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Cannes 70: The Square, dalla Svezia la condanna ironica dell’indifferenza

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Vi fermate se qualcuno per strada vi chiede aiuto? O preferite non rischiare, pensando che si potrebbe trattare di una truffa o di uno strano piano per approfittarsi di voi? Claes Bang interpreta il direttore di un museo di arte contemporanea protagonista del film svedese The Square, in concorso alla 70° edizione del Festival di Cannes, che resta vittima prima del suo altruismo e poi del pregiudizio. Mentre sta andando in ufficio viene coinvolto in una lite tra fidanzati e, dopo il tentativo di proteggere la ragazza dalle percosse ed insulti del compagno violento, si accorge di essere stato rapinato.

La società contemporanea sotto la lente dell’assurdo

Se dovessimo paragonare il film di Ruben Östlund ad un’opera d’arte sicuramente rientrerebbe tra le fila di una corrente astratta, difficile da interpretare ad una prima occhiata. Occorre addentrarsi nella sua natura tormentata, sincera e spietata, per comprendere pienamente lo scopo di denuncia sociale del regista. Il protagonista di The Square reagisce in modo alquanto bizzarro al torto subito: per recuperare il portafoglio e il cellulare rubati decide di imbucare personalmente a mano una lettera in ogni appartamento di un palazzo di otto piani che risulta custode dei suoi beni, secondo il gps sul computer.

Questa idea si rivela un’arma a doppio taglio che lo trascina in un’ analisi della società contemporanea soffocata da compromessi, pregiudizi e falsi sentimenti, come se l’arte concettuale e anti-convenzionale che popola le sale del museo prendesse vita, avvolgendo il protagonista in un mondo dell’assurdo.

Scena dal film The Square in concorso a Cannes 70

Il prezzo della fiducia nel prossimo

“The Square è un santuario di fiducia e altruismo. Al suo interno tutti dividiamo gli stessi diritti e doveri” recita la targa di un’opera all’avanguardia presentata in anteprima dal personaggio di Bang per una nuova mostra. Uno strumento che il regista utilizza per approfondire la natura umana schiacciata sempre più spesso da un sentimento di indifferenza ed ipocrisia verso il prossimo. Östlund in molte scene del suo film ci chiede quanta fiducia abbiamo nei nostri simili, scegliendo il registro di una satira scioccante ed infida.

La “piazza”, che si presenta praticamente come un quadrato dai contorni luminosi a terra, è un luogo per chiedere aiuto e farsi aiutare, ma è soprattutto manifesto di una riflessione filosofica ed antropologica che sfrutta un’opera d’arte sperimentale e ambiziosa per comprendere meglio un uomo inguaribilmente egoista.

Claes Bang ed Elizabeth Moss in The Square

Una denuncia ironica del pregiudizio

Un’ ironia pungente guida i dialoghi tra i vari protagonisti, confermando una sceneggiatura brillante e ricca di uno humour tipico del cinema del Nord Europa. Al centro il paradosso e intorno una serie di siparietti grotteschi che sono come un pungo nello stomaco per lo spettatore. Una scimmia in carne ed ossa che abita con la giornalista interpretata da Elisabeth Moss suscita inevitabili sorrisi, mentre l’artista che fa il verso ad un gorilla durante una cena di gala del museo in cui lavora il protagonista del film, si trasforma in un momento inquietante, grottesco e disturbante, simbolo di una critica all’arte contemporanea, ridicolizzata dallo sguardo del regista che la usa per criticare una classe sociale benestante, viziata e superficiale.

Il protagonista interagisce spesso con i mendicanti incontrati lungo il cammino casa-ufficio, ma quando viene coinvolto personalmente prende le distanze e si rende conto del peso del luogo comune e di un pensiero collettivo malato che porta ad un impoverimento emotivo. I rapporti tra i personaggi sono prigionieri di una freddezza scoraggiante, e il cast risulta perfetto nei vari ruoli coinvolti. The Square è un film surreale ed imprevedibile che arricchisce il programma della 70° edizione del Festival di Cannes, anche se si avverte la durata eccessiva oltre le due ore.

 

Il cinema e la scrittura sono le compagne di viaggio di cui non posso fare a meno. Quando sono in sala, si spengono le luci e il proiettore inizia a girare, sono nella mia dimensione :)! Discepola dell' indimenticabile Nora Ephron, tra i miei registi preferiti posso menzionare Steven Spielberg, Tim Burton, Ferzan Ozpetek, Quentin Tarantino, Hitchcock e Robert Zemeckis. Oltre il cinema, l'altra mia droga? Le serie tv, lo ammetto!

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Cinema

Venezia 76: Leone d’oro alla carriera a Julie Andrews, la sola e unica Mary Poppins

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Julie Andrews

Il Leone d’oro alla carriera della 76. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia (28 agosto – 7 settembre 2019) è stato attribuito alla grande attrice inglese Julie Andrews, protagonista – tra i suoi numerosi successi internazionali – di classici amati in tutto il mondo quali Mary Poppins (1964), Tutti insieme appassionatamente (1965) e Victor Victoria (1982).

La decisione è stata presa dal Cda della Biennale di Venezia presieduto da Paolo Baratta, che ha fatto propria la proposta del Direttore della Mostra Alberto BarberaJulie Andrews, nell’accettare la proposta, ha dichiarato: “Sono molto onorata di essere stata scelta per il Leone d’oro alla carriera. La Mostra del Cinema di Venezia è da lungo tempo considerata uno dei più stimati festival internazionali. Ringrazio La Biennale per questo riconoscimento del mio lavoro, e sono impaziente di arrivare in quella meravigliosa città a settembre per un’occasione così speciale”.

A proposito di questo premio, Alberto Barbera ha dichiarato: “Affermatasi sin da giovanissima sulle scene del music hall londinese e, in seguito, a Broadway grazie alle sue doti canore e interpretative fuori del comune, Julie Andrews deve allo straordinario successo del suo primo film hollywoodiano, Mary Poppins, il conferimento dello statuto di star di prima grandezza, immediatamente bissato da un altro memorabile film, Tutti insieme appassionatamente, per lungo tempo ai primi posti dei film più visti della storia del cinema. I due ruoli la proiettano nell’empireo delle dive internazionali, facendone il personaggio iconico adorato da intere generazioni di spettatori, senza tuttavia esaurire l’ampiezza e la portata della sua carriera artistica.  Al di là del fatto che sia possibile una diversa lettura dell’immagine generata dai suoi due film più famosi – sottolineando la valenza trasgressiva dei personaggi della governante  piuttosto che il loro apparente conservatorismo – va ricordato come la stessa Andrews abbia significativamente contribuito ad evitare il rischio di rimanere imprigionata nel ruolo di icona del cinema famigliare, scegliendo di cimentarsi in ruoli di volta in volta drammatici, apertamente provocatori o intrisi di graffiante ironia.

È il caso, per esempio, di Tempo di guerra, tempo d’amore, di Arthur Hiller, e dei numerosi film diretti dal marito Blake Edwards, con il quale diede vita a un sodalizio artistico tra ipiù profondi e duraturi, che ricordiamo come uno stupendo esempio di fedeltà umana e professionale a un affascinate progetto estetico capace di prevalere sull’esito commerciale dei singoli film. Il Leone d’oro è il riconoscimento doveroso di una carriera straordinaria che ha saputo ammirevolmente  conciliare il successo popolare e le ambizioni artistiche senza mai scendere a facili compromessi”.

 

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Cinema

Cannes 2019: Alejandro G. Inarritu presidente di Giuria

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cannes 2019

Alejandro G. Iñárritu è ​​stato nominato presidente della giuria del Festival di Cannes 2019. Il regista premio Oscar di “Birdman” e “The Revenant” sarà il primo artista messicano a presiedere l’evento. Iñárritu ha una lunga storia con Cannes, a partire dal suo lungometraggio d’esordio, “Amores Perros” nel 2000, e  due anni fa con la sua esperienza di realtà virtuale acclamata dalla critica, “Carne y Arena”, nella selezione ufficiale.

Cannes è un festival che è stato importante per me dall’inizio della mia carriera” ha detto Iñárritu in una nota. “Sono entusiasta di tornare quest’anno con l’immenso onore di presiedere la giuria“. Ha aggiunto: “Il cinema scorre nelle vene del pianeta e questo festival è il suo cuore. Noi della giuria avremo il privilegio di assistere al nuovo ed eccellente lavoro di colleghi cineasti di tutto il pianeta. Questa è una vera delizia e una responsabilità che assumeremo con passione e devozione“. Pierre Lescure, il presidente del festival, e Thierry Frémaux, il suo direttore artistico, hanno elogiato Iñárritu come “non solo un audace cineasta e regista pieno di sorprese, ma anche un uomo di convinzione, un artista del suo tempo“.

Amores Perros“, un’esplorazione della società messicana, presentata in anteprima mondiale alla Settimana della Critica di Cannes, ha vinto il Gran Premio e ha ricevuto una nomination all’Oscar in lingua straniera. Nel 2006 Iñárritu ha vinto il premio come miglior regista a Cannes per il dramma d’ensemble “Babel“, che ha ricevuto sette nomination all’Oscar. Nel 2010 è tornato alla Croisette con “Biutiful“, il cui protagonista, Javier Bardem, ha portato a casa il premio come miglior attore e una nomination all’Oscar.

Il 72° Festival di Cannes si svolgerà dal 14 al 25 maggio 2019.

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Cinema

Oscar 2019, tutte le foto più belle dal red carpet

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oscar 2019

Domenica sera nessun presentatore ufficiale è salito sul palco della 91° edizione della notte degli Oscar, ma il Dolby Theater si è riempito di tantissime star del cinema e della tv. Ma, prima della cerimonia di premiazione, le star hanno sfilato sul red carpet, sfoggiando look eleganti, sobri o particolarmente estrosi e oltre i limiti. Qui sotto potete sfogliare una gallery con alcune delle foto più belle e irresistibili del red carpet degli Oscar 2019.

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21Mar00:00A un Metro da Te

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