniscono amici e parenti di Anna, in crisi dopo una relazione finita male. L’abitazione sarà quindi il luogo in cui i segreti verrano a galla svelando i sentimenti dei personaggi e i rapporti di forza tra i famigliari della protagonista, i suoi amici e persino i dipendenti. Alla regia c’è Valeria Bruni Tedeschi, che reciterà anche nel film al fianco di Valeria Golino, Pierre Arditi e Noémie Lvovsky.

venezia 75

Venezia 75: L’amica geniale di Saverio Costanzo

Non si tratta propriamente di un film ma delle prime due puntate dell’attesissima serie televisiva ispirata alla saga letteraria di Elena Ferrante: L’amica geniale. Alla regia Saverio Costanzo, già autore dell’apprezzatissimo Hungry Hearts e dell’ormai cult La solitudine dei numeri primi. La serie tv è una coproduzione HBO e Rai Fiction, con il sostegno di Wildside e Fandango. Le due puntate andranno in onda in prima serata su Rai 1 il 30 ottobre mentre l’episodio conclusivo della miniserie è previsto il 14 novembre. Già si parla di nuove stagioni in vista, con episodi tratti dai libri successivi al best seller del 2011!

venezia 75

Venezia 75: Ricordi? di Valerio Mieli

ll viaggio di due persone, prima innamorate tra loro e poi innamorate di altri, negli anni, attraverso la loro storia d’amore, vissuta prima insieme e poi separati tra momenti felici e infelici. Protagonisti del nuovo film di Valerio Mieli, Ricordi?, saranno Luca Marinelli e Linda Caridi. Si tratta del secondo film da regista per Mieli, che nel 2009 aveva diretto Dieci Inverni, vincitore del David di Donatello e del Nastro d’argento al miglior regista esordiente.

venezia 75

Cinema

Hocus Pocus 2 | Le streghe tornano a Salem e la musica (non) cambia

Published

on

hocus pocus 2
Hocus Pocus 2 | Le streghe tornano a Salem e la musica (non) cambia
3.6 Punteggio
Regia
Sceneggiatura
Cast
Colonna Sonora

Tanto atteso quanto riuscito, Hocus Pocus 2 sbarca su Disney+ venerdì 30 settembre 2022. In cabina di regia, Anne Fletcher (Step Up) confeziona un sequel assolutamente fedele al suo predecessore, per mood e stile, facendo un regalo enorme a tutti i fan di Winnie & Co.

Per l’occasione, tornano tutte e tre le fantastiche protagoniste: Bette Middler, Kathy Najimy e Sarah Jessica Parker. Al loro fianco, Doug Jones negli scheletrici panni di Billy Butcherson.

Hocus Pocus 2 | La trama

Vinnie, Mary e Sarah sono tre ragazze un po’ particolari, che vivono da sole e si dilettano con incantesimi vari. Ma nella Salem del 1600 tutto ciò non è visto i buon occhio. Ecco perché viene loro fatta una proposta: far sposare a Vinnie un ragazzo del paese. Ovviamente, il rifiuto è scontato, così come la loro condanna al cospetto della comunità. Le tre fuggono nei boschi e si imbattono in una strega (Hannaha Waddingham), che percepisce in loro delle potenzialità stregonesche. Ha così origine la leggenda delle sorelle Sanderson.

Leggi anche: Halloween: le streghe più famose del grande schermo

A distanza di qualche secolo, Salem ha preso le sembianze di una piccola cittadina di provincia, ma il mito che l’ha resa celebre resta ancora molto vivo. Dopo aver ascoltato la storia delle Sanderson, dalla voce di uno dei più grandi esperti, Gilbert (Sam Richardson), Becca (Whitney Peak) e la sua amica Izzy (Belissa Escobedo) decidono di tentare un incantesimo.

L’apparizione di Winnie (Bette Midler), Mary (Kathy Najimy) e Sarah (Sarah Jessica Parker) porterà non poco scompiglio, costringendo le due adolescenti a trovare una soluzione prima che le streghe rapiscano qualche bambino.

Hocus Pocus 2 | Storia di un cult intramontabile

Sono passati quasi trent’anni da quando il primo film uscì al cinema. Dal 1993 ad oggi, tante cose sono cambiate, ma non l’affetto per un vero e proprio cult come Hocus Pocus. Ritrovare quindi sullo schermo le simpaticissime sorelle Sanderson è un tuffo nel passato, di quelli più puramente emozionanti.

Winnie, Mary e Sarah non sembrano aver perso un briciolo del loro fascino e della loro ingenuità – essendo donne del 1600 catapultate nel 2022 – dando ancora vita a confusione e divertimento. Le gag si succedono una dietro l’altra, sostenute da battute degne della miglior commedia. Ovviamente, buona parte della riuscita, in tal senso, si deve agli ottimi interpreti e alla sintonia creatasi sul set.

Tutto funziona alla meraviglia

Con un dinamismo e un mood simili, la narrazione procede a gonfie vele. Soprattutto perché l’aspetto visivo/scenografico è meravigliosamente curato: dai costumi ai colori, dalle luci agli accessori, ogni minimo particolare concorre a caratterizzare personaggi e situazioni. Oltre a immergere lo spettatore all’interno di questo universo magico e memorabile.

Da non sottovalutare neppure il potere della musica, per cui gli interventi a mo’ di musical arricchiscono il progetto dal punto di vista dell’intrattenimento.

Leggi anche: Sarah Jessica Parker | legata ai processi alle streghe di Salem come in Hocus Pocus

A conclusione, vanno sottolineate le tematiche trattate e la loro importanza, dall’amicizia alla sorellanza, che può trasformarsi nel bene più prezioso per una persona.

Continue Reading

Cinema

Inu-oh | la recensione del capolavoro di animazione vincitore del Future Film Festival 2022

Published

on

Inu-oh | la recensione del capolavoro di animazione vincitore del Future Film Festival 2022
4.5 Punteggio
Regia
Sceneggiatura
Cast
Colonna Sonora

Gli innovatori del teatro Nō raccontati nel nuovo film di Masaaki Yuasa – Inu-Oh e Tomona – sono i T. Rex del Giappone feudale in un delirio di anacronismi che cresce fino al culmine di un film che si spoglia di tutto, semplificando il tratto e riducendo al minimo la narrazione, per diventare finalmente solo ritmo. Entrambi imperfetti e marginali (uno cieco, uno deforme), i due si conoscono durante un evento musicale e la loro amicizia viene favorita proprio dalle loro rispettive deformità (dal momento che uno non può vedere l’aspetto spaventoso dell’altro e quindi decide di non scappare come fanno tutti). Formano un gruppo e mettono su qualcosa di molto simile a quella che oggi verrebbe definita la tournée di una grande rock band.

Uno dei due è pronto a compromettersi ed eventualmente a rinunciare agli elementi più sovversivi dei loro brani, uno invece vuole emanciparsi dal proprio passato attraverso la musica e non è disposto a concedere nulla. Yuasa comprende perfettamente il legame essenziale tra performance e corpo e così il fisico pieno di deformazioni del leader (quello disposto a normalizzare la propria musica se richiesto dal potere costituito) ad ogni brano esplode tornando normale, diventando progressivamente un corpo addomesticato, sempre più utile al sistema e sempre più conciliante. È il successo e il consenso a mutarlo, a uniformarlo rimuovendo tutti gli elementi che ne determinavano l’iniziale aspetto disturbante.

Inu-Oh (doppiato nella versione originale da Avu-chan, cantante non-binary della band “fashion punk” Queen Bee) e Tomona sfuggono alle rigide regole del secolare codice del teatro Nō e trasformano ciò che considerano ormai vetusto in qualcosa di coraggioso, audace, giovanile e ribelle, in una ricerca costante di nuovi suoni e nuove possibilità di narrazione. L’opposto logico della tradizione, che invece conferma continuamente che “qualcosa di più” non c’è ed è inutile cercarlo, che è sempre meglio rispettare le regole chi già ci sono. È un percorso doloroso e violento, una lunga corsa verso l’inferno in cui anche le muse (intese come principio immateriale a cui si deve l’ispirazione per creare) si rivelano essere demoni che pretendono bambini da sacrificare e dal cui debito di sangue dipende il successo di chi si affida a loro (come in Rosemary’s Baby).

Gli strumenti sono quelli del tempo in cui si svolge la narrazione, ma la musica che lo spettatore ascolta è invece j-rock moderno, elettrico e amplificato. Il make-up è quello dei Kiss, i visuals quelli dei Pink Floyd, i passi quelli di Michael Jackson. Inu-Oh (Avu-chan) ha l’estensione vocale di Freddie Mercury e la musica che il suo gruppo suona ricorda quella barocca dei Queen.

I due protagonisti creano così un nuovo modo di relazionarsi con il pubblico, che Yuasa mette in scena inserendo i loro brani per intero e permettendo allo spettatore di godere di tutta la performance live (generalmente 7-8 minuti) in un montaggio che alterna liberamente i momenti dell’esibizione musicale, le reazioni del pubblico dell’epoca (spesso persone mutilate da malattie e battaglie che ritrovano il piacere di utilizzare il proprio corpo per raggiungere uno stato di benessere superiore) e la visualizzazione grafica delle storie raccontate sul palco (narrazioni sconosciute e dimenticate dell’Heike monogatari), senza stare troppo a badare alla forma e alla coerenza narrativa. 

Come Ralph Bakshi in American Pop, così Yuasa riesce ad utilizzare la musica e l’evoluzione di uno specifico genere per raccontare i cambiamenti di un popolo e il mutamento della sensibilità nazionale (lo fa però attraverso uno stile psichedelico che ricorda quello di Belladonna of Sadness di Eiichi Yamamoto, anch’esso ambientato in un passato feudale). Inu-Oh e Tomona si chiamano continuamente per nome e solo così esistono. Eppure anche questa momentanea riappropriazione di sé, la capacità di affermare l’esistenza attraverso il proprio nome, non può resistere al divenire implacabile della narrazione e alla conclusiva fusione in una cosmogonia mai fissabile. Quello di Yuasa è un racconto di mitologie soppresse, storie mai raccontate e fantasmi del passato che si agitano affinché venga data loro una voce nel presente.

Continue Reading

Cinema

Don’t worry darling: il film che promette fino all’ultimo e poi non mantiene

Published

on

Don' Worry Darling
2.5 Punteggio
Regia
Sceneggiatura
Cast
Colonna Sonora

Don’t Worry Darling è stato presentato fuori concorso alla 79ª Mostra Internazionale d’arte Cinematografica di Venezia il 5 settembre 2022, il secondo film che vede l’attrice Olivia Wilde dietro e davanti la macchina da presa.

Pervaso da polemiche extra cinema, causa ipotetici attriti all’interno del cast, ha già fatto parlare molto di sé, anche grazie al nutrito gruppo di star nel cast. Florence Pugh, Chris Pine, Harry Styles, Gemma Chan e Olivia Wilde arriveranno dunque nelle nostre sale giovedì 22 settembre grazie a Warner Bros. Italia, pronti a farsi ammirare da tutti.

La sceneggiatura era stata inserita nella Black List delle migliori sceneggiature non prodotte del 2019 e una volta ripresa in mano è stata accreditata a Katie Silberman, mentre il soggetto è firmato dalla stessa Silberman insieme a Carey Van Dyke e Shane Van Dyke.

Don’t Worry Darling: la sinossi del film

In una cittadina perfetta dove tutto si muove all’unisono e sembra filare per il meglio, pian piano inizia a destabilizzarsi la quiete. Gli equilibri cominciano a scricchiolare, vengono a galla dubbi su quanto realmente sia perfetta e giorno dopo giorno, ora dopo ora, i segreti che prima si era sempre cercato di nascondere vedono la luce, innescando una rovinosa catena di eventi senza freni, che porterà a un inarrestabile disgregamento delle famiglie che vi abitano.

Don’t Worry Darling, la recensione

Dramma, horror, thriller, fantascienza, 122 minuti che mixano ogni genere cinematografico riassumendo esattamente ciò che il film è, un miscuglio informe. Troppo ambizioso nella presunzione di celarti un segreto oscuro e sconvolgente ti vuole rapire dietro la superficie, ammaliandoti con colori sgargianti e nomi hollywoodiani enormi.

Sicuramente da stimare il coraggio della Wilde nel volerlo mettere in scena, ma è vero anche che quando sai dove stai andando poi devi assumerti i rischi del caso.

In un thriller dove fin dal primo secondo viene instillato nella mente dello spettatore il dubbio su ciò che realmente sia concreto, procedendo poi in un climax di situazioni che aumenta clamorosamente le aspettative, è cinematograficamente illegale arrivare ad una manciata di minuti dalla fine con una rivelazione (due diciamo) ipotizzabili dopo 10 minuti dai titoli di testa.

Ѐ triste notare che nel 2022 ci sia ancora qualche creativo che sottovaluta il pubblico, il quale sceglie di godere di un film venendo magari stupito da esso. Se da un lato inizia a stridere l’equilibrio della perfetta cornice cittadina all’interno del diegetico, dall’altro si avverte una scissione anche nella catena di montaggio che fino ad un certo punto pareva funzionare.

Non male gli interpreti questo è da ammettere, soprattutto il feeling palpabile tra Styles e la Pugh, lo stesso vale per la forma, la struttura, tutto quel meccanismo simmetrico seppur volontariamente molto appariscente, a tal punto da arrogarsi il diritto di sbalordire ma finendo per essere troppo esageratamente pomposo.

Il distopico mondo creato con lucidità e un impianto visivo quasi impeccabile, finisce per fare dello scenario circostante l’unico elemento davvero degno di nota. Inquadrature intriganti per nulla banali, costumi, attenzione ai dettagli, una pulizia dell’immagine puntigliosa e il sonoro avvolgente, pervadono una ragnatela narrativa che preannuncia grandi cose fino all’ultimo per poi girarti le spalle spiazzandoti nelle rivelazioni.

Cade a pezzi, si frantuma come i gusci d’uovo nelle mani di Alice, con incognite che si sbriciolano man mano in un’evidente volontà di porre l’accento sull’importanza del sapere, ma che al contrario precipita in un vortice centrale trascinato e si conclude in un lascito nullo e scontato.

Felicità inconsapevole o tangibile insoddisfazione?

Di certo alcuni dei quesiti che vengono posti ai personaggi e di riflesso allo spettatore sono interessanti, determinano riflessioni sulla consapevolezza delle proprie scelte e delle azioni che si compiono, peccato siano però già stati affrontati da una marea di prodotti antecedenti.

Da Black Mirror al magnetico Jordan Peele (per non citare altri titoli che spoilererebbero totalmente il finale), ci si limita a rimescolare le carte lasciando il mazzo lo stesso di 20 partite prima e accecando l’inconsapevole fruitore, con un prodotto confezionato benissimo ma sostanzialmente riassumibile con il famoso detto “tutto fumo e niente arrosto”.

Continue Reading
Advertisement

Iscriviti al canale Youtube MADROG CINEMA

Facebook

Recensioni

Popolari