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Interviste

Intervista a Francesca Figus | Dopo Passeggeri Notturni un audiolibro Emons e la serie Sky con Paola Cortellesi

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Nonostante la quarantena, abbiamo intercettato Francesca Figus, recentemente apparsa nella serie Passeggeri Notturni disponibile su Rai Play, ispirata all’omonimo romanzo di Gianrico Carofiglio. Disponibile e solare, l’attrice ci ha accolto in casa sua, seppur virtualmente, per una intervista in diretta Instagram. “E’ la prima volta che lo faccio, perchè sono negata per queste cose” ha ammesso all’inizio di quella che più che un’intervista è sembrata una chiacchiera tra amiche, perchè nella pandemia in fondo qualche lato positivo c’è, come la maggiore disponibilità dei personaggi noti di abbassare le difese. O forse Francesca Figus è solo uno dei pochi casi di sincerità e umiltà…vi farò sapere tra qualche giorno dopo altre interviste.

Dal 15 Aprile è disponibile sulle piattaforme Emons, Audible, Storytel e Itunes, la prima stagione de L’avvocato Guerrieri, una serie audio tratta da un altro romanzo di Carofiglio, intitolato Le perfezioni provvisorie. Figus ci ha tenuto molto a parlare di questo progetto edito da Emons Record, una casa editrice che da dieci anni è leader nel settore degli audiolibri. Insieme a Francesco Montanari, protagonista e voce principale della serie, Francesca Figus ha partecipato con passione. La ritroveremo sul piccolo schermo anche il prossimo autunno per la serie Sky di Maria Sole Tognazzi, Petra, insieme a Paola Cortellesi. Ma ecco cosa ci ha raccontato dei suoi numerosi progetti, passati, presenti e futuri.

Come stai vivendo la quarantena?

In casa.

Non stai cucinando pizza e pane come tutti? 

Sono negata, ho provato a fare dei biscotti l’altro giorno e i miei nipoti mi hanno detto: “sanno di sabbia zia Fra” e avevano ragione. Mia cognata è brava a cucinare, cerco di stare un po’ insieme a loro perché mio fratello vive qui vicino. 

In questi giorni ti abbiamo visto nella serie Rai, Passeggeri Notturni? Cosa puoi dirci del tuo personaggio?

Zia Agnese è la zia del protagonista, interpretato da Claudio Gioè, ma io sono nella prima parte quando lui è un bambino di 10 anni. Agnese è una zia un po’ particolare perchè lo accoglie nella sua casa estiva nella Murgia pugliese con un vestito color fragola. Passa con lui del tempo e gli insegna a leggere le poesie, gli parla di amore, gli legge i tarocchi e quindi lui poi, crescendo, si ricorda di questa zia che gli ha insegnato uno sguardo sull’amore.

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Francesca Figus in Passeggeri Notturni

Cosa ti ricordi di questa esperienza sul set?

Ho il ricordo di una Bari bellissima, non c’ero mai stata…solo nel Salento per le vacanze. Questa Bari notturna è stata molto bella. Poi, come sempre, io dal set mi porto a casa il senso di gruppo che si forma, questa sorta di famiglia con cui vivi a stretto contatto per un certo periodo di tempo. Con Gioè avevo già lavorato in Passato Prossimo e lo stimo moltissimo.

Avevi già letto il libro prima di girare la serie?

No, l’ho letto quando mi hanno proposto il ruolo. Però conoscevo la scrittura di Carofiglio e sapevo che partiva già da una base ottima. 

Lo sceneggiato audio L’Avvocato Guerrieri che esce il 15 Aprile è sempre tratto da un suo libro e tu ne fai parte, giusto?

Sì, per me è stato un regalo enorme perchè erano dieci anni che giravo intorno a Flavia Gentili di Emons Edizoni e le chiedevo di poter fare anche solo un piccolissimo ruolo in questo nuovo progetto. “Leggo anche solo una riga” le dicevo, perchè volevo far parte di un audiolibro. Mi piace questo mondo perchè secondo me è un modo di tenere compagnia alle persone e dargli modo di leggere non leggendo. Alcuni lavori non ti permettono di leggere spesso e L’Avvocato Guerrieri è anche diverso dal solito audiolibro perchè è letto da più persone.

Cosa puoi dirci del tuo personaggio, Nadia?

E’ un personaggio molto interessante, un’ex prostituta che conosceva già l’avvocato Guerrieri – interpretato e letto da Montanari che ha fatto un ottimo lavoro. Lei è molto particolare ed è una donna molto forte.

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Foto di Luisa Carcavale

Passeggeri notturni tratta anche il tema della violenza sulle donne e della necessità di parlare con qualcuno. In questo periodo che stiamo vivendo, per alcune donne la casa non è un rifugio ma un luogo pericoloso.

La casa può essere una prigione, ma non scherzosamente come ci diciamo tra di noi “siamo agli arresti domiciliari”, perchè noi siamo dei privilegiati. Sì, può essere un luogo pericolosissimo per molte donne e spero che molte di loro abbiano la forza di denunciare, anche se non hanno la forza o si vergognano di condividere quello che stanno passando.

Prima hai citato Passato Prossimo. Hai avuto diverse esperienze cinematografiche, qual è il tuo legame con il cinema? Lo preferisci alla tv?

A me piace stare sul set, si crea una bolla magica bellissima e mi piace lavorare e stare in gruppo come nella vita. Siamo tutti fondamentali sul set, non solo il regista o un attore. Questo mi piace del mio lavoro, indipendentemente dal mezzo.

C’è un ruolo che vorresti fare in futuro? 

Mi piacerebbe interpretare una donna realmente esistita, magari una grande fotografa.

Tu hai calcato le scene a soli 8 anni? Che ci puoi raccontare di quella esperienza?

Sì, è stato il cruccio di mio padre. I miei genitori poi si sono separati e ora penso che i problemi  siano cominciati proprio per questo. Facevano certe litigate mostruose. Io ero una bambina, facevo danza e un giorno, durante uno spettacolo, hanno scelto alcune bambine per fare questo programma che andava in onda tutto l’anno su Rai2. 

Come bambina con che occhi guardavi quel mondo? Come hai vissuto quel periodo?

Molto come un gioco…mi divertivo. Poi ho capito che mi pagavano anche e ho detto che non volevo i soldi, così li ho donati tutti a un orfanotrofio a Passoscuro, qui vicino Roma.

Da bambina avevi un modello di riferimento? 

Avevo il mito di Carla Fracci, come tutte le bambine che facevano danza, ma poi l’ho incontrata al festival di Venezia e sono rimasta traumatizzata. Io ero lì insieme ad altre bambine per chiederle l’autografo, tutta intimorita e lei ci ha cacciato urlando “andate via, brutti mostri”.

Prossimamente sarai in una serie tv Sky intitolata Petra, diretta da Maria Sole Tognazzi?

Sì, dovrebbe andare in onda in autunno su Sky. La protagonista è Paola Cortellesi. Abbiamo studiato insieme recitazione, anche con la mia più cara amica Alessia Barela, eravamo nella stessa classe e con Paola abbiamo anche lavorato un anno insieme per una fiction su Radio Rai Due e ci siamo molto divertite. Petra è suddivisa in 4 episodi che sono dei gialli; io sono nell’ultimo episodio nei panni di una giornalista che aiuterà Petra a risolvere il caso di puntata. Paola è una grande professionista e anche molto simpatica, è stato un piacere ritrovarci sul set e lavorare di nuovo insieme.

Come è il tuo rapporto con i social?

Sono negata, ho solo Instagram da qualche anno perchè mi piace postare la foto, è veloce. Ma su Twitter per esempio non so cosa scrivere.

Ho letto che hai prodotto anche una web series?

Sì, è stata la soddisfazione più grande nel mio lavoro. Con Alessia Barela volevamo fare qualcosa insieme. lei si è messa a scrivere – scrive molto bene – ed è venuta fuori Noi e gli Altri, questa serie web in cui siamo io, lei e Monica Cervini. Abbiamo creato una società di produzione con Francesca Andreoli per questo. Quando l’abbiamo presentata a Repubblica e ci hanno detto sì, è stata una grande soddisfazione. Ora Alessia ne sta scrivendo un’altra, vedremo.

Quindi ti manca solo la regia?

No no, è complicatissimo. Tutta la responsabilità sulle tue spalle, non potrei mai. Produrre sì, attrice anche, ma regista lo lascio fare agli altri. Comunque servono registe donne e a me piace molto lavorare con le donne.

Vedi le serie tv? In questi giorni di quarantena hai fatto qualche maratona? 

Sì mi piacciono, ma ora sono in un momento che se non mi piace la prima puntata mollo subito. Ho visto tutto The Crown e mi ha conquistato. Olivia Colman è strepitosa. Comunque mi manca molto la sala cinematografica perchè io adoro proprio andare al cinema.

Ricordi l’ultimo film che sei riuscita a vedere prima della quarantena?

L’ultimo di Gabriele Muccino, Gli anni più Belli.

Un film che consiglieresti in questi giorni per restare a casa?

Storia di un matrimonio su Netflix e Che fine ha fatto Bernadette di Richard Linklater.

 

Il cinema e la scrittura sono le compagne di viaggio di cui non posso fare a meno. Quando sono in sala, si spengono le luci e il proiettore inizia a girare, sono nella mia dimensione :)! Discepola dell' indimenticabile Nora Ephron, tra i miei registi preferiti posso menzionare Steven Spielberg, Tim Burton, Ferzan Ozpetek, Quentin Tarantino, Hitchcock e Robert Zemeckis. Oltre il cinema, l'altra mia droga? Le serie tv, lo ammetto!

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Cinema

Freaks Out | intervista in esclusiva all’uomo calamita Giancarlo Martini

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Il cinema italiano sta vivendo delle giornate d’oro grazie alla genialità e l’audacia di Gabriele Mainetti e dei suoi meravigliosi quattro super eroi pronti a combattere il nazismo nel film Freaks Out. I social sono letteralmente esplosi dal primo giorno e continuano a osannare questo gioiello ‘made in Italy’ che non ha niente da invidiare al cinema spettacolare americano. A tal proposito abbiamo voluto intervistare uno dei protagonisti, Giancarlo Martini che nel film interpreta il ruolo di Mario, l’uomo calamita, pronto a buttarsi in qualsiasi avventura sempre con il sorriso sulle labbra.

Intervista a Giancarlo Martini

Ciao Giancarlo, vorrei ringraziarti per aver accettato il mio invito per NewsCinema.it. Sono certa che attraverso le tue parole scopriremo ancora di ‘più il magico mondo di Freaks Out creato dal regista Gabriele Mainetti insieme allo sceneggiatore Nicola Guaglianone.

D: “L’immaginazione diventa realtà e niente è come sembra”. Questa è la frase che racchiude Freaks Out. Secondo te, il pubblico che decide di andare in sala a vederlo cosa dovrebbe aspettarsi?

R: Uno spettacolo grandioso, che fa sognare, che ti aiuta ad imparare, ad indagare oltre l’apparenza. Per conoscere la magia della diversità attraverso una storia intima e fantastica, dove personaggi con poteri semplici, ma singolari contribuiscono alla sconfitta del male.

D: Negli ultimi giorni sui social non si parla d’altro che dell’uscita di Freaks Out, tanto da esser riuscito a mettere d’accordo critica e pubblica con bellissimi commenti e recensioni che parlano di una nuova pagina del cinema italiano. Durante le riprese ti saresti mai immaginato un successo del genere?

R: Dal primo giorno di riprese ero talmente affascinato dalla magnificenza di quest’opera e dalla perfezione scenografica delle ambientazioni, che tutto mi sembrava un sogno: la cura minuziosa di ogni dettaglio; le soluzioni straordinarie ai problemi che si presentavano; le condizioni estreme di lavoro hanno confermato la mia sensazione che il film avrebbe regalato emozioni forti allo spettatore.

Giancarlo Martini (Mario) e Aurora Giovinazzo (Matilde) in una scena del film

D: Il regista Gabriele Mainetti in un post sul suo profilo Instagram ha raccontato il vostro primo incontro, facendo intendere che il personaggio di Mario, ti è stato praticamente cucito addosso. Sei a tutti gli effetti uno dei pochi personaggi che riesce a far sorridere il pubblico, nonostante le atrocità che avvengono nella Roma occupata dai nazisti. Come ti sei preparato a dover affrontare il personaggio dell’uomo calamita?

R: All’inizio il personaggio di Mario era stato pensato in un modo un po’ diverso da quello interpretato da me, doveva avere addirittura la testa microcefala. Poi lavorando con Gabriele su molta improvvisazione si è sviluppato un personaggio avente la mia struttura fisica e sentimentale. La preparazione per poter affrontare il personaggio è avvenuta – oltre che con le improvvisazioni insieme a Gabriele – facendo ricerca sulle caratteristiche di persone con quel particolare comportamento umano, che per la nostra società è considerato ritardo mentale.

Il lavoro fondamentale è avvenuto insieme a mia moglie. Abbiamo deciso di accogliere la percezione di avere un figlio come Mario nella nostra famiglia e quindi nella vita quotidiana: mangiavamo con lui; dormivamo con lui; lo accudivamo; lo difendevamo; piangevamo e ridevamo insieme, era nostro figlio a tutti gli effetti. Tutte queste percezioni ho cercato di immagazzinarle dentro di me, immedesimandomi in Mario con tutto l’amore possibile.

Per dare a Mario una personalità sempre positiva mi sono ispirato a quella purezza d’animo dell’essere umano non intaccato da sovrastrutture che avvelenano lo spirito. Mi sono immaginato che Mario fosse la rappresentazione dell’inclusività, dell’uomo libero. Un Mario che si concede a tutti senza moralismi, si prende cura indistintamente di tutta la comunità, sia della sua famiglia patchwork sia dei nemici quando si fanno male. Che riesce ad essere allegro e a ricostruire la forza di reagire.

Leggi anche: Freaks Out | quattro supereroi in lotta contro il nazismo nel film di Mainetti

Leggi anche: FREAKS OUT | un gruppo ‘mostruoso’ contro i nazisti nel trailer del film

D: Una storia come quella raccontata in Freaks Out non si era mai vista e nessuno ha mai avuto il coraggio di spingersi a questo punto, anche negli effetti speciali. Qual è stata la tua prima impressione/reazione quando hai letto la sceneggiatura?

R: Sono rimasto molto colpito e affascinato dall’originalità di questa storia, ma anche un po’ perplesso da come si potessero realizzare certe visioni così atipiche per il cinema italiano. Per fortuna questa esperienza mi ha insegnato che con un regista come Gabriele ‘L’IMMAGINAZIONE DIVENTA REALTÀ’ per davvero.

Freaks Out | Il profondo valore dell’amicizia dentro e fuori il set

D: I protagonisti del film sono quattro freaks dotati di super poteri differenti ma uniti da una profonda amicizia. Com’è stato il rapporto con il resto del cast sul set?

R: Abbiamo lavorato per entrare in empatia dal momento che era fondamentale risultare uniti come una famiglia patchwork. Per questo Gabriele ci ha fatto fare un ritiro di quattro giorni in una location isolata dal mondo. In quei giorni ci siamo dedicati completamente ai personaggi, parlavamo, dormivamo e mangiavamo come fossimo Fulvio, Aurora, Cencio e Mario, Gabriele ci dirigeva creando delle situazioni inerenti alcune scene del film. Gli ultimi due giorni è arrivato anche Giorgio che si è inserito come nostro padre putativo e abbiamo così amplificato il legame che si stava costruendo.
Un’esperienza fondamentale e nutriente.

Successivamente il rapporto con Franz è stato molto piacevole, Franz è una persona speciale e il suo modo moderno di essere tedesco e cittadino del mondo mi riportava con la mente al mio adorato nipotino Otis, tedesco anche lui, in lui vedevo, dalle sue movenze e dalla sua dolcezza disinibita Otis da grande. Vederlo come crudele e tormentato antagonista nel film è stato per me affascinante e istruttivo.

Franz Rogowski (Franz), Pietro Castellitto (Cencio) e Giancarlo Martini (Mario) in Freaks Out

D: Prima di chiudere e rinnovarti i complimenti per il ruolo di Mario, hai qualche aneddoto inedito accaduto durante le riprese di Freaks Out da voler condividere con i lettori di NewsCinema.it?

R: Mi domandavo come sarebbero riusciti a realizzare la scena a piazza Margana dovendo bloccare tutto il traffico della città. Un giorno andando negli sudi di Videa mi sono ritrovato catapultato nel centro di Roma e piazza margana era stata completamente ricostruita, perfettamente uguale, solo con le sembianze del 1943. Per me è stato uno shock emotivo: ho sentito nel petto quell’angoscia degli orrori dell’epoca.

Un evento invece lieto e commovente è stato dopo circa un mese dall’inizio delle riprese. Gabriele aveva ingaggiato un vero circo, il Rony Roller, per le scene del Zirkus Berlin del film. Mentre lavoravamo a fianco a dei veri circensi sono nati due cuccioli di tigre in perfetta salute che sono stati le mascotte del film di quel periodo. Tant’è vero che uno dei tigrotti è stato inserito nella scena del delirio chiaroveggente di Franz.

Un altro aneddoto che ricordo, fu durante la scena nella sala delle torture, per riprendermi sulla ruota che girava, fecero per quattro ore, tentativi, riprendendomi da più angolazioni. Presi dalla realizzazione della scena non davano peso alla posizione in cui mi lasciavano quando Gabriele dava lo stop, mi trovavo una volta capovolto a testa in giù, una volta obliquo o appeso in orizzontale. Nonostante io gridavo per farmi rimettere in posizione verticale loro continuavano a ragionare sulla resa della scena, e questo provocava scrosci di risate di tutto il resto della troupe che alla fine decideva spontaneamente di venirmi ogni volta in soccorso.

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Festa del Cinema di Roma

Tim Burton a Roma | via libera alla fantasia e meno al politically correct

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Il secondo giorno dedicato al premio alla carriera previsto dal programma della Festa del cinema di Roma è finalmente arrivato. Dopo l’arrivo del regista Quentin Tarantino, oggi è stata la giornata del grande Tim Burton, autore di grandi film di successo come Edward mani di forbice, Alice in Wonderland e tanti altri. In conferenza stampa, iniziata leggermente in ritardo rispetto alla tabella di marcia, il cineasta ha risposto a diverse domande, in maniera diretta e spesso divertente.

Prima regola: essere sempre convinti di ciò che si fà

Parlando del passato, del presente e concedendo qualche piccola indiscrezione riguardante il suo futuro professionale, Tim Burton è stato categorico circa la realizzazione di ogni sua opera.

“Devo essere convinto emotivamente su ciò che faccio. Sono un paio di anni che non faccio film e se collaboro con qualcuno vuol dire che è derivato da una scelta emotiva.”

Citando i personaggi nati dalla sua genialità e fervida immaginazione, Burton ha confessato di sentirsi vicino a due in particolare: Edward mani di forbice ed Ed Wood “anche se non mi vesto da donna”. E di preferire il film Vincent, tra i suoi, perché dura solo 5 minuti, così da non dedicargli troppo tempo. Impossibile non citare il nuovo progetto che lo ha visto impegnato in Romania per diversi mesi, ovvero la serie Wednesday per Netflix, incentrata sul ruolo della ragazzina Mercoledì Addams.

Tim Burton tra fantasia e diversità

Il regista, sceneggiatore, produttore americano è stato il primo a occuparsi dei ‘diversi’, portando sul grande schermo storie complesse da un punto di vista fisico ma soprattutto psicologico. A tal proposito, il buon Tim ha risposto, includendo anche l’elemento cardine della sua cinematografia: la fantasia.

“Mi hanno sempre colpito i diversi e l’ho sempre considerato come parte integrante della mia vita. Per quanto riguarda la fantasia nel mondo del cinema, trovo che ci sia ancora spazio. C’è fantasia quando si parla di supereroi, tempo fa ne feci uno anche io. Si, è vero che ci sono molti biopic, ma anche le storie di fantasia ci sono ancora. A volte capita che la realtà superi addirittura la fantasia”.

Leggi anche: Dumbo, la recensione del live action di Tim Burton

Tim Burton e l’amicizia con Johnny Depp

Poteva non esserci almeno una domanda riguardante il suo rapporto con l’amico di sempre Johnny Depp? Certo che no. Parlando di un ipotetico sequel di Edward mani di forbici, Burton ha risposto:

“Dopo aver visto il fumetto porno di Edward mani di forbici, ho capito che non era il caso di continuare. Quanto al rapporto con Johnny Depp, sono stato fortunato a lavorare con persone come lui, sempre pronto a sperimentare. Non escludo di continuare a lavorare con lui.”

L’opinione del regista sul politically correct

Come è accaduto in altre conferenze stampa, anche in questa è stato toccato il tema del politically correct, che da qualche anno sta terrorizzando tutto il mondo del cinema e delle serie tv, per lo più. Il terrore di offendere qualche categoria con battute, che qualche anno prima non avrebbero fatto altro che scatenare una sana risata, sta facendo tremare tutti, nessuno escluso.

“Non vorrei mai essere un comico perché non puoi dire più nulla. Trovo sia una situazione opprimente per tutti. Onestamente non faccio caso a ciò che dico e non mi interessa nemmeno”.

Leggi anche: Tim Burton a Roma: “Avreste adorato il mio Superman”

Alla scoperta dell’animo di Tim Burton

Un regista come lui, considerato dal pubblico come il Maestro del gotico, per la prima volta ha parlato di alcuni aspetti della sua persona che non tutti sapevano. Nello specifico, la sua giovinezza, le sue paure e cosa lo ha fatto rimanere male nella sua carriera.

“Ho sempre avuto dei sogni. Adoro il cinema e sono fortunato perché posso continuare a sognare ad occhi aperti, disegnando e scrivendo per lo spirito umano, per fare qualcosa per me stesso.
La mia paura? Essere su questo palco in questo momento. Non ho dormito stanotte al pensiero di trovarmi qui davanti a voi.
Cose sbagliate sul mio conto? Quando mi dicono che sono ‘dark’. Non è vera questa etichetta. A dire il vero non mi piace etichettare le persone, e questo è una cosa che mi ha segnato”.

Il cinema, lo stop motion e il timbro di Tim Burton

Siamo tutti d’accordo nel dire che lo stile del regista americano è inconfondibile. Il suo cinema, fatto tra realtà e animazione ha conquistato platee intere di spettatori di tutte le età, anche grazie agli attori prescelti, come ad esempio lo stesso Johnny Depp. Proprio in merito a questo argomento, come avviene questo scambio di sinergie?

“Ogni attore è diverso e io non sono un bravo comunicatore. Cerco di sondare il terreno per capire dove posso spingermi con ognuno di loro. Tipo come accadde con Michelle Pfifer in Catwoman, quando le chiesi di mettersi in bocca un topo vero. Mi piace lavorare con persone che non hanno limiti e mi piacciono attori che amano solo fare il loro lavoro e che non amano rivedersi alla fine”.
“Il processo di immaginazione nasce dalla voglia di sognare ad occhi aperti e vedere il diverso negli altri ha sempre fatto parte di me.”

Allora domanda su possibili errori o pentimenti inerenti ad alcuni lungometraggi realizzati fin ora, Tim Burton ha risposto: ” Una volta si diceva che i film sono come figli. Non ho pentimenti. Certo, si possono fare errori ma non mi pento di nulla. Quello che fai è parte di te. Ho ricordi belli e brutti per ogni progetto, ma mai pentimenti. Posso solo dire che per Dumbo, ho avuto qualcosa che va vicino a un esaurimento nervoso per tutta la storia, la situazione ed è per questo che ho smesso di fare film da due anni”.

Per concludere, non poteva mancare una domanda sullo stop-motion, che ha contribuito a rendere Burton uno dei registi di animazione più apprezzati di sempre.

“Un prossimo lavoro in stop motion? Qualcosa in mente c’è sempre, ma per ora nulla in cantiere. Serve un team di artisti, persone che lo sappiano fare molto bene, anche perché amo molto questa arte.

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Cinema

Ancora più Bello: le video interviste esclusive a tutto il cast

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Ancora più Bello arriva al cinema dal 16 settembre in 350 copie, distribuito da Eagle Pictures. Si tratta del secondo capitolo della trilogia dedicata alle avventure sentimentali di Marta, adolescente affetta da una malattia che affronta con grande dose di ottimismo, e del suo gruppo di amici. (Qui la recensione del film)

Diretto da Claudio Norza, da un’idea di Roberto Proia, che lo ha anche sceneggiato insieme con Michela Straniero – si svolge esattamente un anno dopo i fatti raccontati nel primo capitolo (Sul più bello, diretto da Alice Filippi). Nel cast Ludovica Francesconi, Giancarlo Commare, Gaja Masciale, Jozef Gjura, Jenny De Nucci, Diego Giangrasso che abbiamo incontrato a Roma. Qui sotto le video interviste realizzate da Sabrina Colangeli per MadRog Cinema, il nostro canale youtube ufficiale.

Ancora più Bello: la sinossi del film

Dopo dodici mesi, la storia tra Marta (Ludovica Francesconi) e Arturo è finita. “In amore gli opposti si attraggono ma alla fine si lasciano”, si ripete Marta, che giura a se stessa di voler rimanere da sola per un po’ e continua a convivere con ottimismo con la malattia che da sempre l’accompagna. Ma quando arriva Gabriele (Giancarlo Commare), un giovane disegnatore tanto dolce e premuroso quanto buffo e insicuro, Marta riconosce che potrebbe essere lui l’anima gemella che non riusciva a trovare in Arturo. Ma prima di farsi coinvolgere del tutto in una nuova storia, è sempre meglio aver chiuso definitivamente con quella precedente.

Approfittando di un temporaneo trasferimento di Gabriele a Parigi, Marta cerca di schiarirsi le idee anche grazie all’aiuto dei suoi amici di sempre Federica (Gaja Masciale) e Jacopo (Jozef Gjura). Mentre ormai è sempre più convinta a lasciarsi andare alla storia con Gabriele, il ragazzo in preda alla gelosia commette un errore imperdonabile, che li farà separare. Quando tutto sembra andare storto arriva però una telefonata dall’ospedale che cambia le priorità di tutti: c’è un donatore compatibile per Marta. 

Il resto sarà svelato nel terzo capitolo della trilogia, Sempre più bello, in uscita nelle sale cinematografiche nel 2022.

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