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Kerem Bürsin | chi è il protagonista della serie turca Love is in the air?

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È ufficiale: la televisione italiana non può più far a meno delle serie turche e dei suoi protagonisti. Dall’esordio nel 2016 con la serie Cherry Season – La stagione dell’amore con Serkan Çayoğlu e Özge Gürel, è scoppiata quella che viene ormai definita da molte fan la “turco mania”. Una passione diventata sempre più forte con l’arrivo sul piccolo schermo dell’amatissimo Can Yaman in coppia con la Gürel nella serie drammatica Bitter Sweet – Ingredienti d’amore e l’anno successivo con Demet Özdemir nella rom-com Daydreamer- Le ali del sogno. Sicura del suo pubblico, per questa estate Mediaset ha voluto puntare su ben 3 cavalli di razza Made in Turkiye, a partire da Mr. Wrong con Can Yaman e Özge Gürel; Love is in the air con Kerem Bürsin e Hande Erçel e da circa una settimana, con Brave and Beautiful interpretata da Kıvanç Tatlıtuğ e Tuba Büyüküstün.

Dopo aver scoperto alcune curiosità riguardanti i protagonisti della serie Daydreamer – Le ali del sogno, è arrivato il momento di conoscere anche gli altri attori che stanno infiammando il pomeriggio di Canale5. Oggi andremo a scoprire tutto ciò che riguarda la vita professionale e privata di Kerem Bürsin, il protagonista della serie Love is in the air in onda dal lunedì al venerdì alle 15.30 su Canale5.

Kerem Bürsin, cittadino del mondo

Nato a Istanbul il 4 giugno 1987, proviene da una famiglia molto unita composta dai genitori e dalla sorella maggiore di nome Melis. A causa del lavoro del padre (ingegnere e dirigente di una compagnia petrolifera) ha praticamente girato tutto il mondo, spostandosi ogni quattro anni in Scozia, Indonesia, Emirati Arabi Uniti, Malesia e negli Stati Uniti (4 anni in Texas; 3 anni a Boston e 3 anni a Los Angeles).

All’età di 12 anni giunto in Texas con la famiglia, inizia a muovere i primi passi nel mondo dello spettacolo, come leader di una rock band formata con alcuni compagni di liceo. Scrivere canzoni ed esibirsi ogni weekend, con il desiderio di andare in tournée con i suoi amici in giro per l’America, era l’unico pensiero del giovane Kerem. Un sogno rimasto nel cassetto, come dichiarato da lui stesso, in una recente intervista al talk show di Ibrahim Selim. Contrario a questa decisione, il padre soprattutto dopo avergli confessato che la sua intenzione non era di andare all’università, ma di diventare un musicista.

Senza abbandonare il sogno di lavorare nel mondo dello spettacolo, alla fine consegue la laurea all’Università di Boston in Marketing dell’intrattenimento, così da avere un’assicurazione per il futuro nel caso in cui, la sua carriera di attore si fosse rivelata un grande buco nell’acqua.

Kerem Bürsin sul set del film Sharktopus

Un turco Made in USA

Conseguito il titolo accademico in un ramo specifico del marketing, molto affine allo spettacolo, Kerem decide di intraprendere seriamente la sua carriera di attore. Durante il primo anno di college, inizia a prendere lezioni di recitazione all’Emerson College, nel quale muove i primi passi come attore in uno spettacolo teatrale ispirato al romanzo The Mariner incentrato sul personaggio di Cristoforo Colombo. Interpretazione che lo portò a vincere alcuni premi per la sua performance e a far brillare il suo nome.

Terminati gli studi accademici, Kerem vola a Los Angeles, lavorando come cameriere e autista per mantenersi. L’arrivo nella città degli angeli era stato dettato dalla sua caparbietà nel diventare un attore di successo, affinando il suo talento sotto la preziosa guida di insegnanti di alto livello di Hollywood. Per citarne alcuni, l’insegnante e produttrice americana Ivana Chubbuck, dell’insegnante Carolyn Pickman e del noto insegnante e attore americano Erik Morris.

Tra i momenti più importanti (e divertenti) della sua carriera, va sicuramente citato l’incontro con il produttore Roger Corman. Quando la famiglia Bürsin si trovava in Malesia e lui era a Los Angeles, Kerem condivise con la madre il desiderio di diventare attore, ottenendo un sofferto benestare e con un’unica raccomandazione: non fare film stupidi e senza senso.

Una promessa che sicuramente Kerem avrebbe voluto portato avanti, se non avesse ricevuto il primo copione sei mesi dopo, per il film Blood Coast. Un titolo che inizialmente non fece insospettire la mamma, fin quando non venne cambiato con Sharktopus. Un film incentrato su uno squalo unito a un polpo gigante, che uccideva in maniera splatter chiunque incontrasse sul suo cammino. Per farla breve, Kerem aveva accettato di prendere parte a quel genere di film che la madre si era tanto raccomandata di non interpretare.

Per quanto fosse difficile da digerire, in realtà per il giovane e inesperto Bürsin questa era un’occasione da prendere al volo, visto che Roger Corman – molto apprezzato nel mondo del cinema americano – era noto per aver avuto sotto la sua ala protettiva attori e registi del calibro di Quentin Tarantino, James Cameron, Jack Nicholson e Ron Howard.

Tre anni dopo l’uscita del primo film, mentre Kerem era in procinto di concludere la leva militare obbligatoria in Turchia, venne chiamato nuovamente da Corman per farlo volare in Cina per girare il film Shen gong yuan ling. Una decisione che lo portò a prendere una saggia decisione: tornare a Istanbul.

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Güneşi Beklerken

Casa dolce casa

L’esperienza in Cina durata qualche mese, porta Kerem a voler lasciare gli Stati Uniti per trasferirsi nella sua città natale, Istanbul, con l’intento di farsi conoscere al pubblico della sua terra. Di fatti, non passa tanto tempo prima che viene scelto per la serie tv intitolata Güneşi Beklerken (Waiting for the Sun – 2013/2014) in coppia con Hande Doğandemir. Un progetto che lo entusiasmò – trattandosi del primo lavoro in Turchia – al punto tale da dare tutto sé stesso, anche fisicamente. Tanto che alla fine del 40° episodio, come ricorda nell’intervista al talk show prima citato, era praticamente distrutto da quella serie: accettare qualsiasi tipo di richiesta, lo aveva portato ad avere un occhio più piccolo dell’altro e non riusciva a sentire benissimo dal suo orecchio, a causa dello stress.

Scelto dal regista turco Cagan Irman, prende parte al film Unutursan Fisilda (Whisper if I forget – 2014), prima di interpretare uno dei titoli più famosi della sua carriera: Şeref Meselesi (2014/2015).Una serie drammatica ispirata alla serie italiana L’onore e il rispetto, nella quale Bürsin interpreta il ruolo del malavitoso Yigit, nella versione originale interpretato da Gabriel Garko come Tonio Fortebracci; mentre il collega Şükrü Özyıldız interpreta il ruolo dell’uomo di giustizia Emir, portato al successo da Giuseppe Zeno nel ruolo di Santi Fortebracci.

La conferma che la popolarità di Bürsin, è in continua crescita lo dimostra la creazione della sua statua di cera, esposta nel museo delle cere di Madame Tussauds di Istanbul dal 2016.

Senza sosta continua l’ascesa di Mr. Bürsin, interpretando il ruolo dell’operaio navale Ali Smith nella serie Bu şehir arkandan gelecek (Heart of the city – 2017) con Leyla Lydia Tuğutlu. Un personaggio fortemente voluto dall’attore, tanto da aver rifiutato per due anni qualsiasi altro copione, in attesa di realizzare questa serie. Per impiegare il tempo, in attesa che fosse pronta la sceneggiatura di Erce Yorenc, l’attore decise di prepararsi fisicamente e psicologicamente, iniziando a prendere lezioni di boxe e sottoponendo il suo fisico a un allenamento intensivo. Volti noti del mondo dello sport quali Tony Jeffries, pugile olimpico americano e il pugile turco Burak Ugur lo aiutarono della preparazione in vista del primo ciak. Un’interpretazione che oltre ad aver attirato l’interesse del pubblico femminile per il fisico scolpito, gli è valso il premio Seoul International Drama Awards come miglior attore.

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Sempre dalla parte dei più deboli

Insieme agli impegni lavorativi, per Kerem è di fondamentale importanza, non chinare la testa e sostenere sempre cause umanitarie riguardanti la violenza contro le donne, organizzazioni che sostegno i bambini e iniziative a favore della salvaguardia del pianeta. Dopo aver preso parte a diversi eventi organizzati dall’ Unicef , l’attore è diventato anche uno dei testimonial più attivi dell’iniziativa HeForShe, ideata da UN Womes, per far sì che ci possa essere l’uguaglianza di genere e l’emancipazione femminile nelle Nazioni Unite.

Ultimamente, attraverso il suo profilo Instagram ha speso un pensiero per la collega Melisa Döngel (l’avvocato Ceren in Love is in the air) al centro di una vicenda giudiziaria contro il padre, reo di aver abusato di lei da piccola. L’attrice di soli 21 anni, sta lottando strenuamente per ottenere la custodia della sorella minorenne, prima che l’uomo torni in libertà così da non farle correre il rischio di vivere quel trauma vissuto da lei. Kerem Bürsin dopo le ultime notizie che hanno visto protagonista la Döngel ha voluto dedicarle un pensiero: “Mia cara Melisa, sono sempre con te. Sono sempre qui per te!”

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Recitazione e produzione: i suoi due mondi

Alla luce di questi risultati, la scommessa di lasciare gli Stati Uniti per la Turchia, è da considerarsi più che vinta. Tanto da aver prodotto non solo un cortometraggio, ma anche una serie incentrata sulla storia di vampiri. Nella duplice veste di produttore e attore, Kerem approda inizialmente sulla piattaforma a pagamento Blu Tv con la serie Immortals (Yaşamayanlar – 2018) e successivamente nella piattaforma streaming Netflix. Composta da 8 episodi, Bürsin interpreta il ruolo dell’affascinante e impietoso vampiro Dmitry in una lotta all’ultimo sangue contro il genere umano per impossessarsi di un pugnale che gli garantirà l’immortalità. In realtà, mentre Dmitry è impegnato in questa missione, la sua nemica numero uno sarà la vampira Mia, desiderosa di vendicarsi per alcuni discorsi accaduti centinaia di anni prima.

A cavallo tra il 2018 e 2019, viene scelto per interpretare il ruolo del poliziotto della narcotici, Mustafa Kerim Can in coppia con Ibrahim Çelikkol, nella serie Muhteşem İkili. L’impeccabile e precisino agente Can, avrà il suo bel da fare quando conoscerà il suo partner, Mert Barca, completamente opposto al suo modo di essere e di vivere. Intenti a far incriminare il boss della droga della città, il potere di quest’uomo li porta a essere accusati di aver ucciso un uomo. Finiti in prigione e poi usciti, la loro unica missione sarà quella di riabilitare le loro vite e di dimostrare la verità.

Sempre nel 2019 e ancora in corso, il buon Kerem entra a far parte di Aynen Aynen, una divertente serie tv in onda sul canale a pagamento turco Blu Tv. In questo lavoro interpreta il ruolo di Deniz, un ragazzo affascinante e deciso a non volere alcun tipo di relazione. Tutto cambierà quando arriverà nell’appartamento della giovane e sfortunata in amore, Nilperi (Nilperi Sahinkaya), triste per aver scoperto di essere stata tradita e lasciata dal fidanzato. La convivenza con questo nuovo inquilino li porterà a vivere tanti momenti insieme all’insegna del divertimento. Particolarmente consigliata per chi vuole ridere e vedere gli attori turchi comportarsi nella massima libertà, senza alcun tipo di censura.

E poi, forte e potente come un tornado, nella vita di Kerem arriva una proposta di lavoro che lo porterà a cambiare i piani della sua vita. Nonostante il periodo particolarmente complesso a causa della pandemia, Fox Turkiye decide di produrre una nuova commedia romantica intitolata Sen Çal Kapımı con protagonisti Kerem Bürsin e la bellissima e bravissima Hande Erçel. Volto noto alle fan delle dizi turche, soprattutto per la serie Aşk Laftan Anlamaz in coppia con l’attore Burak Deniz, in questi giorni a Roma per girare la serie Le Fate Ignoranti del regista Ferzan Ozpetek.

La vita dell’architetto di fama internazionale, Serkan Bolat viene stravolta quando la fioraia e futuro architetto del paesaggio Eda Yildiz, decide di ammanettarlo al suo polso, per vendicarsi a causa di un grave torto subito ai suoi danni. Da questo incontro scontro, i due decidono di stipulare un finto accordo di fidanzamento per far lasciare la ex di Serkan ed evitarle di sposare il rivale in amore e in affari Ferit. Un piano perfetto su carta, che ben presto si rivelerà complicato, quando Eda e Serkan inizieranno a provare un sentimento forte, l’uno per l’altro.

 Un successo mondiale senza precedenti per la carriera di Bürsin, attualmente impegnato a girare gli episodi della seconda stagione, per un totale di 52 puntate, che andranno in onda in Italia fino al 2022.

Leggi anche: Le Fate Ignoranti | l’attore turco Burak Deniz nel cast della serie di Ozpetek

Attore ma anche cantante…

Leggendo la carriera di Kerem Bursin sorge spontanea una domanda: c’è qualcosa che non sappia fare? Sicuramente ‘si’ per chi lo conosce approfonditamente, ma agli occhi delle fan appare come Mister Perfezione, dimostrandosi abile nello sport quanto nel canto. A testimoniare questo talento, le IGstory postate da Kerem e Hande, nelle quali il bell’attore interpretava con sentimento alcuni brani dell’immortale Elvis Presley.

Come se non bastasse, ad accrescere l’entusiasmo delle sue sostenitrici, è bastata la partecipazione alla puntata speciale di Capodanno del talent show O Ses Turkiye (The Voice). In quell’occasione, vestito di tutto punto, mostra una sicurezza e padronanza del palco cantando in un inglese impeccabile il celebre brano Santa Claus Is Coming To Town. Una performance perfetta, fin quando la poltrona sulla quale era seduta la collega Hande non si gira, lasciandolo letteralmente senza fiato e a tal punto da farlo restare senza voce per l’emozione…

Leggi anche: Daydreamer | Intervista in esclusiva al cantautore turco Ufuk Beydemir

Un amore alla luce del sole…delle Maldive

La discrezione e riservatezza dimostrate da Kerem Bürsin per quanto concerne la vita privata è uno dei motivi che lo portano ancora oggi, a essere tra gli attori più amati dal pubblico. Archiviata la storia con la collega Yagmur Tanrisevsin nel 2014, dopo aver preso parte alla pubblicità per un noto marchio di jeans, insieme all’attrice Serenay Sarikaya, i due iniziando a frequentarsi, confermando poco dopo la relazione davanti alla stampa turca. Un fidanzamento durato solo 3 anni, quando nel 2019 Serenay e Kerem decidono di separare per sempre le loro vite, senza specificare le motivazioni della rottura.

E ora la domanda jolly. Il cuore del bel Kerem è libero o c’è qualcuno di speciale nella sua vita?
Per le poche persone che non lo sanno, prenderò in prestito una battuta che Serkan Bolat confida al collega e amico Engin, parlando del finto fidanzamento con Eda: “A dire il vero non riesco più distinguere la realtà dalla finzione”.

Trascorsi alcuni mesi nella riservatezza più assoluta, la coppia scenica Kerem BürsinHande Erçel decidono di mostrare al mondo intero il loro amore, con alcuni post e storie realizzate durante la loro prima vacanza alle Maldive, avvenuta lo scorso aprile. Nonostante siano due degli attori turchi più popolari a livello mondiale (lei con oltre 22 milioni di follower e lui con oltre 8 milioni di follower su Instagram) la loro semplicità e solarità nell’esprimere il forte sentimento che li lega, li rende due ragazzi normalissimi.
Due attori che hanno bussato alle rispettive porte del loro cuore, per prendere in esempio la traduzione della loro serie, e che hanno deciso di aprirle vicendevolmente, con una parola d’ordine: Amanim.

Il mio amore più grande?! Il cinema. Passione che ho voluto approfondire all’università, conseguendo la laurea magistrale in Scienze dello spettacolo e della produzione multimediale a Salerno. I miei registi preferiti: Stanley Kubrick, Quentin Tarantino e Mario Monicelli. I film di Ferzan Ozpetek e le serie tv turche sono il mio punto debole.

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E noi come stronzi rimanemmo a guardare | il geniale film diretto da Pif

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E noi come stronzi rimanemmo a guardare
3.8 Punteggio
Regia
Sceneggiatura
Cast
Colonna Sonora

Il regista Pierfrancesco Diliberto, noto come al pubblico come Pif è tornato dietro la macchina da presa dopo il successo In guerra per amore del 2016. Il titolo scelto per il terzo lungometraggio, E noi come stronzi rimanemmo a guardare si è rivelato terreno fertile per discussioni riguardanti il rapporto che ognuno di noi ha con la tecnologia e le condizioni lavorative degli italiani. A condividere questo viaggio cinematografico, nei cinema il 25-26-27 ottobre, insieme a Pif ci sono Fabio De Luigi, Ilenia Pastorelli e Valeria Solarino.

La trama del film E noi come stronzi rimanemmo a guardare

In un mondo dove i social hanno il controllo delle nostre vite, non c’è da stupirsi nello scoprire che un algoritmo decida di assumere una persona in base all’età, ignorandone gli anni di esperienza. Parole come reputazione e posizione, una volta erano associati alla conoscenza tra persone che erano solite guardarsi negli occhi per comunicare. Ora questi termini hanno subito una mutazione, legata al mondo della tecnologia, riducendo tutto a degli algoritmi predefiniti.

Questa nuova condizione sociale la conosce bene il povero Arturo (Fabio De Luigi) un manager con grande esperienza che di punto in bianco viene licenziato alla ‘veneranda’ età di 48 anni proprio a causa di un algoritmo. Peccato che ad averlo introdotto nell’azienda sia stato proprio lui, per cercare di evitare sprechi economici e cacciare via le persone più anziane e quindi meno utili.

La necessità di avere uno stipendio fisso per vivere dopo aver tentato di inviare curriculum in ogni dove, alla fine si vedrà costretto ad accettare l’offerta della società Fuuber. Convinto si trattasse di un impiego simile al precedente, al termine del colloquio scoprirà di essere stato assunto come rider. Questo vuol dire, paga misera, orari disumani, consegne da effettuare rigorosamente in bicicletta con uno zaino quadrato sulle spalle e un orologio al polso. Regola base: accettare gli ordini e portarli nel tempo prestabilito per acquisire feedback positivi.

In una situazione di profonda tristezza e solitudine, causalmente arriva nella sua vita Raffaello (Pif). Un professore di filologia romanza, che per arrotondare svolge il lavoro di hater o lover a seconda delle commissioni sui social. Entrambi single e in cerca di compagnia, decidono di scaricare un app dell’azienda Fuuber, in grado di far palesare l’ anima gemella. Unico inconveniente? La persona in questione sarà un ologramma con la o il quale poter dialogare e andare in giro ma senza avere la possibilità di toccarsi.

Nella vita di Arturo entrerà come un uragano la dolce Stella (Ilenia Pastorelli), con la quale inizierà un rapporto di amicizia sempre più intenso. Nonostante i problemi sul lavoro, Stella riesce a dargli un motivo per sorridere e per vedere il mondo con occhi diversi. Ben presto però, questa felicità lascerà il posto alla disperazione, quando scadrà il periodo di prova gratuita dell’applicazione. Il costo esoso per riavere Stella nella sua vita, lo porterà a trovare una strada alternativa, dove gli algoritmi non hanno voce in capitolo quando si parla di amore.

Leggi anche: Festa del Cinema di Roma 2016: preapertura con In guerra per Amore di Pif

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La recensione di E noi come stronzi rimanemmo a guardare

Il terzo lungometraggio diretto da Pierfrancesco Diliberto, in arte Pif, fa riflettere sotto molti punti di vista ma senza perdere il sorriso. Da anni il connubio uomo e tecnologia è al centro di molte discussioni, soprattutto per l’utilizzo dei social. Siamo arrivati in un momento storico dove non è ben chiaro se siamo noi a comandare la tecnologia o sia lei a condizionare la nostra esistenza. Chiaramente, se dovessimo rispondere a questa domanda, tenendo conto della storia narrata nel film, risulta ovvia la risposta: la tecnologia governa le nostre scelte e la nostra vita.

Come è possibile decidere se sia giusto stare con una persona, in base al risultato di un algoritmo? Dove sono finite le emozioni, le farfalle nello stomaco? Dov’è finito il cuore? La vicenda accaduta ad Arturo, a partire dal trovarsi senza un lavoro a 48 anni (età fuori mercato in Italia nonostante le potenzialità), alla scelta della fidanzata Lisa di lasciarlo a causa di un test negativo sull’affinità di coppia e il lavoro precario come rider, rappresentano la fotografia di molti italiani che vivono una realtà del genere.

La coppia De Luigi – Pif funziona molto bene. Il loro continuo scambio di battute porta allegria alla storia, strappando spesso risate di gusto. Si percepisce quanto sia stato fondamentale scrivere una sceneggiatura che non lasciasse spazio all’improvvisazione e che affrontasse temi importanti come la disoccupazione in età avanzata. Tutte le vicende si incastrano magnificamente, come fossero parte di un grande puzzle. Simpatica e ben inserita nella narrazione, anche Ilenia Pastorelli nel ruolo di Stella, ologramma che per la prima volta inizia a provare dei sentimenti per un cliente che esiste realmente.

Geniale l’idea di scegliere un titolo che potesse dirci in poche parole quello che stiamo facendo ormai da molto tempo: E noi come stronzi rimanemmo a guardare. Qui stiamo parlando di un film, di finzione, qualcuno ha azzardato di fantascienza, ma per me di finto e surreale c’è ben poco. La passività con la quale vediamo svolgere gli eventi senza battere ciglio, senza prendere il coraggio di ribellarci a condizioni che non ci stanno bene, ci porta solo a parlare, a guardare e a restare fermi.

Arturo è un eroe nel suo piccolo, nonostante le continue battute di arresto, ha saputo prendere forza dalle sue debolezze. Chi ha detto che il principe azzurro debba avere per forza l’armatura e il cavallo bianco? In questo caso è bastata una felpa arancione, pantaloncini blu, uno zaino quadrato con le lucette e una bicicletta per salvare la principessa dalla torre. Arturo dimostra che arrendersi ai poteri più grandi non è la scelta giusta, anche se la più facile.

La follia che Jobs citò in un famoso discorso per incentivare i giovani ad essere più intraprendenti nella vita, ora si può rintracciare nei poveri lavoratori costretti ad accettare proposte folli e con stipendi imbarazzanti di avere qualche soldo in tasca. La caparbietà di Arturo nonostante si sia messo contro un sistema che tenta continuamente di schiacciarlo, ha dimostrato che non si deve mai smettere di credere nell’amore. A lui non gli frega niente degli algoritmi, di seguire le regole e di perdere quel minimo di stipendio. Di fronte all’amore non c’è algoritmo che tenga.

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Festa del Cinema di Roma

Eternals | conferenza stampa con il cast stellare del nuovo film della Marvel

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Per chiudere in bellezza questa edizione della Festa del Cinema di Roma, che ha simboleggiato la rinascita del mondo del cinema dopo la pandemia, è stato presentato in anteprima il film Eternals.
Il 25° capolavoro della Marvel, in uscita il 3 novembre, ha goduto della presenza di molte stelle di Hollywood, a partire dalla regista Chloé Zhao e gli interpreti Angelina Jolie, Richard Madden, Gemma Chan e Kit Harington.

Vivere per sempre? No, grazie

Prendendo spunto dal titolo, Gli Eterni, che rapporto hanno con l’eternità i protagonisti della nuova squadra di supereroi della Marvel?

R. Madden: “Onestamente non mi piacerebbe essere eterno. Sarei felice di arrivare a 80 anni, non mi piace pensare all’infinito”.
A. Jolie: “Anche io la penso come lui. Dobbiamo sempre guardare quello che abbiamo e quello abbiamo perso.”
K. Harington: “La vita eterna è bella, ma in fondo nessuno vuole vivere per sempre. Questi personaggi infatti soffrono proprio questo aspetto. “
G. Chan: “Tutte le cose belle devono finire prima o poi”.
C. Zhao: “Io invece vorrei vivere per sempre”.

Leggi anche: Eternals | il primo teaser trailer ufficiale dell’atteso film Marvel Studios

Eternals e la grande famiglia della Marvel

Per alcuni di loro è stata la prima esperienza nella famiglia Marvel, mentre per Gemma Chan ha simboleggiato un gradito ritorno dopo il film Captain Marvel. Ecco cosa hanno dichiarato a riguardo.

G.Chan: Sono fortunatissima di aver preso parte a un altro film della Marvel”.
K. Harington: “Per me è stata la prima volta. In passato ho preso parte a una serie tv, ma partecipare a un film dell’Universo Marvel è qualcosa di straordinario.”
A. Jolie: “Chi non vorrebbe farne parte. Mi sento una privilegiata in questo. Amo molto questa storia, fatta di diversità, di inclusioni e di questo gruppo che è una grande famiglia. Spero che queste diversità diventino normali e spero che il pubblico possa riconoscersi nelle loro storie.
R. Madden: “Io sono un fan della Marvel. Per me è stato straordinario anche citare delle battute su Thor”.

Rispetto ai soliti film della Marvel, in Eternals ci sono dei supereroi poco conosciuti alla maggior parte del pubblico, come avete vissuto questo aspetto?

A. Jolie: ” Io sono una fan della Marvel. Solitamente i personaggi partono singolarmente, c’è in loro un’evoluzione e poi diventano una squadra. Qui invece siamo già un gruppo, siamo come una grande famiglia, ed è una delle cose particolari di questo film che mi piacciono di più.”

K. Harington: “Per quanto mi riguarda, io non sono un supereroe in questo film, diciamo che rappresento l’umanità. Ma non dovrebbe mai essere sottovalutata la troppa bontà. Se c’è una cosa che mi affascina dei supereroi è il processo che si crea tra il conflitto e il suo superamento attraverso i poteri”.

Il peso dei ricordi e la forza a non arrendersi mai

Tra gli argomenti cardine del film Eternals, il tema del danno, della sofferenza è presente in vari personaggi. La stessa Angelina Jolie ha dichiarato: “Fare ruoli diversi è bello. Tutti abbiamo dei segni dovuti a dei danni, dei traumi. Anche io li ho. Il mio personaggio soffre molto, ma Chloé è riuscita a fare un lavoro molto preciso, riuscendo a parlare del danno causato dal trauma, per dimostrare che chi ha problematiche mentali può comunque essere forte e speciale. Mi auguro che molti giovani lo vedano.”

Un’altra domanda molto interessante sempre rivolta all’attrice, che nel film interpreta il ruolo di Thena, con un look molto sofisticato ed elegante nonostante le scene di azione, ha parlato del suo rapporto con i ricordi. “I ricordi possono essere un peso, ma sono questi che ci formano umanamente. Non credo nei rimpianti, perché tutte le esperienze, le memorie ti formano e questo deve farci sempre riflettere.”

Leggi anche: RomaFF16 | Eternals chiuderà l’edizione della Festa del cinema e di Alice nella città

L’amore è ‘Eternals’ finché dura

A completare la conferenza stampa, non poteva mancare la domanda sulla storia d’amore tra Ikaris (Richard Madden) e Sersei (Gemma Chan).

G. Chan: “Sicuramente aiuta molto il fatto che ci conosciamo da più di 10 anni, perciò so come farlo ridere e come farlo arrabbiare. Una storia d’amore lunga 7000 anni ti fa riflettere e chiedere su cosa ti porta ad amarlo così tanto.”

R. Madden: “Abbiamo cercato di avere dei momenti di tranquillità, di fiducia. Questo atteggiamento lo abbiamo usato soprattutto per la fase iniziale. Tutti i personaggi sono diversi da Ikaris, perché lui vede il mondo con gli occhi di Sersei.”

C. Zhao: “Posso dire che entrambi hanno portato in scena la loro amicizia, così da rendere più bella una storia d’amore molto complessa. L’amore tra i due definisce il destino dell’umanità.”

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Documentari

Luigi Proietti detto Gigi | emozioni e risate nel doc diretto da Edoardo Leo

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Luigi Proietti detto Gigi
4.8 Punteggio
Regia
Sceneggiatura
Cast
Colonna Sonora

Chi non ha mai riso a una battuta del Maestro Gigi Proietti? Chi non ha mai ripetuto almeno una volta nella vita, una battuta tratta dai suoi personaggi o spettacoli? Luigi Proietti detto Gigi, per citare il titolo scelto da Edoardo Leo ritorna negli occhi dello spettatore più forte che mai. Volutamente non ho citato il cuore, perché un’artista del suo calibro non andrà mai via. Presentato in anteprima alla sedicesima edizione della Festa del cinema di Roma, il documentario dedicato al grande attore romano vi farà emozionare e divertire dal primo all’ultimo istante.

Si dice che il tempo curi tutte le ferite, peccato che nel caso di Gigi Proietti, a pochi giorni dal primo anno dalla sua scomparsa avvenuta il giorno del suo 80° compleanno, si ha sempre di più la consapevolezza che niente e nessuno riuscirà mai a sanare questo dolore.

Luigi Proietti detto Gigi, er core de Roma

Tra immagini di repertorio e la voce fuori campo di Edoardo Leo, la vita artistica e privata del grande Gigi Proietti è stata raccontata in 110 minuti, altalenando momenti divertenti ad altri più emotivi. In fondo, anche Proietti era così. Grazie a questo documentario che inizia con l’ultimo atto dell’attore, il 2 novembre 2020, la parte più dolorosa svanisce immediatamente, lasciando il posto alla voglia di scoprire di più su colui che per anni e anni ha fatto divertire il pubblico italiano.

Diversi amici del Re Gigi – come era soprannominato dai fan – e del regista del documentario hanno rilasciato interviste molto interessanti e inediti alla maggior parte delle persone. A dire il vero, più che interviste, si ha la sensazione di ascoltare degli aneddoti riguardanti un vecchio amico che non verrà mai dimenticato da nessuno.

Paragonato a un vulcano per la sua voglia di vivere e il suo immenso talento, Proietti ha dimostrato che i limiti non esistono. Quando si ha il fuoco vivo dell’arte, così come era il suo caso, bisogna perseguire quella strada andando anche contro tutto e tutti. Nonostante il padre desiderasse un avvocato in famiglia, Gigi è sempre andato dritto per la sua strada, accontentando il genitore e se stesso.

Insieme alla passione per la musica, Gigi Proietti durante gli studi universitari, decide di cimentarsi nel campo della recitazione. L’iscrizione alla CUT, Centro Universitario Teatrale gli cambierà radicalmente la vita, portandolo ad avere nuove consapevolezze. Dopo il primo spettacolo teatrale Can Can degli Italiani, inizia la fase sperimentale teatrale con il Gruppo 101.

Un uomo del suo calibro, artisticamente parlando, arriva a conquistare anche altri campi come la televisione, il doppiaggio e – seppur a fatica – il cinema. Nonostante diventi sempre più maturo come attore, risultando maniacale nel suo lavoro, Proietti riesce a trovare una sua dimensione nel mondo del teatro, riuscendo a unire la cultura con l’ironia. Un esempio Fatti e Fattacci di Roberto Lerici, il quale gli presentò anche Carmelo Bene. Quello di Lerici è un nome che ci riporta alle origini di questo documentario, iniziato con la citazione del grande spettacolo A me gli occhi please, dal quale tutto è partito.

Leggi anche: Muore Gigi Proietti, la cultura italiana in lutto

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La recensione del documentario di Edoardo Leo

Aprire il documentario dalla fine per poi ripercorrere tutti i momenti più significativi di Gigi Proietti è sicuramente una scelta in linea con il resto del conto. Nella mia testa ammetto che ho pensato “via il dente, via il dolore”. Guardare le persone pronte a salutare il Maestro in ogni angolo della sua città, ancora fa male per chi è cresciuto con le sue battute e i suoi spettacoli. Il lavoro di Edoardo Leo iniziato 2 anni fa, quando Proietti era ancora in vita, dimostra quanto l’incedere del tempo sia crudele, bastardo e non guardi in faccia nessuno.

Tra i vari artisti che hanno preso parte al documentario, ho notato che tutti avessero lo stesso velo di tristezza negli occhi. Non importa se il racconto era incentrato su qualcosa di divertente, l’idea che Proietti non sia più tra noi ancora non sono (e siamo) in grado di superare.
Alessandro Gassmann, visibilmente commosso nel raccontare alcuni momenti vissuti con il padre Vittorio e con Gigi non ha perso occasione per esprimere tutta la sua stima e affetto per colui che è stato molto più che un bravo attore.

Marco Giallini con il quale ha girato l’ultimo film Io sono Babbo Natale, seppur in maniera divertente, i suoi occhi non mentivano nel soffrire per questa grave perdita. E poi, i ricordi di Loretta Goggi che lo conobbe in sala doppiaggio, per Titti e Silvestro, insieme a quelli di Fiorello e Paola Cortellesi non hanno fatto altro che mostrare la professionalità e bontà di un grande uomo e (anche se non gli faceva piacere sentirsi chiamare così) Maestro.

Ovviamente la sua carriera non è stata fatta solo di successi, ma anche di profonde battute di arresto che lo hanno fatto piegare senza mai spezzarsi. Una tra tutte, il ‘fattaccio’ come lo ha definito Edoardo Leo, relativo alla gestione del Teatro Brancaccio di Roma. Croce e delizia della sua carriera, casa artistica per la quale ha dato anima e corpo e che poi gli è stata strappata dalle mani brutalmente dall’oggi al domani. Se è vero che quando si chiude una porta, si apre un portone, nel caso specifico le porte sono quelle del Globe Theatre a Villa Borghese. In fondo la sua vita è stata sempre un’altalena di emozioni e divertenti contraddizioni.

Nato il giorno dei morti ha fatto ridere intere generazioni; è riuscito a portare il teatro popolare di Shakespeare in ‘Villa Borghese’. E infine, lui è stato l’unico a far riavvicinare i giovani al mondo del teatro, portandoli a conoscere i capolavori del drammaturgo inglese. Se c’era un uomo in grado di comunicare con grandi e piccini, questo era proprio Proietti. Basta citare la poesia de Il Lonfo o il doppiaggio del Genio della Lampada nel classico Disney, Aladdin.

Sono certa che se Gigi Proietti avesse visto questo documentario, realizzato con tanta stima e affetto da parte di Edoardo Leo, gli avrebbe sicuramente detto di essere stato bravo ‘abbastanza’.

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